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Particolare tenuità del fatto e reato di evasione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per evasione. Il ricorrente invocava la particolare tenuità del fatto ai sensi dell’art. 131-bis c.p., ma i giudici hanno confermato il diniego a causa dell’intensità del dolo e delle modalità concrete del reato, le quali non si limitavano a un semplice ritardo di pochi minuti.

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Pubblicato il 20 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Particolare tenuità del fatto nel reato di evasione

La recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il delicato tema della particolare tenuità del fatto in relazione a una condanna per il reato di evasione. Il caso esaminato mette in luce come non basti un ritardo temporale contenuto per ottenere l’esclusione della punibilità, poiché la magistratura deve valutare l’intera dinamica dell’evento.

Analisi dei fatti

Il ricorrente era stato condannato per evasione dai giudici di merito. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione di legge in ordine al mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, prevista dall’articolo 131-bis del codice penale. Secondo la tesi difensiva, il primo episodio contestato avrebbe dovuto essere considerato di minima rilevanza, trattandosi di un ritardo nel rientro di circa venti minuti. Tale riconoscimento avrebbe comportato l’esclusione della pena calcolata in continuazione per quell’episodio specifico.

La decisione della Corte

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno osservato che i motivi presentati erano generici e si limitavano a riproporre le medesime argomentazioni già respinte dalla Corte d’Appello. È stato evidenziato che i giudici di secondo grado avevano motivato in modo succinto ma completo il diniego del beneficio, basandosi su elementi oggettivi legati alla condotta del condannato.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza chiariscono che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa automaticamente basandosi solo sulla durata del ritardo. Nel caso specifico, i giudici hanno valutato l’intensità del dolo, deducibile dalle modalità concrete con cui il reato è stato consumato. La Corte d’Appello aveva correttamente descritto il fatto come un’azione che andava oltre il semplice ritardo di venti minuti, rivelando una precisa volontà di sottrarsi ai controlli. Di conseguenza, l’offesa al bene giuridico tutelato non è stata considerata di scarsa entità, rendendo impossibile l’applicazione dell’esimente.

Le conclusioni

In conclusione, il provvedimento conferma che per beneficiare dell’articolo 131-bis c.p. occorre una valutazione complessiva che tenga conto non solo della gravità del danno, ma anche dell’intensità della volontà criminale. All’inammissibilità del ricorso è seguita, come per legge, la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, non ravvisandosi un’assenza di colpa nella presentazione di un ricorso privo di fondamento.

Quando si può escludere la particolare tenuità del fatto per evasione?
Si può escludere quando le modalità della condotta e l’intensità del dolo dimostrano che l’offesa non è di minima entità, indipendentemente dalla durata temporale dell’evasione.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile in Cassazione?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e, solitamente, al versamento di una somma tra mille e tremila euro alla Cassa delle ammende.

Un ritardo di venti minuti configura sempre un fatto di lieve entità?
No, il semplice dato temporale non è sufficiente se i giudici rilevano una piena volontà di eludere le prescrizioni o modalità del fatto che denotano una gravità maggiore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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