Patteggiamento Stupefacenti: Quando la Cassazione Dichiara Inammissibile il Ricorso
Il patteggiamento stupefacenti è un istituto giuridico che consente di definire un procedimento penale in modo rapido, ma quali sono i limiti per contestare la sentenza che ne deriva? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i confini dell’impugnazione, confermando che l’accordo tra le parti restringe notevolmente le possibilità di ricorso successivo. Il caso analizzato riguarda un soggetto che, dopo aver patteggiato una pena per la detenzione di un ingente quantitativo di droghe, ha tentato di rimettere in discussione la qualificazione giuridica del reato davanti alla Suprema Corte.
Il Caso in Esame: Ricorso contro la Qualificazione del Reato
I fatti alla base della decisione riguardano un individuo che aveva concordato una pena tramite patteggiamento per la detenzione illecita di quantitativi molto significativi di sostanze stupefacenti: 525 grammi di cocaina, oltre 61 grammi di eroina e 520 grammi di hashish. Successivamente, l’imputato ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando la mancata applicazione di una circostanza attenuante (prevista dal comma 5 dell’art. 73 del Testo Unico Stupefacenti), che avrebbe comportato una qualificazione del fatto come di lieve entità e, di conseguenza, una pena minore.
I Limiti del Ricorso in Caso di Patteggiamento Stupefacenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile con una procedura semplificata (de plano), sottolineando un principio fondamentale del rito del patteggiamento. L’accordo tra accusa e difesa sulla pena da applicare esonera il pubblico ministero dall’onere di provare i fatti in dibattimento. Di conseguenza, la sentenza che ratifica tale accordo non richiede una motivazione complessa come una sentenza emessa al termine di un processo ordinario.
Secondo la Corte, il controllo del giudice in sede di patteggiamento, e di conseguenza anche quello della Cassazione in sede di impugnazione, è circoscritto a specifici aspetti. Non è possibile entrare nel merito della ricostruzione dei fatti o proporre una diversa valutazione delle prove, poiché questi elementi sono cristallizzati dall’accordo stesso. Il ricorso è quindi consentito solo per vizi molto specifici, ma non per rimettere in discussione il cuore dell’accordo.
Le Motivazioni della Decisione
La Suprema Corte ha motivato la sua decisione di inammissibilità affermando che i motivi del ricorso proponevano censure non consentite. È stato ribadito che una sentenza di patteggiamento è sufficientemente motivata quando contiene:
1. Una descrizione sintetica del fatto, che può anche essere desunta direttamente dal capo d’imputazione.
2. L’affermazione della correttezza della qualificazione giuridica data al fatto.
3. La valutazione della congruità della pena concordata tra le parti, anche in relazione ai principi costituzionali.
Nel caso specifico, il giudice di primo grado si era attenuto a questi criteri. L’imputazione stessa, che menzionava l’enorme quantità e la varietà delle sostanze stupefacenti detenute, rendeva palesemente infondata la richiesta di qualificare il fatto come di lieve entità. Pertanto, la decisione del giudice di merito è stata ritenuta incensurabile in sede di legittimità.
Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche della Sentenza
Questa ordinanza consolida l’orientamento giurisprudenziale secondo cui la scelta del patteggiamento stupefacenti comporta una rinuncia a contestare nel merito l’accusa. Chi accede a questo rito speciale deve essere consapevole che le possibilità di impugnare la sentenza sono estremamente limitate. Non è possibile, in un secondo momento, tentare di ottenere una riqualificazione del reato basata su una diversa interpretazione dei fatti, poiché questi sono già stati accettati con l’accordo sulla pena. La decisione della Cassazione serve quindi da monito: il patteggiamento è una scelta processuale che chiude la porta a future riconsiderazioni sulla sostanza dell’accusa.
È possibile contestare la qualificazione giuridica di un reato in Cassazione dopo un patteggiamento?
No, secondo questa ordinanza, l’accordo di patteggiamento limita fortemente tale possibilità. Il controllo della Corte di Cassazione è ristretto alla correttezza della qualificazione giuridica e alla congruità della pena, senza una nuova valutazione dei fatti. Le censure che mirano a una diversa valutazione del merito sono considerate inammissibili.
Quali sono i requisiti di motivazione per una sentenza di patteggiamento?
Una sentenza che accoglie un patteggiamento è ritenuta sufficientemente motivata se contiene una breve descrizione del fatto (anche desumibile dal capo d’imputazione), l’affermazione che la qualificazione giuridica è corretta e la valutazione che la pena concordata è congrua.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile ‘de plano’?
Il ricorso è stato deciso con procedura ‘de plano’ (cioè senza udienza e in modo accelerato) perché i motivi presentati erano palesemente infondati e proponevano censure non ammesse dalla legge per questo tipo di impugnazione, rendendo superflua ogni ulteriore discussione.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 33272 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 6 Num. 33272 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 11/07/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: NOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 20/03/2024 del GIP TRIBUNALE di BUSTO ARSIZIO
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
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deT:e
visti gli atti e la sentenza impugnata; esaminati i motivi del ricorso di NOME; udita la relazione svolta dal consigliere NOME COGNOME
Ritenuto che il ricorso – con il quale si eccepisce la mancata qualificazione, in sede di applicazione della pena su richiesta delle parti, del fatto ai sensi del comma 5 dell’art. 73 TU Stup. – deve essere dichiarato inammissibile, con procedura de plano, perché i motivi propongono censure non consentite. Anche a prescindere dalla genericità degli stessi, va ribadito che, in sede di applicazione della pena su richiesta delle parti, ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., l’accordo intervenut esonera l’accusa dall’onere della prova e comporta che la sentenza che recepisce l’accordo fra le parti sia da considerare sufficientemente motivata con una succinta descrizione del fatto (anche deducibile dal capo d’imputazione), con l’affermazione della correttezza della sua qualificazione giuridica e della congruità della pena “patteggiata” (ai fini e nei limiti di cui all’art. 27 Cost.: tra tante, Sez. 4, n. 3 del 13/07/2006, Pkoumya, Rv. 234824). A tale verifica si è attenuta la sentenza impugnata (l’imputazione concerne, tra l’altro, l’illecita detenzione di 525 gr. di cocaina, di oltre 61 gr. di eroina e di 520 gr. di hashish), risultando pertanto incensurabile in questa sede.
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma giudicata congrua – di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in data 11/07/2024
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