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Non menzione della condanna: la Cassazione decide

Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza, ottiene la sospensione condizionale della pena ma non il beneficio della non menzione della condanna nel casellario giudiziale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21038/2024, ha annullato la decisione su quest’ultimo punto, ritenendo la motivazione del diniego ‘apparente’ e insufficiente. Il giudice non può negare il beneficio con una formula generica, specialmente se ha già concesso la sospensione della pena. La condanna per il reato è stata comunque confermata.

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Pubblicato il 20 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Non Menzione della Condanna: Obbligo di Motivazione Specifica

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21038 del 2024, ha stabilito un principio fondamentale riguardo la non menzione della condanna nel casellario giudiziale. Quando un giudice concede la sospensione condizionale della pena, non può negare il beneficio della non menzione con una motivazione generica e apparente. Questa pronuncia offre importanti chiarimenti sulla necessità di una valutazione puntuale e non contraddittoria da parte del giudice di merito.

I Fatti del Caso: Guida in Stato di Ebbrezza e l’Appello

Il caso riguarda un automobilista condannato in primo grado e in appello per il reato di guida in stato di ebbrezza. Gli accertamenti avevano rilevato un tasso alcolemico significativamente superiore al limite legale (1,61 g/l e 1,60 g/l). L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando tre principali aspetti:

1. Il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), sostenendo di essere stato collaborativo e incensurato.
2. Il diniego del beneficio della non menzione della condanna nel casellario giudiziale (art. 175 c.p.), nonostante la concessione della sospensione condizionale della pena.
3. Un’errata valutazione nel calcolo della pena.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, concentrandosi sul secondo motivo e rigettando gli altri. Ha dichiarato l’irrevocabilità della condanna per il reato, ma ha annullato la sentenza limitatamente al punto sulla non menzione, rinviando la questione a un’altra sezione della Corte d’Appello per un nuovo giudizio.

Il Cuore della Questione: La non menzione della condanna e la motivazione

Il punto cruciale della sentenza riguarda la motivazione del diniego del beneficio. La Corte d’Appello aveva negato la non menzione della condanna basandosi su una generica “particolare antisocialità della condotta”. La Cassazione ha ritenuto tale motivazione ‘apparente’.

I giudici hanno chiarito che, sebbene la sospensione condizionale e la non menzione siano benefici distinti con finalità diverse, la decisione di concederne uno e negare l’altro richiede una motivazione congrua e puntuale. Il giudice deve spiegare perché gli elementi favorevoli all’imputato, sufficienti per concedere la sospensione, non lo siano per la non menzione, oppure deve indicare elementi negativi specifici che giustifichino il diniego.

Gli Altri Motivi di Ricorso Respinti

La Corte ha ritenuto infondati gli altri due motivi. Per quanto riguarda la particolare tenuità del fatto, è stato evidenziato che l’alto tasso alcolemico, la guida notturna e la presenza di un’ulteriore bottiglia di birra nel veicolo costituivano elementi tali da escludere la non punibilità. Anche la dosimetria della pena è stata considerata correttamente motivata, essendo stata fissata al minimo edittale e giustificata dalla gravità della condotta.

Le Motivazioni della Sentenza

La Cassazione ha ribadito che il beneficio della non menzione della condanna mira a favorire il recupero morale e sociale del condannato. La sua concessione è discrezionale e deve basarsi sugli elementi dell’art. 133 c.p. Tuttavia, la discrezionalità non può sfociare nell’arbitrio. Una motivazione che si limita a definire la condotta ‘antisociale’ è insufficiente, poiché ogni reato è, per sua natura, contrario alle norme del vivere sociale. Il giudice ha quindi l’obbligo di fornire una giustificazione specifica e dettagliata, specialmente quando la sua valutazione sembra contraddittoria rispetto alla concessione di altri benefici, come la sospensione della pena. L’assenza di tale motivazione rende la sentenza viziata e, pertanto, annullabile sul punto.

Le Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 21038/2024 rafforza il principio dell’obbligo di motivazione rafforzata in materia di benefici penali. Un giudice non può negare la non menzione della condanna usando formule di stile o generiche. È necessario un percorso argomentativo chiaro che spieghi le ragioni specifiche del diniego, evitando contraddizioni con altre decisioni prese nello stesso provvedimento. La pronuncia sottolinea l’importanza di una valutazione individualizzata e concreta della posizione dell’imputato, garantendo che ogni decisione sia fondata su ragioni comprensibili e non meramente apparenti.

È possibile ottenere la sospensione condizionale della pena ma non il beneficio della non menzione della condanna?
Sì, è possibile. I due benefici hanno finalità diverse: la sospensione condizionale mira a prevenire future violazioni della legge, mentre la non menzione favorisce il reinserimento sociale. Tuttavia, il giudice che concede il primo ma nega il secondo deve fornire una motivazione specifica e non contraddittoria.

Perché la Corte di Cassazione ha annullato la decisione sulla non menzione della condanna?
La Corte ha annullato la decisione perché la motivazione fornita dalla Corte d’Appello per negare il beneficio era ‘apparente’. Il giudice si era limitato a citare la ‘particolare antisocialità della condotta’, una giustificazione troppo generica e insufficiente a spiegare perché l’imputato, ritenuto meritevole della sospensione della pena, non lo fosse anche della non menzione.

Perché il reato di guida in stato di ebbrezza, in questo caso, non è stato considerato di ‘particolare tenuità’?
Il reato non è stato considerato di particolare tenuità a causa della gravità complessiva della condotta. I giudici hanno ritenuto ostative ‘le modalità della condotta e la non esiguità del pericolo’: l’imputato guidava di notte con un tasso alcolemico molto elevato e aveva a portata di mano un’ulteriore bottiglia di birra, dimostrando un evidente disprezzo per la sicurezza propria e altrui.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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