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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per guida in stato di ebbrezza. L’imputato chiedeva l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La Corte ha stabilito che la valutazione dei presupposti per tale beneficio è una questione di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione del giudice precedente è logica e corretta.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Particolare Tenuità del Fatto: Quando un Reato non è Punibile?

L’istituto della particolare tenuità del fatto, introdotto dall’articolo 131-bis del codice penale, rappresenta un importante strumento di deflazione processuale, consentendo di escludere la punibilità per reati considerati di minima offensività. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 24875/2024) offre un chiarimento cruciale sui limiti del suo ricorso, specialmente in sede di legittimità. Il caso analizzato riguarda una condanna per guida in stato di ebbrezza, dove l’imputato ha tentato, senza successo, di far valere questa causa di non punibilità.

I Fatti del Caso

La vicenda processuale ha origine da una sentenza del G.U.P. del Tribunale di Ferrara, successivamente riformata in parte dalla Corte d’Appello di Bologna. Quest’ultima aveva ridotto la pena inflitta a un automobilista per il reato di guida in stato di ebbrezza aggravato (art. 186, comma 2, lett. c del Codice della Strada), condannandolo a tre mesi di arresto e 750 euro di ammenda.

Nonostante la riduzione della pena, l’imputato, tramite il suo difensore, ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. Il motivo del ricorso era unico e specifico: il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.

Il Ricorso e la Particolare Tenuità del Fatto

Il ricorrente sosteneva che nel suo caso sussistessero tutti i presupposti per applicare l’art. 131-bis c.p. La difesa lamentava un’erronea applicazione della legge e una motivazione illogica da parte della Corte d’Appello nel negare il beneficio. Secondo la tesi difensiva, il fatto commesso era di così lieve entità da non meritare una sanzione penale.

L’articolo 131-bis, infatti, prevede che la punibilità sia esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento non è abituale. Si tratta di una valutazione che il giudice deve compiere sulla base di due indici-requisiti fondamentali: la tenuità dell’offesa e la non abitualità della condotta.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, fornendo una motivazione chiara e netta. I giudici hanno ribadito che la valutazione sulla sussistenza della particolare tenuità del fatto è una questione di merito, riservata ai giudici dei primi due gradi di giudizio (Tribunale e Corte d’Appello).

La Corte di Cassazione, in quanto giudice di legittimità, non può riesaminare i fatti del processo o sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito. Il suo compito è verificare che la legge sia stata applicata correttamente e che la motivazione della sentenza impugnata sia logica, coerente e non manifestamente contraddittoria.

Nel caso specifico, la Corte ha osservato che i giudici d’appello avevano correttamente evidenziato gli elementi fattuali per negare il beneficio. La decisione della Corte d’Appello si basava su una valutazione completa degli indici richiesti dall’art. 131-bis (modalità della condotta ed esiguità del danno/pericolo) e dai criteri direttivi dell’art. 133 c.p. Poiché la motivazione era immune da vizi logici o giuridici, non vi era spazio per un intervento della Cassazione.

Conclusioni

La decisione in esame conferma un principio fondamentale del nostro sistema processuale: la distinzione tra giudizio di merito e giudizio di legittimità. L’applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto richiede un’analisi concreta e dettagliata delle circostanze specifiche del reato, un compito che spetta al giudice che valuta le prove. Il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti. Pertanto, chi intende appellarsi a questo istituto deve assicurarsi che la richiesta sia solidamente argomentata già nelle fasi di merito, poiché le possibilità di rimettere in discussione la valutazione davanti alla Suprema Corte sono, come dimostra questo caso, estremamente limitate.

Quando si può applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto?
Secondo la pronuncia, la non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) si applica quando sussistono congiuntamente due condizioni: la particolare tenuità dell’offesa, valutata in base alle modalità della condotta e all’esiguità del danno o del pericolo, e la non abitualità del comportamento dell’autore del reato.

È possibile chiedere alla Corte di Cassazione di applicare la particolare tenuità del fatto se i giudici precedenti l’hanno negata?
No, non è possibile chiedere una nuova valutazione dei fatti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la valutazione dei presupposti per la particolare tenuità del fatto è un giudizio di merito. Il ricorso è ammissibile solo se si contesta un’errata applicazione della legge o un vizio logico palese nella motivazione della sentenza precedente, non per ottenere un semplice riesame delle circostanze.

Quali sono le conseguenze se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Come indicato nell’ordinanza, la dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro (in questo caso, 3.000 euro) in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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