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Peculato e firma congiunta: la Cassazione decide

Una direttrice dei servizi amministrativi scolastici è stata condannata per peculato per aver sottratto fondi falsificando la firma del dirigente su mandati di pagamento. La Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che il peculato e firma congiunta sussistono in quanto la necessità della doppia firma istituisce una co-disponibilità dei fondi, rendendo la falsificazione un mero espediente per superare un controllo interno e non l’artificio tipico della truffa.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Peculato e firma congiunta: la Cassazione stabilisce i confini con la truffa

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21986 del 2023, ha affrontato un caso di grande rilevanza pratica, delineando nettamente la differenza tra il reato di peculato e quello di truffa aggravata in un contesto di pubblica amministrazione. La questione centrale riguarda la qualificazione giuridica della condotta di un funzionario che, per appropriarsi di fondi pubblici, falsifica la firma di un superiore gerarchico su atti che richiedono una validazione congiunta. La decisione chiarisce come la presenza di un potere di peculato e firma congiunta sia determinante per la configurazione del reato.

I Fatti del Processo

Il caso ha visto come protagonista una Direttrice dei servizi generali ed amministrativi (DSGA) di diversi istituti scolastici, condannata in appello per il reato di peculato. Le accuse erano duplici:
1. Appropriazione di ingenti somme di denaro alterando la contabilità e creando falsi ordinativi di pagamento a proprio favore, per i quali era necessaria sia la sua firma che quella del Dirigente scolastico.
2. Appropriazione di somme in contanti versate dai genitori degli alunni per gite scolastiche e assicurazioni, omettendo di versarle nelle casse dell’istituto.

L’imputata ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su quattro motivi, tra cui la presunta errata qualificazione dei fatti come peculato anziché truffa aggravata e il mancato riconoscimento di un vizio di mente parziale dovuto a ludopatia.

Peculato e firma congiunta: la qualificazione del reato

Il fulcro della decisione della Suprema Corte risiede nella distinzione tra peculato e truffa. La difesa sosteneva che, non avendo la DSGA l’esclusiva disponibilità del denaro, la falsificazione della firma del Dirigente rappresentasse l'”artificio e raggiro” tipico della truffa, necessario per ottenere il possesso dei fondi.

La posizione della Cassazione: la co-detenzione del denaro

La Corte ha respinto questa tesi, basando il proprio ragionamento sulla normativa contabile degli istituti scolastici. Secondo i regolamenti vigenti all’epoca dei fatti (D.M. 44/2001 e D.M. 129/2018), i mandati di pagamento richiedevano inderogabilmente la firma congiunta del Dirigente scolastico e del DSGA.

Questo requisito, secondo i giudici, non pone il DSGA in una posizione di mera esecuzione, ma gli conferisce una disponibilità concorrente e paritetica dei fondi. In altre parole, entrambi i funzionari detengono congiuntamente il potere sui fondi (co-detenzione). Di conseguenza, l’imputata aveva già un rapporto di possesso privilegiato con il denaro per via del suo ufficio. La falsificazione della firma del Dirigente non è stata un’azione per ottenere un possesso che non aveva, ma uno strumento per superare una forma di controllo reciproco e rendere incondizionato il proprio potere dispositivo su un bene di cui aveva già la disponibilità.

Questo passaggio è cruciale: l’azione non crea il possesso, ma lo libera da un vincolo. Per questo motivo, la condotta rientra pienamente nel delitto di peculato, caratterizzato da una maggiore offensività proprio perché commesso da chi già gestisce la cosa pubblica.

Le altre questioni: ludopatia e somme versate dai genitori

La Corte ha rigettato anche gli altri motivi di ricorso.

* Vizio di mente per ludopatia: I giudici hanno ritenuto la motivazione della Corte d’appello corretta. Non era stata fornita alcuna prova del nesso causale tra la patologia (certificata solo anni dopo l’inizio delle condotte) e i reati commessi. Mancava la dimostrazione che le somme sottratte fossero state impiegate per il gioco d’azzardo.
* Denaro dei genitori: La Cassazione ha chiarito che le somme versate dalle famiglie per attività istituzionali come le gite scolastiche entrano a far parte del patrimonio dell’ente pubblico nel momento stesso in cui vengono raccolte. L’appropriazione di tale denaro da parte del funzionario incaricato della raccolta, anche prima del formale versamento nelle casse della scuola, costituisce peculato.

Le Motivazioni della Corte

La motivazione della sentenza si fonda sul principio che il discrimine tra peculato e truffa aggravata risiede nelle modalità del possesso del bene. Il peculato si configura quando il pubblico ufficiale si appropria di un bene di cui ha già la disponibilità in ragione del suo ufficio. La truffa, invece, si ha quando il soggetto, non avendo tale possesso, se lo procura fraudolentemente con artifici e raggiri.

Nel caso del peculato e firma congiunta, la Corte ha stabilito che la necessità di una doppia firma non esclude la disponibilità, ma la modula come “concorrente”. La falsificazione della seconda firma è un’azione interna alla fase di gestione di un bene già posseduto, non un’azione esterna per indurre altri in errore e ottenere il bene. Questa interpretazione valorizza il rapporto privilegiato e diretto del funzionario con la res publica, che è il fondamento della maggiore gravità del peculato rispetto ad altri reati contro il patrimonio.

Le Conclusioni

La sentenza n. 21986/2023 consolida un importante principio giurisprudenziale: nei procedimenti amministrativi complessi che prevedono firme congiunte per l’erogazione di fondi, entrambi i soggetti firmatari sono considerati co-detentori del denaro pubblico. L’abuso di tale posizione, anche attraverso la falsificazione della firma dell’altro contitolare del potere, integra il reato di peculato e non di truffa. Questa decisione rafforza la tutela del patrimonio pubblico, sanzionando più gravemente chi viola la fiducia riposta in lui in virtù di un potere di gestione già conferitogli.

Quando la falsificazione della firma su un mandato di pagamento configura peculato e non truffa?
Configura peculato quando il soggetto che falsifica la firma ha già la disponibilità o la co-disponibilità del denaro in ragione del suo ufficio. La falsificazione non serve a ottenere il possesso, ma a superare un controllo interno su fondi che già gestisce.

Il denaro versato dai genitori per le gite scolastiche è considerato denaro pubblico?
Sì. Secondo la Corte, nel momento in cui un ente pubblico come una scuola richiede e raccoglie contributi per finalità istituzionali, tali somme diventano parte del patrimonio dell’ente. La loro appropriazione da parte del funzionario incaricato costituisce peculato.

Una patologia come la ludopatia può escludere o diminuire la responsabilità penale?
Può farlo solo se si dimostra che l’infermità era così grave da compromettere la capacità di intendere e di volere al momento del fatto e che esiste un nesso causale diretto tra la patologia e il reato commesso. In questo caso, la Corte ha ritenuto che tale nesso non fosse stato provato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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