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Ordine di demolizione: 20 anni non bastano per fermarlo

La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un ordine di demolizione per abusi edilizi, nonostante una richiesta di condono pendente da quasi vent’anni. La sentenza stabilisce che il semplice, abnorme ritardo della Pubblica Amministrazione nel decidere sull’istanza non è motivo sufficiente per sospendere l’esecuzione della demolizione, se non vi sono elementi concreti che facciano prevedere un esito favorevole e rapido della pratica.

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Pubblicato il 29 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ordine di demolizione: l’attesa del condono non ferma la ruspa

Quando un immobile è colpito da un ordine di demolizione definitivo, la presentazione di una domanda di condono edilizio può sembrare un’ancora di salvezza. Ma cosa succede se l’amministrazione comunale impiega quasi vent’anni per decidere? Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 28706/2024) offre una risposta netta: il tempo, da solo, non basta a sospendere l’esecuzione. Analizziamo insieme questo importante caso.

I Fatti del Caso

La vicenda riguarda i proprietari di due immobili, entrambi oggetto di sentenze irrevocabili che, oltre a condannare per reati edilizi, avevano disposto la demolizione delle opere abusive. Nel 2004, i proprietari avevano presentato regolare istanza di condono edilizio, sperando di sanare la situazione. Tuttavia, quasi due decenni dopo, nel 2023, la pratica risultava ancora pendente presso gli uffici comunali.

Di fronte all’imminente esecuzione della demolizione, i proprietari si sono rivolti al giudice dell’esecuzione chiedendo la sospensione o la revoca dell’ordine, sostenendo di aver adempiuto a tutti i loro obblighi, incluso il pagamento degli oneri, e che l’inerzia fosse unicamente imputabile alla Pubblica Amministrazione. Il Tribunale, però, ha respinto la loro richiesta.

La Decisione della Cassazione e l’impatto sull’ordine di demolizione

I proprietari hanno quindi presentato ricorso in Cassazione, lamentando un’errata valutazione delle prove (travisamento probatorio). A loro dire, il giudice non avrebbe considerato i documenti che attestavano il completo pagamento degli oneri e la loro diligenza nel seguire la pratica.

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando in pieno la decisione del Tribunale. Il punto centrale non è se i ricorrenti abbiano pagato o meno, ma se, dopo un tempo così lungo, sia plausibile attendersi un esito positivo e imminente della pratica di condono.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha basato la sua decisione su un principio consolidato in giurisprudenza. Il giudice dell’esecuzione, quando valuta una richiesta di sospensione di un ordine di demolizione, deve compiere una doppia analisi:

1. Prevedibile risultato dell’istanza: Deve verificare se esistono cause ostative all’accoglimento della domanda di condono.
2. Tempi di conclusione: Deve stimare la durata necessaria per la definizione della procedura amministrativa. La sospensione è giustificata solo se si prevede un suo rapido esaurimento.

Nel caso specifico, il lasso di tempo di quasi vent’anni trascorso dalla presentazione delle istanze è stato considerato “abnorme”. Secondo la Corte, un ritardo così eccezionale, lungi dal giocare a favore dei proprietari, ha fatto logicamente escludere al giudice che l’adozione di un provvedimento favorevole da parte del Comune fosse “plausibilmente prossima”.

In altre parole, l’inerzia ventennale dell’amministrazione è diventata essa stessa un indicatore negativo. Se in vent’anni non si è arrivati a una conclusione, non c’è motivo di credere che essa arriverà a breve. Pertanto, l’interesse pubblico al ripristino della legalità, attraverso la demolizione, prevale sull’interesse privato a mantenere l’immobile in attesa di un esito amministrativo sempre più incerto.

Conclusioni

Questa sentenza invia un messaggio chiaro: non ci si può appellare all’infinito alla pendenza di una domanda di condono per bloccare un ordine di demolizione. La sospensione dell’esecuzione è una misura eccezionale, concessa solo quando vi sono prove concrete che la sanatoria sia non solo possibile, ma anche vicina nel tempo. Un ritardo patologico della burocrazia, purtroppo, non costituisce una garanzia di salvezza per l’immobile abusivo, ma può essere interpretato come un segnale della scarsa probabilità che la pratica si concluda positivamente.

La presentazione di un’istanza di condono edilizio sospende automaticamente un ordine di demolizione?
No, la presentazione dell’istanza non comporta la sospensione automatica. Il giudice dell’esecuzione deve valutare caso per caso la richiesta di sospensione.

Cosa valuta il giudice quando riceve una richiesta di sospensione dell’ordine di demolizione per pendenza di condono?
Il giudice valuta due aspetti principali: il prevedibile risultato dell’istanza di condono (cioè se ci sono ostacoli all’accoglimento) e i tempi necessari per la conclusione del procedimento amministrativo, che devono essere rapidi.

Un ritardo di quasi 20 anni da parte del Comune nel decidere su un’istanza di condono giustifica la sospensione della demolizione?
No. Secondo questa sentenza, un lasso di tempo così abnorme fa logicamente escludere che l’adozione di un provvedimento di accoglimento sia prossima, e quindi non giustifica la sospensione dell’ordine di demolizione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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