Particolare tenuità del fatto: la Cassazione chiarisce i limiti in caso di spaccio
L’istituto della particolare tenuità del fatto rappresenta una valvola di sfogo del sistema penale, volta a escludere la punibilità per reati di minima offensività. Tuttavia, la sua applicazione non è automatica e richiede una valutazione attenta della condotta complessiva dell’agente. Con l’ordinanza n. 46600/2023, la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi sui criteri che ne ostacolano il riconoscimento, in particolare nel contesto dei reati di spaccio di sostanze stupefacenti.
I Fatti del Caso: una Condotta di Spaccio Plurima
Il caso trae origine da un ricorso presentato da un soggetto condannato dalla Corte di Appello di Firenze per spaccio. La difesa aveva richiesto l’applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto, sostenendo che la condotta del proprio assistito fosse di lieve entità. Tuttavia, la Corte territoriale aveva respinto tale richiesta, evidenziando una serie di elementi che, nel loro complesso, delineavano un quadro di gravità non marginale.
La Decisione della Corte di Cassazione e la particolare tenuità del fatto
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo ‘manifestamente infondato’. Gli Ermellini hanno pienamente condiviso e avallato le motivazioni della Corte di Appello, giudicandole ‘espressamente e congruamente motivate’. La decisione finale comporta non solo il rigetto del ricorso, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Le Motivazioni: Perché il Fatto non è Tenue?
Il fulcro della decisione risiede nell’analisi degli indici di gravità del reato. La Cassazione ha confermato che la Corte di merito ha correttamente escluso la particolare tenuità del fatto basandosi su tre elementi specifici e concorrenti:
1. Disponibilità di sostanze diverse: La detenzione di più tipi di stupefacenti è stata interpretata come un indicatore di una maggiore capacità operativa e di un’attività non occasionale.
2. Pluralità delle cessioni: La ripetizione delle vendite nel tempo denota una persistenza nel proposito criminoso che mal si concilia con la natura ‘tenue’ del fatto.
3. Contesto spazio-temporale: La presenza dell’imputato sin dalle prime ore del mattino in un luogo notoriamente deputato allo spaccio è stata considerata un ulteriore elemento sintomatico della non occasionalità e della gravità della condotta.
Secondo la Suprema Corte, la combinazione di questi fattori delinea un’offesa al bene giuridico protetto (la salute pubblica) che supera la soglia della marginalità richiesta per l’applicazione del beneficio.
Conclusioni: Criteri di Gravità e Limiti alla non Punibilità
Questa ordinanza ribadisce un principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità: la valutazione sulla particolare tenuità del fatto non deve limitarsi al solo dato quantitativo della sostanza ceduta, ma deve estendersi a un’analisi complessiva della condotta. La pluralità delle azioni, la diversità delle sostanze e le modalità operative sono tutti elementi che, se presenti, possono legittimamente portare il giudice a escludere la non punibilità, anche in presenza di singole cessioni di modesta entità. La decisione offre quindi un chiaro monito: la gravità di un reato si misura non solo ‘in sé’, ma anche nel contesto in cui viene perpetrato.
Quali fattori possono escludere l’applicazione della particolare tenuità del fatto in un caso di spaccio?
Secondo l’ordinanza, fattori come la disponibilità di sostanze diverse, la pluralità delle cessioni e la presenza in un luogo notoriamente deputato allo spaccio sin dal primo mattino possono indicare una gravità non marginale del fatto, escludendo così l’applicazione del beneficio.
Cosa significa quando la Corte di Cassazione dichiara un ricorso ‘inammissibile’?
Significa che il ricorso non può essere esaminato nel merito perché ritenuto manifestamente infondato o privo dei requisiti previsti dalla legge. La Corte non entra nel cuore della questione, ma si ferma a una valutazione preliminare che ne decreta il rigetto.
Quali sono state le conseguenze per il ricorrente in questo caso?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 46600 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 46600 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 27/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME ( CUI CODICE_FISCALE) nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 27/02/2023 della CORTE APPELLO di FIRENZE
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
OSSERVA
letto il ricorso proposto nell’interesse di RAGIONE_SOCIALE avverso la sentenza in epigrafe indicata;
ritenuto che il primo motivo di ricorso, concernente l’esclusione della particolare tenuità del fatto, è manifestamente infondato, avendo la Corte di appello espressamente e congruamente motivato in ordine alle ragioni per cui la condotta di spaccio è tale da far ritenere una gravità non marginale del fatto (disponibilità di sostanze diverse, presenza fin dal primo mattino in luogo notoriamente deputato allo spaccio, pluralità delle cessioni);
ritenuto, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 27 ottobre 2023
Il Consigliere estensore
La Presidente