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Ne bis in idem e immigrazione: reato ed espulsione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28373 del 2024, ha stabilito che non sussiste violazione del principio del ne bis in idem qualora un cittadino straniero venga condannato a una pena pecuniaria per il reato di ingresso e soggiorno illegale e, contemporaneamente, sia destinatario di un provvedimento amministrativo di espulsione. La Corte ha chiarito che l’espulsione amministrativa ha una finalità preventiva di controllo dei flussi migratori e non una natura sostanzialmente penale, requisito necessario per poter invocare il divieto di doppio giudizio.

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Pubblicato il 20 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ne bis in idem e Immigrazione: Quando la Condanna Penale e l’Espulsione Possono Coesistere

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 28373/2024 affronta un tema cruciale all’incrocio tra diritto penale e normativa sull’immigrazione: la presunta violazione del principio del ne bis in idem. Questo principio, che vieta di essere processati due volte per lo stesso fatto, è stato invocato da un cittadino straniero condannato al pagamento di un’ammenda per soggiorno illegale, dopo aver già ricevuto un decreto di espulsione. La Corte ha fornito chiarimenti essenziali sulla diversa natura delle due misure, escludendo qualsiasi violazione.

I Fatti del Caso: tra Sanzione Penale e Amministrativa

Un cittadino straniero veniva fermato dalle forze dell’ordine e trovato sprovvisto di un valido permesso di soggiorno. Per questa ragione, nei suoi confronti venivano attivati due procedimenti distinti:
1. Un procedimento amministrativo: conclusosi con l’emissione di un decreto di espulsione da parte del Prefetto, con l’ordine di lasciare il territorio nazionale.
2. Un procedimento penale: per il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, previsto dall’art. 10-bis del Testo Unico sull’Immigrazione (D.Lgs. 286/1998), che si concludeva con una sentenza di condanna al pagamento di un’ammenda di tremila euro.

L’Appello in Cassazione: la Doglianza sul divieto di ne bis in idem

Il difensore dell’imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la condanna penale violasse il principio del ne bis in idem, sancito sia dalla normativa europea (art. 4, Prot. 7 CEDU e art. 50 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE) che dall’ordinamento italiano.

Secondo la tesi difensiva, il decreto di espulsione, pur essendo formalmente un atto amministrativo, avrebbe una natura ‘sostanzialmente penale’ secondo i criteri elaborati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (i cosiddetti ‘criteri Engel’). Di conseguenza, l’imputato sarebbe stato punito due volte per la medesima condotta: il soggiorno irregolare. La difesa ha inoltre lamentato che i due procedimenti, amministrativo e penale, non fossero sufficientemente collegati nel tempo e nella sostanza per essere considerati parte di un’unica e coerente risposta sanzionatoria da parte dello Stato.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione e il Principio del Ne bis in idem

La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso, ritenendolo infondato. Il cuore della motivazione risiede nella distinzione fondamentale tra la natura della sanzione penale e quella del provvedimento di espulsione amministrativa.

La Corte ha specificato che, per attivare la tutela del ne bis in idem, è necessario che entrambe le sanzioni abbiano una natura sostanzialmente penale. Analizzando l’espulsione amministrativa prevista dall’art. 13 del Testo Unico Immigrazione, i giudici hanno concluso che essa non soddisfa tale requisito. A differenza della sanzione penale, che ha una finalità punitiva e repressiva, l’espulsione amministrativa persegue un obiettivo preventivo: il controllo dei flussi migratori e l’allontanamento dal territorio nazionale di chi vi soggiorna irregolarmente.

Il suo contenuto, sebbene afflittivo perché limita la libertà di movimento, è una conseguenza diretta di questa finalità di controllo e non mira a punire il soggetto per il fatto commesso. La Corte ha sottolineato come questa misura sia diversa dall’espulsione disposta dal giudice penale come sanzione sostitutiva o alternativa alla detenzione (art. 16 T.U. Immigrazione), che invece ha una chiara connotazione penale.

Poiché l’espulsione amministrativa non ha natura ‘penale’ ai sensi della Convenzione Europea, viene a mancare il presupposto stesso per l’applicazione del principio del ne bis in idem. Non si può parlare di ‘doppia punizione’ se una delle due misure non è una ‘punizione’ in senso stretto.

In via subordinata, la Corte ha comunque ritenuto che, anche qualora si volesse considerare l’espulsione come sanzione, esisterebbe tra i due procedimenti quella ‘connessione sostanziale e temporale’ richiesta dalla giurisprudenza europea. Essi, infatti, perseguono scopi complementari (punire il reato e controllare i confini) e fanno parte di un unico sistema di gestione del fenomeno migratorio.

Conclusioni: Le Implicazioni della Sentenza

La sentenza ribadisce un principio consolidato: il cosiddetto ‘doppio binario’ sanzionatorio in materia di immigrazione è legittimo. La condanna penale per il reato di soggiorno illegale e l’ordine amministrativo di espulsione sono due strumenti diversi, con finalità distinte, che possono coesistere senza violare il divieto di doppio giudizio. Questa pronuncia offre un importante chiarimento per gli operatori del diritto, confermando che la natura preventiva della misura amministrativa la esclude dal perimetro di applicazione del principio del ne bis in idem, garantendo così l’efficacia sia della risposta penale sia degli strumenti di controllo del territorio.

È possibile essere condannati penalmente per soggiorno irregolare e ricevere anche un decreto di espulsione per lo stesso fatto?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che i due provvedimenti possono coesistere, in quanto la condanna penale ha una finalità punitiva, mentre il decreto di espulsione amministrativo ha una finalità preventiva di controllo dei flussi migratori.

L’espulsione amministrativa è considerata una sanzione penale ai fini del principio del ne bis in idem?
No. Secondo la Corte, l’espulsione amministrativa prevista dall’art. 13 del D.Lgs. 286/1998 non ha una natura sostanzialmente penale secondo i criteri della giurisprudenza europea (‘criteri Engel’). La sua funzione principale non è punire, ma allontanare dal territorio nazionale chi vi soggiorna irregolarmente.

Cosa stabilisce la giurisprudenza europea riguardo al ‘doppio binario’ sanzionatorio, amministrativo e penale?
La giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (sentenza A. e B. contro Norvegia) ammette la coesistenza di procedimenti diversi per lo stesso fatto a condizione che essi abbiano una ‘connessione sostanziale e temporale sufficientemente stretta’ e facciano parte di un sistema sanzionatorio coerente e integrato. Nel caso di specie, la Cassazione ha ritenuto che, in ogni caso, tale connessione sussista.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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