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Patteggiamento: quando il ricorso è inammissibile

Un imputato ha proposto ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati legati agli stupefacenti, lamentando un vizio di motivazione riguardo la misura della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sulla riforma del 2017, che limita tassativamente i motivi di impugnazione delle sentenze di patteggiamento. Il vizio di motivazione non rientra tra questi, rendendo l’appello non valido e comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Patteggiamento: I Limiti al Ricorso per Cassazione Spiegati dalla Suprema Corte

L’istituto del patteggiamento, o applicazione della pena su richiesta delle parti, rappresenta una delle vie più comuni per la definizione dei procedimenti penali. Tuttavia, la sua natura consensuale impone limiti stringenti alla possibilità di impugnazione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce con chiarezza quali sono i confini entro cui è possibile contestare una sentenza di questo tipo, escludendo il generico vizio di motivazione sulla quantificazione della pena.

I Fatti del Caso

Il caso in esame ha origine dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Milano per un reato previsto dalla normativa sugli stupefacenti (art. 73, d.P.R. 309/90). L’unica doglianza sollevata dal ricorrente riguardava un presunto “vizio di motivazione in ordine alla misura della pena”. In sostanza, l’imputato non contestava la legalità della pena concordata, ma riteneva che il giudice non avesse adeguatamente giustificato la sua quantificazione.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile senza neppure la necessità di formalità di rito, applicando l’articolo 610, comma 5-bis del codice di procedura penale. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione si basa su un’interpretazione rigorosa delle norme introdotte con la riforma del 2017.

Le Motivazioni: Perché il Ricorso sul Patteggiamento è Stato Respinsito?

Il fulcro della decisione risiede nell’articolo 448, comma 2-bis, del codice di procedura penale, introdotto dalla legge n. 103 del 2017. Questa norma ha stabilito un elenco tassativo e invalicabile dei motivi per cui sia il pubblico ministero che l’imputato possono presentare ricorso per cassazione contro una sentenza di patteggiamento. I motivi ammessi sono esclusivamente i seguenti:

1. Vizi nella formazione della volontà dell’imputato: ad esempio, se il consenso al patteggiamento è stato estorto con violenza o inganno.
2. Difetto di correlazione tra la richiesta e la sentenza: se il giudice ha emesso una decisione che non corrisponde a quanto concordato tra le parti.
3. Erronea qualificazione giuridica del fatto: se il reato è stato inquadrato in una fattispecie normativa sbagliata.
4. Illegalità della pena o della misura di sicurezza: se la sanzione applicata è contraria alla legge (ad esempio, superiore al massimo edittale o di un tipo non previsto).

La Corte ha osservato che il “vizio di motivazione” sulla misura della pena, lamentato dal ricorrente, non rientra in nessuna di queste categorie. L’imputato non ha denunciato l’illegalità della sanzione, ma solo la presunta carenza delle argomentazioni del giudice a suo sostegno. Poiché la legge non prevede questa specifica ragione come valido motivo di impugnazione, il ricorso è stato ritenuto ab origine privo di fondamento giuridico e, pertanto, inammissibile.

Le Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza conferma un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato. La riforma del 2017 ha voluto blindare le sentenze di patteggiamento, limitando drasticamente le possibilità di rimetterle in discussione per accelerare la definizione dei processi. Per gli avvocati e gli imputati, ciò significa che la decisione di accedere a questo rito deve essere ponderata con estrema attenzione, poiché le vie d’uscita successive sono molto strette. È fondamentale distinguere tra una pena “illegale”, che può sempre essere contestata, e una pena ritenuta semplicemente “incongrua” o “poco motivata”, che, una volta concordata, diventa pressoché definitiva. Chi intende impugnare una sentenza di patteggiamento deve incardinare il proprio ricorso esclusivamente su uno dei quattro motivi tassativamente previsti dalla legge, pena l’immediata dichiarazione di inammissibilità e la condanna a ulteriori spese.

È possibile impugnare una sentenza di patteggiamento per un presunto errore nella motivazione sulla misura della pena?
No, la Corte di Cassazione ha chiarito che il vizio di motivazione sulla quantificazione della pena non rientra tra i motivi tassativamente previsti dall’art. 448, comma 2-bis, c.p.p. per ricorrere contro una sentenza di applicazione della pena su richiesta.

Quali sono i motivi per cui si può fare ricorso in Cassazione contro una sentenza di patteggiamento?
I motivi sono limitati a quattro categorie: vizi nell’espressione della volontà dell’imputato, difetto di correlazione tra la richiesta e la sentenza, erronea qualificazione giuridica del fatto, e illegalità della pena o della misura di sicurezza applicata.

Cosa succede se un ricorso contro un patteggiamento viene dichiarato inammissibile?
L’imputato che ha proposto il ricorso viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro, determinata secondo equità, in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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