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Orologi contraffatti: la Cassazione e la contraffazione

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di tre imputati condannati per la vendita e l’assemblaggio di orologi contraffatti. La sentenza chiarisce la distinzione tra il reato di contraffazione (art. 473 c.p.), che include l’assemblaggio di parti, e quello di commercio di prodotti falsi (art. 474 c.p.). Viene inoltre confermato il principio della ‘perpetuatio iurisdictionis’ per la competenza territoriale.

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Pubblicato il 19 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Orologi Contraffatti: Assemblaggio è Contraffazione, non solo Commercio

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un caso complesso relativo a orologi contraffatti, fornendo importanti chiarimenti sulla distinzione tra il reato di contraffazione e quello di commercio di prodotti con marchi falsi. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso degli imputati, consolidando principi chiave anche in materia di competenza territoriale.

I Fatti di Causa

La vicenda vedeva coinvolti tre familiari: due coniugi e il fratello di uno di essi. L’accusa era di aver importato dalla Cina orologi e parti di orologi recanti marchi contraffatti di note case di lusso. Questi componenti venivano poi assemblati e messi in vendita presso la gioielleria intestata a uno dei fratelli. L’indagine era partita da un controllo all’aeroporto di Roma-Fiumicino, dove uno degli imputati era stato trovato in possesso di numerosi orologi e componenti falsi. Successive perquisizioni nell’abitazione dei coniugi e nella gioielleria avevano portato al rinvenimento di un’ingente quantità di altro materiale contraffatto, confermando l’esistenza di un’attività illecita ben strutturata.

La questione della competenza territoriale

Uno dei principali motivi di ricorso riguardava l’eccezione di incompetenza territoriale. La difesa sosteneva che il tribunale competente fosse quello di Civitavecchia, poiché i beni erano stati introdotti nel territorio nazionale presso l’aeroporto di Fiumicino. La Corte d’Appello, tuttavia, aveva rigettato l’eccezione, basando la competenza sul reato più grave originariamente contestato, ovvero la ricettazione (art. 648 c.p.), che si era consumato a Corato, luogo dove si trovavano l’abitazione e la gioielleria, e quindi nel circondario del Tribunale di Trani. La Cassazione ha confermato questa impostazione, ribadendo il principio della perpetuatio iurisdictionis: la competenza radicatasi all’inizio del processo sulla base del reato più grave non muta, anche in caso di successiva assoluzione per quel reato specifico.

La distinzione tra assemblaggio e vendita di orologi contraffatti

Il cuore della difesa si concentrava sulla distinzione tra i reati previsti dagli articoli 473 e 474 del codice penale. Secondo i ricorrenti, la loro attività si sarebbe limitata alla vendita di orologi già completi e contraffatti, configurando quindi solo il reato di commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.). Essi negavano di aver compiuto l’attività di contraffazione vera e propria (art. 473 c.p.).

La Corte ha respinto questa tesi. Il rinvenimento non solo di orologi finiti, ma anche di numerose parti separate (cinturini, chiusure, ghiere) recanti marchi falsi, unito al contenuto delle intercettazioni, ha dimostrato che gli imputati provvedevano anche all’assemblaggio degli orologi. Questa attività, secondo la Corte, integra pienamente il delitto di contraffazione di cui all’art. 473 c.p., poiché l’assemblaggio di parti già contraffatte è volto a creare un nuovo oggetto, l’orologio completo, anch’esso connotato dalla falsità del marchio complessivo. Si tratta di una condotta che precede e si distingue dalla successiva immissione in commercio.

Il concorso di persone nel reato

Infine, è stata esaminata la posizione del fratello titolare della gioielleria. La difesa sosteneva che egli fosse un mero prestanome, estraneo all’attività illecita del fratello. Anche questo motivo è stato giudicato inammissibile. La Corte ha sottolineato che la sua presenza in gioielleria durante la perquisizione e il ritrovamento di materiale contraffatto all’interno dei locali a lui intestati dimostravano una piena consapevolezza e una compartecipazione attiva alle condotte illecite, escludendo il ruolo di semplice prestanome ignaro dei fatti.

Le motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili per diverse ragioni. In primo luogo, le censure presentate erano per lo più una riproposizione di argomenti di fatto già esaminati e motivatamente respinti nei gradi di merito. In secondo luogo, l’eccezione di incompetenza territoriale era stata modificata nei suoi presupposti tra l’atto di appello e il ricorso in Cassazione, rendendola inammissibile. La Corte ha concluso che le decisioni dei giudici di merito erano logiche, coerenti e basate su prove concrete, quali i sequestri e le intercettazioni, che delineavano un quadro chiaro delle responsabilità penali di tutti gli imputati.

Le conclusioni

La sentenza ribadisce due principi fondamentali in materia di orologi contraffatti e reati connessi. Primo, l’assemblaggio di componenti recanti marchi falsi per creare un prodotto finito costituisce il reato di contraffazione (art. 473 c.p.) e non può essere assorbito nella meno grave fattispecie di commercio di prodotti contraffatti (art. 474 c.p.). Secondo, il principio della perpetuatio iurisdictionis garantisce che la competenza territoriale stabilita all’inizio del processo non venga meno, anche se l’imputato viene assolto dal reato più grave che l’aveva determinata, assicurando così stabilità e certezza al processo penale.

Assemblare parti di orologi già recanti marchi falsi è reato di contraffazione (art. 473 c.p.)?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che l’attività di assemblaggio di parti, già recanti marchi contraffatti, per creare un nuovo oggetto (l’orologio completo), integra il delitto di contraffazione ai sensi dell’art. 473 c.p. Questa condotta è distinta e non assorbita dalla mera messa in vendita del prodotto finito.

Come si determina la competenza territoriale se l’imputato viene assolto dal reato più grave che l’aveva inizialmente stabilita?
Si applica il principio della ‘perpetuatio iurisdictionis’. La competenza territoriale, una volta radicata all’inizio del processo in base al reato più grave contestato, rimane invariata per tutta la durata del procedimento, anche se interviene un’assoluzione per quello specifico reato.

Mettere a disposizione la propria gioielleria per vendere orologi contraffatti da un familiare è concorso nel reato?
Sì. Secondo la sentenza, il fatto che nella gioielleria intestata a uno degli imputati siano stati trovati gli orologi e le parti contraffatte, e che l’imputato fosse presente durante le operazioni, dimostra la sua piena consapevolezza e partecipazione all’attività illecita, configurando così un concorso nel reato e non un semplice ruolo di prestanome inconsapevole.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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