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Peculato del commissario liquidatore: condanna anche senza albo

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un commissario liquidatore di una cooperativa che si era appropriato di 5.300 euro tramite un assegno. L’imputato sosteneva di non poter essere accusato di peculato perché non era un pubblico ufficiale, non essendo iscritto ad alcun albo professionale. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: la legge qualifica il commissario liquidatore come pubblico ufficiale per le funzioni che svolge. Di conseguenza, la sua condotta integra pienamente il reato di peculato del commissario liquidatore. La condanna è quindi definitiva.

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Pubblicato il 30 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 17851 Anno 2026 (Cass. pen. sez. 2 n. 17851/2026)

Il ruolo del liquidatore e le sue responsabilità

Un commissario liquidatore assume un incarico di grande responsabilità: gestire il patrimonio di una società in crisi per soddisfare i creditori. Questo ruolo impone un’assoluta correttezza. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un caso di peculato del commissario liquidatore, stabilendo confini netti sulla sua qualifica giuridica e sulle conseguenze delle sue azioni. La vicenda riguarda un liquidatore che si è appropriato di una somma di denaro della cooperativa che era stato chiamato a gestire, emettendo un assegno a proprio favore.

I fatti: un assegno per uso personale

Il caso nasce da un’azione molto semplice. Il commissario liquidatore di una cooperativa, unico soggetto autorizzato a operare sul conto corrente della società, emette un assegno circolare di 5.300 euro a proprio nome. Invece di usare quella somma per pagare i debiti della cooperativa o per altre spese legate al suo incarico, la utilizza per scopi personali. Scoperto l’ammanco, scatta la denuncia e il processo. La sua difesa si concentra su un punto apparentemente tecnico ma fondamentale: egli sostiene di non poter essere accusato di peculato, un reato che può essere commesso solo da un pubblico ufficiale.

La difesa: “Non sono un pubblico ufficiale”

La linea difensiva dell’imputato era chiara. Per commettere il reato di peculato, previsto dall’articolo 314 del codice penale, è necessario rivestire la qualifica di ‘pubblico ufficiale’. L’imputato ha argomentato di non possedere tale qualifica. Il suo ragionamento si basava sul fatto di non essere iscritto né all’albo dei commercialisti né a quello dei consulenti del lavoro. Secondo lui, questa assenza di requisiti formali gli impediva di essere considerato un pubblico ufficiale e, di conseguenza, la sua azione doveva essere qualificata diversamente, forse come truffa, ma non come peculato.

Il peculato del commissario liquidatore: una questione di funzione

La questione centrale, quindi, era stabilire se un commissario liquidatore sia o meno un pubblico ufficiale. La legge, in particolare il Regio Decreto n. 267 del 1942 (la cosiddetta Legge Fallimentare), attribuisce espressamente al commissario liquidatore la qualifica di pubblico ufficiale per tutto ciò che riguarda l’esercizio delle sue funzioni. Questo significa che non è l’iscrizione a un albo professionale a determinare lo status, ma la natura dell’incarico che si sta svolgendo. Il liquidatore, gestendo un patrimonio per conto della legge e nell’interesse pubblico dei creditori, esercita una funzione pubblica.

Le motivazioni: la qualifica di pubblico ufficiale del liquidatore

La Corte di Cassazione ha rigettato completamente la tesi difensiva. I giudici hanno spiegato che la qualifica di pubblico ufficiale deriva direttamente dalla legge e dalla funzione esercitata, non dal possesso di specifici titoli professionali. Il commissario liquidatore, nel momento in cui gestisce la liquidazione di una società, compie atti che hanno una rilevanza pubblica. Pertanto, appropriarsi di fondi della società in liquidazione non è una semplice appropriazione indebita, ma un vero e proprio peculato del commissario liquidatore. La Corte ha anche respinto l’argomento secondo cui l’accusa non avrebbe provato la destinazione personale dei fondi, sottolineando che l’imputato non ha fornito alcuna spiegazione alternativa e plausibile sull’uso del denaro.

Le conclusioni: la condanna per peculato del commissario liquidatore

L’esito finale è stato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e la conferma della condanna. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: chiunque accetti un incarico pubblico, come quello di commissario liquidatore, assume doveri e responsabilità precise. La qualifica di pubblico ufficiale non è un titolo onorifico, ma uno status giuridico che comporta conseguenze penali aggravate in caso di abusi. La decisione chiarisce che la legge prevale sui formalismi, concentrandosi sulla sostanza della funzione pubblica esercitata, a tutela della correttezza e della legalità nella gestione dei patrimoni altrui.

Un commissario liquidatore è sempre considerato un pubblico ufficiale?
Sì, secondo la legge e la giurisprudenza costante, il commissario liquidatore riveste la qualifica di pubblico ufficiale per tutte le attività legate all’esercizio delle sue funzioni, indipendentemente dalla sua iscrizione a un albo professionale.

Qual è la differenza tra appropriazione indebita e peculato?
L’appropriazione indebita è un reato comune che punisce chi si appropria di beni altrui. Il peculato è un reato più grave perché è commesso da un pubblico ufficiale che abusa della sua posizione per appropriarsi di beni di cui ha la disponibilità a causa del suo ufficio.

Cosa ha stabilito la Cassazione in questo caso?
La Cassazione ha stabilito che la qualifica di pubblico ufficiale del commissario liquidatore deriva dalla funzione pubblica che svolge, non dai suoi titoli. Pertanto, l’appropriazione di denaro della società che sta liquidando costituisce il reato di peculato.

Termini giuridici

Peculato
È il reato commesso dal pubblico ufficiale che si appropria di denaro o beni di cui ha la disponibilità per ragioni del suo ufficio.
Pubblico Ufficiale
Una persona che esercita una funzione pubblica, legislativa, giudiziaria o amministrativa, anche in modo temporaneo.
Commissario Liquidatore
Una figura nominata per gestire la chiusura e la vendita dei beni di un'azienda (liquidazione), con lo scopo di pagare i creditori.
Onere della prova
Il principio secondo cui chi accusa una persona di un reato deve fornire le prove della sua colpevolezza.
Inammissibilità del ricorso
La decisione con cui un giudice dichiara un appello non ricevibile, perché privo dei requisiti di legge o manifestamente infondato, senza esaminarlo nel merito.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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