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Ordine di demolizione: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un proprietario contro un ordine di demolizione. La Corte ha confermato che le opere edilizie abusive erano proseguite anche dopo la data ultima per il condono, rendendo la sanatoria illegittima e il ricorso un’azione meramente dilatoria.

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Pubblicato il 9 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ordine di demolizione per abusi edilizi: la Cassazione conferma l’inammissibilità del ricorso

Un recente pronunciamento della Corte di Cassazione, la sentenza n. 16179 del 2024, ha ribadito la linea dura nei confronti dei ricorsi pretestuosi volti a bloccare un ordine di demolizione. Il caso analizzato riguarda un immobile oggetto di lavori abusivi proseguiti ben oltre la scadenza ultima per poter beneficiare del condono edilizio. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il proponente a un’ingente sanzione pecuniaria per l’evidente carattere dilatorio della sua azione.

I Fatti del Caso

La vicenda giudiziaria ha origine da una sentenza della Corte di Appello, divenuta irrevocabile nel 1999, che condannava il proprietario di un immobile per abusi edilizi e ne ordinava la demolizione. Anni dopo, il proprietario ha presentato un’istanza al giudice dell’esecuzione chiedendo la revoca, o quantomeno la sospensione, di tale ordine. La sua difesa si basava sulla tesi che le opere fossero state ultimate prima del 31 dicembre 1993, data limite per accedere a una sanatoria edilizia di cui, a suo dire, avrebbe beneficiato.

La Corte di Appello di Salerno, con un’ordinanza del 2023, ha rigettato questa istanza. Secondo i giudici di merito, numerosi elementi probatori, tra cui verbali di sopralluogo e persino ammissioni dello stesso proprietario, dimostravano senza ombra di dubbio che i lavori abusivi erano proseguiti anche dopo la scadenza del condono. Di conseguenza, il condono rilasciato dal Comune era da considerarsi illegittimo. Contro questa decisione, il proprietario ha proposto ricorso per Cassazione.

La Decisione e le Motivazioni della Suprema Corte

La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso e lo ha dichiarato inammissibile. La motivazione dei giudici supremi è netta e si fonda su una valutazione rigorosa dei fatti e del diritto.

Le motivazioni: perché il ricorso contro l’ordine di demolizione è stato respinto?

La Corte ha sottolineato come la decisione della Corte di Appello fosse basata su una motivazione articolata e solida, non solo su un singolo documento. Gli elementi a sostegno della prosecuzione dei lavori oltre il termine del 31.12.1993 erano plurimi e convergenti:

1. Prove Documentali Schiaccianti: Diversi verbali di sopralluogo, redatti in date differenti (1987, 1994, 1995), attestavano lo stato di avanzamento dei lavori e confermavano la prosecuzione delle opere abusive ininterrottamente anche dopo la scadenza del condono.
2. Accertamento Giudiziario Precedente: La questione non era nuova. La stessa circostanza era già stata acclarata non solo nella sentenza di condanna originale, ma anche in un successivo giudizio di revisione respinto dalla Corte di Appello di Napoli nel 2019.
3. Carattere Defatigatorio del Ricorso: I giudici hanno qualificato il ricorso come un’azione dall'”inutile carattere defatigatorio”. In altre parole, un tentativo pretestuoso di ritardare l’esecuzione di una sentenza definitiva, causando un dispendio di risorse giudiziarie a fronte di una “inequivocabile insussistenza di ragioni difensive”.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche della Sentenza

La sentenza in esame offre importanti spunti di riflessione. In primo luogo, conferma che l’ordine di demolizione è una sanzione effettiva e la sua esecuzione non può essere ostacolata da argomentazioni palesemente infondate o già respinte in precedenti giudizi. In secondo luogo, evidenzia le gravi conseguenze per chi abusa dello strumento processuale del ricorso in Cassazione. La Corte, applicando l’art. 616 del codice di procedura penale e tenendo conto della giurisprudenza della Corte Costituzionale, non solo ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese, ma ha anche disposto il versamento di una cospicua somma (cinquemila euro) alla Cassa delle Ammende, motivando tale aumento con l’evitabile danno arrecato all’amministrazione della giustizia. Questo pronunciamento serve da monito: la lotta all’abusivismo edilizio si combatte anche sanzionando severamente i tentativi di eludere la giustizia con ricorsi infondati.

Si può chiedere la revoca di un ordine di demolizione se si è ottenuto un condono edilizio?
Sì, è possibile, ma a condizione che il condono sia legittimo. Nel caso specifico, la Corte ha stabilito che il condono era illegittimo perché le opere abusive erano proseguite anche dopo la data ultima prevista dalla legge per la sanatoria (31.12.1993).

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali. Inoltre, come in questa sentenza, se la Corte ritiene che il ricorso sia stato presentato con colpa, può condannare il ricorrente a pagare una somma aggiuntiva in favore della Cassa delle Ammende.

Quali prove ha considerato la Corte per decidere che i lavori erano proseguiti dopo la data del condono?
La Corte ha basato la sua decisione su una pluralità di atti, tra cui verbali di sopralluogo effettuati in date diverse, la stessa ammissione del ricorrente e precedenti sentenze che avevano già accertato in modo definitivo la prosecuzione dei lavori abusivi oltre il termine.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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