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Peculato in concorso: ruolo dell’extraneus chiarito

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36566/2024, ha annullato con rinvio la condanna per peculato in concorso a carico di alcuni dipendenti di una cooperativa logistica. La Corte ha stabilito che, per configurare il reato di peculato in concorso a carico di un privato cittadino (extraneus), è necessario dimostrare che quest’ultimo abbia sfruttato la specifica relazione di possesso che l’incaricato di pubblico servizio (in questo caso, le guardie giurate) aveva con i beni sottratti. La motivazione della corte d’appello è stata ritenuta carente su questo punto cruciale. I ricorsi per gli altri reati, tra cui associazione per delinquere, sono stati invece dichiarati inammissibili.

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Pubblicato il 13 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Peculato in Concorso: La Cassazione Chiarisce il Ruolo dell’Extraneus

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 36566 del 2024 affronta un caso complesso di peculato in concorso, fornendo chiarimenti essenziali sulla responsabilità penale del privato cittadino (extraneus) che commette il reato insieme a un incaricato di pubblico servizio. La vicenda riguarda una serie di furti sistematici avvenuti in un grande magazzino logistico, con il presunto coinvolgimento di dipendenti e guardie giurate.

I Fatti del Processo

Il caso nasce da una serie di appropriazioni di merci in transito all’interno di uno stabilimento di una nota società di spedizioni. Gli imputati, dipendenti di una cooperativa che gestiva la logistica per conto della società committente, sono stati accusati di aver costituito un’associazione per delinquere finalizzata alla sottrazione di beni, alla loro ricettazione e al peculato.

L’accusa di peculato, in particolare, si fondava sul presupposto coinvolgimento di due guardie giurate particolari. Queste ultime, in qualità di incaricate di un pubblico servizio, avrebbero omesso i dovuti controlli, concorrendo moralmente nella condotta appropriativa messa in atto dagli altri dipendenti. La condanna nei primi due gradi di giudizio si basava sull’idea che la semplice presenza e connivenza delle guardie fosse sufficiente a qualificare il reato come peculato per tutti i partecipanti.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha esaminato i ricorsi presentati dai tre imputati, giungendo a una decisione diversificata. Ha dichiarato inammissibili i ricorsi relativi ai reati di associazione per delinquere e ricettazione, confermando di fatto la responsabilità penale per tali accuse. La motivazione di tale rigetto risiede nella genericità dei motivi di appello, che non sono riusciti a contestare efficacemente la solida ricostruzione probatoria delle sentenze di merito.

Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso relativo al delitto di peculato, annullando la sentenza impugnata su questo punto e rinviando il caso a un’altra sezione della Corte di Appello per un nuovo giudizio.

Le motivazioni sul peculato in concorso

Il cuore della decisione risiede nell’analisi dei requisiti del peculato in concorso quando uno dei partecipanti è un extraneus, ovvero un soggetto privo della qualifica di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio. La Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: non è sufficiente che l’incaricato di pubblico servizio concorra nel reato, ma è indispensabile che l’extraneus sfrutti strumentalmente la specifica relazione che lega l’agente pubblico alla cosa sottratta.

In altre parole, il privato cittadino risponde di peculato solo se si appropria del bene sfruttando il ‘possesso per ragioni di ufficio o di servizio’ che è proprio della guardia giurata. Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva dato per scontata questa circostanza, basando la condanna sulla mera presenza delle guardie sul luogo del delitto e sulla loro successiva condotta. Secondo la Cassazione, questa motivazione è incompleta.

La sentenza impugnata, infatti, non aveva chiarito quale fosse l’esatto ambito delle funzioni delle guardie giurate, né quale fosse il loro specifico rapporto di custodia e vigilanza sui beni che venivano sottratti. Mancava la prova che gli altri dipendenti avessero potuto commettere i furti proprio grazie alla posizione qualificata delle guardie e all’abuso di tale posizione.

Le motivazioni sul rigetto degli altri ricorsi

Per quanto riguarda le altre accuse, come quella di associazione per delinquere, la Corte ha ritenuto i ricorsi inammissibili. Gli imputati si erano limitati a riproporre argomentazioni generiche, senza confrontarsi puntualmente con le dettagliate motivazioni della sentenza d’appello. Quest’ultima aveva accuratamente descritto l’esistenza di un sodalizio criminale stabile e organizzato, e la partecipazione ad esso dei ricorrenti.

Le conclusioni

La sentenza della Cassazione stabilisce un importante paletto nella configurazione del peculato in concorso. Per condannare un extraneus, il giudice deve motivare in modo puntuale in che modo quest’ultimo abbia sfruttato la qualifica e la funzione dell’agente pubblico per appropriarsi del bene. In assenza di tale sfruttamento strumentale, il reato potrebbe essere derubricato a furto o appropriazione indebita, con conseguenze sanzionatorie ben diverse. Il caso torna ora alla Corte d’Appello, che dovrà riesaminare i fatti alla luce di questo fondamentale principio di diritto.

Quando un cittadino privato può essere condannato per peculato in concorso con un incaricato di pubblico servizio?
Un cittadino privato (extraneus) può essere condannato per peculato in concorso solo se viene provato che si è appropriato del bene sfruttando la specifica relazione di possesso o disponibilità che l’incaricato di pubblico servizio (in questo caso, le guardie giurate) aveva con la cosa per ragioni del suo ufficio o servizio.

Perché la Cassazione ha annullato la condanna per peculato ma non per gli altri reati?
La condanna per peculato è stata annullata perché la motivazione della corte d’appello era incompleta: non chiariva come gli imputati avessero concretamente sfruttato la posizione qualificata delle guardie giurate. I ricorsi per gli altri reati, invece, sono stati ritenuti inammissibili perché generici e non in grado di confutare la dettagliata argomentazione della sentenza impugnata.

Qual è la qualifica giuridica di una guardia giurata particolare?
Secondo la legge (art. 138 T.U.L.P.), le guardie particolari giurate, nell’esercizio delle loro funzioni di custodia e vigilanza di beni mobili e immobili, rivestono la qualità di ‘incaricati di un pubblico servizio’, salvo che sia diversamente previsto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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