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Particolare tenuità del fatto: quando va chiesta?

La Cassazione chiarisce un punto procedurale cruciale: in caso di appello del PM contro un’assoluzione, la difesa deve richiedere esplicitamente l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto nel giudizio di secondo grado. Se la richiesta viene avanzata per la prima volta in Cassazione, è tardiva e quindi inammissibile. Il caso riguardava la cessione di una modica quantità di stupefacente, per la quale l’imputato era stato assolto in primo grado e poi condannato in appello.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Particolare tenuità del fatto: quando e come richiederla in appello

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 25873/2024) offre un’importante lezione sulla strategia processuale, in particolare su quando sollevare la questione della particolare tenuità del fatto. La decisione sottolinea che, in caso di appello del Pubblico Ministero contro una sentenza di assoluzione, è onere della difesa riproporre esplicitamente la richiesta di applicazione dell’art. 131-bis c.p. nel giudizio di secondo grado. Farlo per la prima volta in Cassazione è troppo tardi.

Il caso: dalla cessione di droga all’inammissibilità in Cassazione

La vicenda processuale ha origine dalla cessione di 1,6 grammi di marijuana in cambio di 10 euro. In primo grado, il Tribunale aveva assolto l’imputato, riqualificando il fatto come detenzione per uso personale, e non come spaccio.

La Corte d’Appello, su ricorso del Pubblico Ministero, ha ribaltato completamente la decisione. I giudici di secondo grado hanno ritenuto provata la cessione a terzi, basandosi sull’osservazione diretta dei militari operanti e sulle dichiarazioni dell’acquirente. Di conseguenza, hanno riformato la sentenza di assoluzione, condannando l’imputato a sei mesi di reclusione e a una multa. Contro questa condanna, la difesa ha presentato ricorso in Cassazione.

I motivi del ricorso: una difesa a tutto campo

La difesa ha basato il proprio ricorso su diversi punti, tra cui:

1. Vizio di motivazione: La Corte d’Appello avrebbe errato nel non considerare la finalità di uso personale e la scarsa offensività del fatto.
2. Mancata applicazione della particolare tenuità del fatto: Si contestava alla Corte d’Appello di non aver applicato d’ufficio la causa di non punibilità prevista dall’art. 131-bis c.p., data l’occasionalità della condotta e il modesto corrispettivo.
3. Pena sproporzionata: La sanzione inflitta era ritenuta eccessiva rispetto alla gravità del reato contestato.

L’onere della richiesta di particolare tenuità del fatto in appello

Il cuore della decisione della Cassazione risiede nella gestione processuale della richiesta di particolare tenuità del fatto. La Corte ha dichiarato inammissibili i motivi di ricorso relativi a questo punto, fornendo una chiara indicazione procedurale. Poiché l’imputato era stato assolto in primo grado, la questione della non punibilità per tenuità del fatto non era stata ovviamente trattata. Tuttavia, nel momento in cui il Pubblico Ministero ha appellato la sentenza assolutoria, si è aperta una nuova fase processuale in cui la difesa avrebbe dovuto, per prudenza e strategia, avanzare tutte le proprie istanze, inclusa, in via subordinata, quella ex art. 131-bis c.p.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha ritenuto i primi due motivi di ricorso, relativi al merito della vicenda, manifestamente infondati. Ha confermato che la cessione di stupefacenti, anche di dosi minime, integra il reato previsto dall’art. 73 d.P.R. 309/1990, a meno che il quantitativo sia talmente irrisorio da non poter produrre alcun effetto psicotropo, circostanza non verificatasi nel caso di specie.

Il punto cruciale, però, riguarda il terzo e quarto motivo. La Corte ha stabilito che la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e quella relativa all’applicazione di circostanze attenuanti non potevano essere sollevate per la prima volta nel giudizio di legittimità. In virtù del principio devolutivo che governa l’appello, il giudice di secondo grado esamina solo i punti della decisione impugnata. Poiché l’imputato era stato assolto, era suo onere, nel difendersi dall’appello del PM, formulare esplicitamente tale richiesta. Non avendolo fatto, la questione è rimasta preclusa e non poteva essere introdotta ex novo davanti alla Cassazione.

Le conclusioni

Questa sentenza ribadisce un principio fondamentale di procedura penale: la strategia difensiva deve essere completa e previdente in ogni grado di giudizio. Quando un’assoluzione viene impugnata dalla pubblica accusa, la difesa non può limitarsi a difendere la validità della prima sentenza, ma deve anche avanzare tutte le possibili istanze subordinate, come quella sulla particolare tenuità del fatto. Omettere questo passaggio in appello comporta la perdita definitiva della possibilità di far valere tale causa di non punibilità, con conseguenze decisive sull’esito del processo. La decisione serve da monito sull’importanza di una gestione attenta e strategica di ogni fase processuale.

Se un imputato viene assolto in primo grado, quando deve chiedere l’applicazione della particolare tenuità del fatto se il PM appella la sentenza?
La difesa dell’imputato deve avanzare la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto durante il giudizio d’appello. Non può aspettare di sollevarla per la prima volta in Cassazione, altrimenti la richiesta sarà dichiarata inammissibile.

La vendita di una piccola dose di droga è sempre un reato?
Sì, secondo la sentenza, la cessione di sostanze stupefacenti è configurabile come reato anche per dosi inferiori a quella media singola. L’unica eccezione riguarda quantitativi talmente minimi da non poter modificare, neppure in modo trascurabile, l’assetto neuropsichico di chi la assume.

Cosa succede se un motivo di ricorso, come la richiesta di un’attenuante, viene presentato per la prima volta in Cassazione?
Se una richiesta, come l’applicazione di una circostanza attenuante o della particolare tenuità del fatto, poteva essere avanzata nel giudizio di appello e non è stato fatto, essa non può essere presentata per la prima volta in Cassazione. Il motivo di ricorso verrà dichiarato inammissibile per preclusione procedurale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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