Obbligo Comunicazione Alloggiati: Quando la Prova della Permanenza Rende il Ricorso Inammissibile
L’obbligo comunicazione alloggiati rappresenta un adempimento fondamentale per i gestori di strutture ricettive, posto a tutela della sicurezza pubblica. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (Sez. 7 Penale, Num. 47207/2023) ha ribadito la rigidità di tale dovere, chiarendo come le contestazioni basate su una diversa ricostruzione dei fatti non trovino spazio in sede di legittimità. Analizziamo questa decisione per comprendere le sue implicazioni pratiche.
I Fatti del Caso: Omessa Comunicazione e Prova Indiziaria
Il titolare di una struttura extralberghiera si è trovato accusato della violazione degli artt. 17 e 109 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. La contestazione nasceva dalla mancata comunicazione alla Questura delle generalità di un cliente presente nella sua struttura. Durante un controllo della Polizia, effettuato il 7 dicembre 2017, veniva identificato un ospite le cui generalità non erano state trasmesse entro le 24 ore successive al suo arrivo, come previsto dalla legge.
A sostegno dell’accusa, un elemento chiave: l’ospite era in possesso di una ricevuta di pagamento rilasciata dallo stesso gestore in data 1 luglio 2017. Sebbene il tribunale di merito avesse dichiarato il reato non punibile per la particolare tenuità del fatto, il gestore ha comunque deciso di ricorrere in Cassazione, sostenendo che non vi fosse certezza sulla permanenza dell’ospite per un periodo superiore alle 24 ore.
La Decisione della Cassazione e l’obbligo comunicazione alloggiati
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione non entra nel merito della colpevolezza o meno del gestore, ma si concentra sulla validità stessa del ricorso presentato. Secondo i giudici supremi, le argomentazioni del ricorrente non costituivano una valida censura per violazione di legge, ma si traducevano in “mere doglianze in punto di fatto”.
In altre parole, il gestore non contestava un’errata interpretazione della norma sull’obbligo comunicazione alloggiati, ma tentava di offrire una diversa lettura dei fatti (la durata della permanenza dell’ospite), un’attività che è preclusa nel giudizio di Cassazione, il quale si occupa solo di questioni di diritto.
Le Motivazioni della Corte
La Corte ha ritenuto che il giudice di merito avesse motivato la sua decisione in modo logico e coerente. La presenza di una ricevuta di pagamento emessa circa cinque mesi prima del controllo di polizia costituiva un elemento più che sufficiente per presumere che l’ospite soggiornasse nella struttura da ben più delle 24 ore previste come limite per la comunicazione. Il ragionamento del tribunale, basato su questo dato oggettivo, non presentava vizi logici o giuridici che potessero essere sindacati in sede di legittimità.
Il tentativo del ricorrente di mettere in discussione questa ricostruzione fattuale è stato quindi considerato un tentativo di ottenere un nuovo giudizio sul fatto, cosa non consentita in Cassazione. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000,00 euro alla Cassa delle ammende, data la colpa nella proposizione di un ricorso palesemente infondato.
Conclusioni: Cosa Imparare da questa Ordinanza sull’obbligo comunicazione alloggiati
Questa ordinanza offre due importanti lezioni. La prima è di carattere sostanziale: l’obbligo comunicazione alloggiati è un dovere stringente e la sua omissione può essere provata anche attraverso elementi indiziari, come una ricevuta di pagamento. I gestori devono essere estremamente diligenti nel rispettare la scadenza delle 24 ore. La seconda lezione è di natura processuale: il ricorso in Cassazione non è una terza istanza di giudizio sui fatti. È possibile contestare solo errori di diritto o vizi logici manifesti nella motivazione, non la valutazione delle prove operata dal giudice di merito, se questa appare coerente e non illogica.
È possibile contestare in Cassazione la durata della permanenza di un ospite per evitare una sanzione per omessa comunicazione?
No, secondo questa ordinanza, contestare la ricostruzione della durata della permanenza di un ospite costituisce una “doglianza in punto di fatto”. La Corte di Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione, quindi un ricorso basato su tale argomento viene dichiarato inammissibile.
Quale tipo di prova può essere sufficiente a dimostrare che un ospite soggiornava da più di 24 ore?
Nel caso esaminato, una ricevuta di pagamento rilasciata dal gestore stesso mesi prima del controllo della Polizia è stata considerata un elemento sufficiente per il giudice di merito per ritenere provata la permanenza dell’ospite oltre il termine di 24 ore e, di conseguenza, l’omissione della comunicazione obbligatoria.
Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Se il ricorso è dichiarato inammissibile, la decisione impugnata diventa definitiva. Inoltre, come avvenuto in questo caso, la Corte condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, soprattutto quando ravvisa profili di colpa nella proposizione di un ricorso senza fondamento giuridico.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 47207 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 47207 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 12/05/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME NOME a ROMA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 10/10/2022 del TRIBUNALE di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Ritenuto che COGNOME NOME, nella qualita di titolare della struttura ricettiva extralberghiera denominata RAGIONE_SOCIALE accusato della violazione degli artt. 17, comma 1, e 109 del regio decreto n. 773 del 1931. e dichiarato punibile per la particolare tenuità del fatto – con un unico motivo di ricor dedotto la violazione al legge e ti vizio di mot vazione in ordine alla ritenuta sussistenza del reato a lui contestato sul rilievo che non vi è certezza presenza dell’ospite all’interno della struttura da oltre 24 ore;
che le araomentazioni che precedono sono state ulteriormente esposte dal ricorrente in una memoria difensiva pervenuta nell’imminenza della trattazione de ricorso.
Considerato che il motivo dedotto non è consentito dalla legge in sede d legittimita polche costituito da mere doglianze in punto di fatto, nonche manifestamente infondato poiché attiene ad un difetto della motivazione che non rileva dal provvedimento impugNOME, avendo il giudice di merito non illogicamente argomentato la sussistenza del reato in ragione del fatto che il cliente, a soggiornante neirunica camera detta struttura all’atto aerraccertamento effettu dalla Polizia in data 7 dicembre 2017, – le cui generalità non erano comunicate, come da legge, entro le 24 ore successive all’arrivo, all’autorità d – era munito di una ricevuta di pagamento rilasciata dal ricorrente in data 1 l Zuli;
che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna d ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euri 3.000,00 favore della Cassa delle ammende. non potendosi escludere profili di colpa nel proposizione del ricorso.
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Così deciso il 12 maggio 2023
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Il Presidente