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Notifica al difensore: la Cassazione annulla confisca

La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di confisca di prevenzione a causa di un vizio procedurale. La corte ha stabilito che la notifica al difensore per i terzi dichiarati irreperibili era nulla, poiché non specificava espressamente di essere effettuata anche in loro rappresentanza. Questo errore ha comportato la violazione del diritto di difesa, portando all’annullamento con rinvio della decisione impugnata.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Notifica al Difensore: Quando un Errore Formale Annulla la Confisca

La corretta procedura di notifica al difensore è un pilastro fondamentale del diritto di difesa. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24395/2024) lo ribadisce con forza, annullando un provvedimento di confisca di prevenzione proprio a causa di un vizio nella comunicazione agli avvocati di alcuni soggetti terzi, dichiarati frettolosamente irreperibili. Questo caso dimostra come il rispetto delle regole procedurali non sia una mera formalità, ma una garanzia essenziale per un giusto processo.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da un decreto della Corte di Appello di L’Aquila che aveva confermato la confisca di prevenzione di una serie di beni, ritenuti riconducibili, direttamente o indirettamente, a un soggetto considerato socialmente pericoloso. Oltre al proposto principale, il provvedimento coinvolgeva tre soggetti terzi: i suoi due figli e un’altra persona. Questi ultimi, insieme al proposto, hanno presentato ricorso per cassazione, lamentando gravi vizi procedurali che, a loro dire, avevano leso il loro diritto di difesa.

I Motivi del Ricorso: Il Cuore della Questione sulla Notifica al Difensore

Il ricorso si basava principalmente su due motivi, ma è stato il primo, di natura procedurale, a rivelarsi decisivo. I ricorrenti hanno contestato la dichiarazione di irreperibilità dei tre soggetti terzi, sostenendo che fosse stata emessa in modo irregolare e sulla base di ricerche insufficienti.

In particolare:
1. Per un figlio, residente in Belgio, non sarebbero state fatte ricerche adeguate per reperire il suo indirizzo o numero di telefono.
2. Per un’altra persona, di cui era noto si trovasse temporaneamente in Francia, la Corte di Appello aveva omesso la comunicazione personale per non violare i termini a comparire, sacrificando di fatto il diritto di difesa sull’altare della celerità processuale.
3. Per il secondo figlio, residente in Lussemburgo, non era stata attivata la procedura di notifica internazionale prevista dall’art. 169 del codice di procedura penale.

Il punto cruciale, tuttavia, era la conseguenza di queste dichiarazioni di irreperibilità: le notifiche dei decreti di fissazione udienza erano state effettuate al difensore solo “in proprio”, senza specificare che valessero anche in rappresentanza dei suoi assistiti irreperibili. Secondo i ricorrenti, questa omissione integrava una nullità insanabile.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ritenendo il primo motivo fondato e assorbente rispetto al secondo (che verteva sulla valutazione della pericolosità sociale). Gli Ermellini hanno rilevato che le dichiarazioni di irreperibilità erano state effettivamente “irrituali”, soprattutto perché, in alcuni casi, era noto dove si trovassero i soggetti.

Il principio di diritto affermato è stato dirimente: la notificazione all’avvocato di un imputato o interessato dichiarato irreperibile è valida solo se l’atto contiene l’espressa indicazione che la notifica viene inviata al difensore sia in proprio sia in rappresentanza del suo assistito. In assenza di tale specificazione, la comunicazione è viziata.

La Corte ha richiamato la propria giurisprudenza consolidata (tra cui le sentenze n. 3917/2015 e n. 19277/2017), sottolineando che la consegna di un’unica copia al legale è sufficiente, ma a condizione che sia chiaro il duplice ruolo di destinatario. Nel caso di specie, la notifica al difensore effettuata solo “in proprio” ha determinato una nullità che ha invalidato l’intero procedimento di secondo grado.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato il decreto di confisca e ha disposto un nuovo giudizio davanti a un’altra sezione della Corte di Appello di L’Aquila. La decisione riafferma un principio cruciale: le garanzie procedurali, in particolare quelle relative al diritto di difesa e alla corretta instaurazione del contraddittorio, non possono essere compresse o ignorate. Una dichiarazione di irreperibilità deve essere l’estrema ratio, basata su ricerche serie e approfondite. Soprattutto, la conseguente notifica al difensore deve seguire una formula rigorosa per essere considerata valida, garantendo che il legale sia formalmente investito del suo ruolo rappresentativo. Questo caso serve da monito sull’importanza della precisione formale come presidio della giustizia sostanziale.

Perché la Corte di Cassazione ha annullato il decreto di confisca?
La Corte ha annullato il decreto a causa di un vizio procedurale. Le dichiarazioni di irreperibilità di alcuni soggetti terzi sono state ritenute irregolari e, di conseguenza, la notifica degli atti al loro difensore è risultata nulla perché non specificava espressamente di essere effettuata anche in loro rappresentanza.

Una notifica all’avvocato di una persona irreperibile è sempre valida?
No. Secondo la sentenza, affinché la notifica sia valida, l’atto deve indicare chiaramente che la consegna viene effettuata al difensore sia in proprio sia in qualità di rappresentante del suo assistito. Se la notifica è inviata solo “in proprio”, si verifica una nullità.

Cosa succede dopo un annullamento con rinvio da parte della Cassazione?
Il processo torna alla fase precedente, in questo caso davanti alla Corte di Appello, che dovrà svolgere un nuovo giudizio. Il nuovo giudice dovrà attenersi ai principi di diritto stabiliti dalla Cassazione, correggendo gli errori procedurali che hanno portato all’annullamento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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