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Particolare tenuità del fatto: limiti di applicabilità

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La Corte ha negato l’applicazione sia dell’attenuante del danno di speciale tenuità che della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché il danno non era ‘lievissimo’ e la pena minima prevista per il reato superava il limite di legge.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Particolare tenuità del fatto: quando non si applica? L’analisi della Cassazione

La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 24676/2024 offre un’importante occasione per fare chiarezza sui limiti di applicazione di due istituti fondamentali del diritto penale: l’attenuante del danno di speciale tenuità e la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte, nel dichiarare inammissibile il ricorso di un imputato, ha ribadito i rigorosi paletti normativi e giurisprudenziali che ne governano l’operatività, specialmente in relazione a reati con una soglia di pena elevata.

Il Caso in Esame: Furto Aggravato e Ricorso per Cassazione

Il caso trae origine da una condanna per furto aggravato in concorso (artt. 110, 624-bis e 625 n. 5 c.p.), commesso nel dicembre 2017, confermata dalla Corte d’Appello di Palermo nel novembre 2023. L’imputato ha proposto ricorso per Cassazione, affidandosi a due motivi principali, entrambi volti a ottenere un trattamento sanzionatorio più favorevole.

I Motivi del Ricorso: la ricerca di una pena più mite

L’imputato ha basato la sua difesa su due argomenti principali:

1. Mancata concessione dell’attenuante del danno di speciale tenuità: Ai sensi dell’art. 62, n. 4 del codice penale, si chiedeva il riconoscimento di una circostanza attenuante basata sul valore esiguo del danno patrimoniale causato dal reato.
2. Mancata applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto: Si invocava l’applicazione dell’art. 131-bis del codice penale, che esclude la punibilità quando l’offesa è, appunto, di particolare tenuità e il comportamento non è abituale.

Entrambi i motivi miravano a ridimensionare la gravità del fatto contestato, ma si sono scontrati con la solida interpretazione della giurisprudenza di legittimità.

La Decisione della Cassazione e le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha ritenuto entrambi i motivi di ricorso manifestamente infondati, dichiarando l’appello inammissibile. Le motivazioni della decisione sono chiare e riaffermano principi consolidati.

L’Attenuante del Danno: il requisito del danno ‘lievissimo’

Sul primo punto, la Corte ha sottolineato che, secondo la giurisprudenza costante, per applicare l’attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, non è sufficiente un danno modesto, ma è necessario che esso sia ‘lievissimo’. Questo aggettivo qualifica un livello di danno ancora inferiore alla ‘speciale tenuità’, indicando un pregiudizio quasi irrisorio. La prospettazione dell’imputato è stata giudicata in ‘palese contrasto’ con questo orientamento consolidato, rendendo il motivo manifestamente infondato.

L’Esclusione della Punibilità per Particolare Tenuità del Fatto: il limite di pena

Ancor più netta è stata la motivazione sul secondo motivo. L’art. 131-bis c.p. prevede limiti precisi per la sua applicazione, basati sulla cornice edittale del reato. La norma, nella sua formulazione applicabile al caso di specie, richiede che la pena detentiva prevista non sia superiore nel massimo a cinque anni e, per la rilevanza processuale, che il minimo edittale non sia superiore a due anni di reclusione.

Nel caso specifico, il reato contestato prevedeva, secondo la legge in vigore al momento del fatto (2017), una pena minima di quattro anni di reclusione. Questo dato, da solo, era sufficiente a escludere categoricamente la possibilità di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché il minimo edittale superava abbondantemente il limite di due anni previsto dalla norma. La Corte ha quindi rigettato il motivo come manifestamente infondato.

Le Conclusioni: Criteri Rigorosi per la Mitigazione della Pena

L’ordinanza in esame conferma la linea rigorosa della Cassazione nell’applicazione degli istituti volti a mitigare la risposta sanzionatoria. La decisione evidenzia due principi chiave:

1. L’attenuante del danno di speciale tenuità (art. 62, n. 4 c.p.) richiede una valutazione qualitativa del danno, che deve essere non solo esiguo, ma ‘lievissimo’, secondo un’interpretazione restrittiva e consolidata.
2. La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) è ancorata a un presupposto oggettivo invalicabile: il limite di pena previsto per il reato. Se la sanzione minima stabilita dalla legge supera la soglia fissata (due anni di reclusione), ogni valutazione sulla tenuità concreta del fatto è preclusa.

Questa pronuncia serve come monito sulla necessità di una corretta impostazione dei motivi di ricorso, che devono confrontarsi con i principi di diritto e la giurisprudenza consolidata per non incorrere in una inevitabile declaratoria di inammissibilità.

Quando si può applicare l’attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità (art. 62, n. 4 c.p.)?
Secondo la sentenza, per applicare questa attenuante non è sufficiente che il danno sia di speciale tenuità, ma è necessario che sia ‘lievissimo’, un criterio più restrittivo che indica un pregiudizio economico quasi irrilevante.

Qual è il limite di pena per poter beneficiare della non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.)?
L’ordinanza chiarisce che uno dei limiti invalicabili è la pena minima prevista per il reato. Se, come nel caso di specie, il minimo edittale (quattro anni) è superiore alla soglia di due anni di reclusione prevista dall’art. 131-bis c.p., la causa di non punibilità non può essere applicata.

Perché il ricorso dell’imputato è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché entrambi i motivi sono stati giudicati ‘manifestamente infondati’. Le argomentazioni dell’imputato erano in palese contrasto con la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione e con i chiari limiti normativi previsti per gli istituti invocati.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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