Occupazione Abusiva di Immobile: La Cassazione Nega lo Stato di Necessità
L’occupazione abusiva di un immobile è una questione socialmente delicata, spesso intrecciata con situazioni di grave difficoltà economica. Tuttavia, la giurisprudenza ha da tempo tracciato una linea netta tra l’emergenza abitativa e la commissione di un reato. Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione è tornata sul tema, confermando che lo stato di necessità non può essere invocato per giustificare un’occupazione illegale derivante da una condizione di disagio economico permanente. Analizziamo insieme questa importante decisione.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine dalla condanna di una persona per il reato di invasione di edifici, previsto dall’art. 633 del Codice Penale. La difesa aveva presentato ricorso in Cassazione, basandolo su due motivi principali. In primo luogo, si lamentava il mancato riconoscimento della scriminante dello stato di necessità (art. 54 c.p.), sostenendo che l’occupazione era l’unica soluzione possibile a fronte di un grave disagio abitativo ed economico. In secondo luogo, si contestava la determinazione della pena, ritenuta errata.
La Decisione della Corte sull’Occupazione Abusiva
La Corte di Cassazione ha rigettato completamente il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno esaminato entrambi i motivi di doglianza, ritenendoli infondati e, in parte, non specifici.
Il Rifiuto dello Stato di Necessità
Per quanto riguarda il primo punto, la Corte ha osservato che le argomentazioni presentate erano una semplice ripetizione di quelle già valutate e respinte dalla Corte d’Appello. I giudici di legittimità hanno colto l’occasione per ribadire un principio consolidato: lo stato di necessità scrimina l’occupazione abusiva di un immobile solo in presenza di un pericolo imminente di un danno grave alla persona. Una situazione di difficoltà economica, per quanto seria, se di carattere permanente e strutturale, non rientra in questa casistica.
La Corretta Applicazione della Pena
Anche il secondo motivo di ricorso è stato giudicato manifestamente infondato. La Corte ha confermato che i giudici di merito avevano correttamente applicato la legge penale. In particolare, la sanzione era stata determinata sulla base della nuova e più severa cornice edittale introdotta da una modifica legislativa del 2018. Questo perché la condotta illecita dell’occupazione si era protratta almeno fino al novembre 2021, quindi ben oltre l’entrata in vigore della nuova norma.
Le Motivazioni
Le motivazioni della Suprema Corte sono chiare e si pongono in continuità con un orientamento giurisprudenziale consolidato. I giudici hanno spiegato che legittimare un’occupazione illegale a causa di difficoltà economiche permanenti equivarrebbe a creare una soluzione ‘surrettizia’ e al di fuori delle regole per le esigenze abitative dell’occupante e della sua famiglia. La legge prevede strumenti specifici per affrontare queste problematiche, come le procedure pubbliche per l’assegnazione di alloggi popolari, destinati proprio a risolvere le esigenze abitative di chi non ha mezzi sufficienti. Invocare lo stato di necessità in questi contesti significherebbe bypassare le procedure legali, creando una disparità di trattamento rispetto a chi, pur trovandosi nelle stesse condizioni, attende il proprio turno secondo le regole.
Le Conclusioni
L’ordinanza in esame rafforza un punto fermo nel diritto penale immobiliare: il disagio economico, da solo, non basta a giustificare l’occupazione abusiva di un immobile. La scriminante dello stato di necessità è riservata a situazioni eccezionali, improvvise e imprevedibili, che pongono un pericolo immediato di danno grave alla persona, e non a problemi cronici per i quali l’ordinamento già prevede percorsi legali. Questa decisione sottolinea l’importanza di seguire le vie istituzionali per la tutela dei propri diritti, anche in contesti di grande difficoltà, e conferma che i reati permanenti, come l’occupazione, sono soggetti alle modifiche legislative che intervengono durante la loro consumazione.
L’occupazione abusiva di un immobile può essere giustificata da una difficile situazione economica?
No. Secondo la Corte di Cassazione, una difficoltà economica permanente non integra i requisiti dello stato di necessità, che richiede un pericolo imminente di danno grave alla persona. Esistono procedure legali specifiche, come l’accesso agli alloggi popolari, per affrontare tali esigenze.
Cosa si intende per ‘stato di necessità’ per la legge penale?
Lo stato di necessità è una causa di giustificazione che rende non punibile un reato se l’autore ha agito per la necessità di salvare sé stesso o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato e non altrimenti evitabile.
Se una legge che inasprisce la pena per un reato entra in vigore mentre il reato è ancora in corso, quale legge si applica?
Si applica la nuova legge più severa. Poiché l’occupazione abusiva è un reato permanente, la condotta illecita si considera commessa fino a quando non cessa. Se la legge cambia durante questo periodo, si applica la normativa vigente al momento della cessazione della condotta.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 43740 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 43740 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 26/09/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 27/03/2023 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di COGNOME ;
Rilevato che la prima doglianza contenuta nel ricorso, che lamenta vizio di motivazione i ordine al mancato riconoscimento della scriminante di cui all’art. 54 cod. pen. è aspecifi quanto reiterativo di medesime doglianze già espresse in sede di appello ed affrontate in term precisi e concludenti dalla Corte territoriale con motivazione esente da illogicità (pagin giudici di merito hanno fatto buon uso del principio di diritto secondo cui l’illecita occupa un immobile è scriminata dallo stato di necessità solo in presenza di un pericolo imminente danno grave alla persona, non potendosi legittimare – nelle ipotesi di difficoltà econo permanente non connotata dal predetto pericolo – una surrettizia soluzione delle esigenz abitative dell’occupante e della sua famiglia, tanto più che gli alloggi popolari sono p destinati a risolvere esigenze abitative di non abbienti, attraverso procedure pubblic regolamentate (vedi in proposito Sez. 2, n. 9655 del 16/01/2015, Cannalire, Rv. 263296 – 01 Sez. 2, n. 10694 del 30/10/2019, Tortorici, Rv. 278520 – 01).
Considerato che l’ulteriore doglianza, con cui si deduce violazione di legge ne determinazione della pena inflitta, è manifestamente infondata, avendo i giudici di me correttamente individuato il delitto ex art. 633 cod. pen. quale reato più grave e determinato la sanzione sulla base della nuova cornice edittale, in considerazione della permanenza dell condotta illecita quantomeno fino al novembre 2021 (si veda pagina 3 della sentenza) e quind successivamente alla modifica legislativa del 2018;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna dell ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore del Cassa delle ammende;
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processual della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 26 settembre 2023
i i e estensore
II
Presidente