Particolare Tenuità del Fatto: la Cassazione sui Limiti per la Resistenza a Pubblico Ufficiale
L’istituto della particolare tenuità del fatto rappresenta un importante strumento di deflazione processuale e di proporzionalità della sanzione penale. Tuttavia, la sua applicazione non è automatica e incontra precisi limiti, come chiarito da una recente ordinanza della Corte di Cassazione. Il provvedimento in esame (n. 47820/2023) offre spunti fondamentali per comprendere quando questa causa di non punibilità non può essere riconosciuta, specialmente in relazione a reati che offendono l’autorità dello Stato, come la resistenza a pubblico ufficiale.
Il Caso in Esame: Ricorso contro la Condanna per Resistenza
Il caso trae origine dalla condanna di un soggetto per il reato previsto dall’art. 337 del codice penale, ossia resistenza a un pubblico ufficiale. La difesa dell’imputato, dopo la conferma della condanna in secondo grado da parte della Corte d’Appello, ha presentato ricorso per Cassazione. Il motivo principale del ricorso era incentrato sul mancato riconoscimento, da parte dei giudici di merito, della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Secondo la tesi difensiva, il comportamento tenuto dall’imputato sarebbe stato talmente lieve da non meritare una sanzione penale.
La Decisione della Corte: Ricorso Inammissibile
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso e lo ha dichiarato inammissibile. Questa decisione non entra nel merito della questione, ma si ferma a un livello preliminare, stabilendo che il ricorso non possedeva i requisiti minimi per essere discusso. La conseguenza diretta di tale declaratoria è stata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questo esito sottolinea la severità con cui la Corte valuta i ricorsi palesemente privi di fondamento.
Le Motivazioni della Cassazione
La Corte ha motivato la propria decisione qualificando il ricorso come manifestamente infondato. Secondo gli Ermellini, la Corte d’Appello aveva già fornito una spiegazione chiara e logica (contenuta a pagina 3 della sentenza impugnata) sul perché la causa di non punibilità non potesse trovare applicazione nel caso di specie. La Cassazione, in sede di legittimità, non può riesaminare i fatti o sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito, se quest’ultima è correttamente motivata. Il ricorso, pertanto, si limitava a riproporre una questione già adeguatamente risolta, senza evidenziare vizi di legittimità nella sentenza d’appello. La manifesta infondatezza del motivo ha quindi condotto inevitabilmente alla declaratoria di inammissibilità.
Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza ribadisce un principio consolidato: l’istituto della particolare tenuità del fatto richiede una valutazione attenta e specifica delle circostanze concrete del reato. Non è sufficiente che la pena edittale sia bassa; è necessario che l’offesa al bene giuridico tutelato sia minima e che il comportamento dell’autore non sia abituale. Per reati come la resistenza a pubblico ufficiale, che ledono non solo l’integrità fisica del funzionario ma anche il prestigio e il corretto funzionamento della Pubblica Amministrazione, è più difficile che il fatto possa essere considerato ‘tenue’. La decisione funge anche da monito: presentare un ricorso in Cassazione palesemente infondato non è una strategia priva di conseguenze, comportando non solo il rigetto ma anche significative sanzioni economiche.
Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando manca dei requisiti previsti dalla legge. In questo caso, è stato ritenuto manifestamente infondato, ovvero la sua mancanza di fondamento era talmente evidente da non necessitare un esame approfondito nel merito.
Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, che nel caso specifico è stata fissata in 3.000 euro.
Perché non è stata applicata la particolare tenuità del fatto?
La Corte di Cassazione non è entrata nel merito, ma ha confermato la validità della motivazione della Corte d’Appello, la quale aveva già spiegato perché, nelle circostanze specifiche del caso, il comportamento dell’imputato non potesse essere considerato di lieve entità e quindi non meritevole della causa di non punibilità.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 47820 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 47820 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 06/07/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME NOME a CARMAGNOLA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 11/01/2023 della CORTE APPELLO di TORINO
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
R.G. n. 13709/2023
CONSIDERATO IN FATTO E IN DIRITTO
Visti gli atti e la sentenza impugnata (condanna per il reato previsto dall’art. 337 cod. EsamiNOME il motivo di ricorso, relativi al mancato riconoscimento della causa di non punib per particolare tenuità del fatto;
Ritenuto il motivo inammissibile perché manifestamente infondato, avendo chiarito la Cort la ragione per cui la invocata causa di non punibilità non può essere nella specie riconosc (cfr., pag. 3 sentenza);
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore de Cassa delle ammende;
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processu e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso il 6 luglio 2023.