Motivo Nuovo in Cassazione: La Regola della Preclusione che Porta all’Inammissibilità
L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione offre un’importante lezione sul processo penale, ribadendo un principio fondamentale: l’impossibilità di presentare un motivo nuovo in Cassazione. Questo significa che le questioni non sollevate nel giudizio d’appello non possono essere introdotte per la prima volta davanti alla Suprema Corte. Analizziamo la vicenda per comprendere le ragioni e le conseguenze di questa regola.
I Fatti del Processo
Il caso trae origine da una sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello per reati contro la pubblica amministrazione e la persona, specificamente per resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.), oltraggio a un pubblico ufficiale (art. 341 bis c.p.) e lesioni personali (art. 582 c.p.).
L’imputato, ritenendosi ingiustamente condannato, ha proposto ricorso per cassazione. L’unico motivo di doglianza sollevato dinanzi alla Suprema Corte riguardava l’errata applicazione delle norme sul concorso tra i reati di resistenza e oltraggio, sostenendo che la sua condotta avrebbe dovuto essere inquadrata diversamente.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione, con una decisione netta e concisa, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa pronuncia non è entrata nel merito della questione sollevata dal ricorrente, ovvero se il concorso tra i reati fosse stato correttamente valutato. La decisione si è fermata a un livello precedente, di natura puramente processuale, ma dalle conseguenze definitive.
A seguito della declaratoria di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Le Motivazioni: Il Principio del Motivo Nuovo in Cassazione
La ragione di tale decisione risiede in un caposaldo del nostro sistema processuale: il cosiddetto ‘effetto devolutivo’ dell’appello. Quando si impugna una sentenza, si trasferisce al giudice superiore solo l’esame delle questioni specificamente indicate nei motivi di gravame. Le questioni non contestate si intendono accettate e passano in giudicato.
Nel caso specifico, la Corte ha rilevato che la questione relativa al concorso tra i reati non era mai stata sollevata nell’atto di appello. L’imputato, nel precedente grado di giudizio, aveva basato la sua difesa su altri argomenti. Aver introdotto questa censura per la prima volta in sede di legittimità l’ha resa un motivo nuovo in Cassazione. La legge processuale, per garantire l’ordine e la certezza dei giudizi, vieta la proposizione di motivi nuovi in Cassazione. Tale motivo è, pertanto, considerato precluso, ovvero non più proponibile, e ciò determina l’inammissibilità del ricorso.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche per la Difesa
Questa ordinanza sottolinea l’importanza cruciale della redazione dell’atto di appello. La difesa tecnica ha l’onere di analizzare in modo completo ed esaustivo la sentenza di primo grado e di sollevare tutte le possibili censure fin da quel momento. Qualsiasi dimenticanza o scelta strategica di tralasciare un motivo di doglianza in appello si rivela fatale, poiché quella porta si chiude definitivamente. Non sarà possibile ‘recuperare’ l’argomento davanti alla Corte di Cassazione. Per gli imputati e i loro difensori, la lezione è chiara: l’appello è l’ultima sede in cui si possono contestare i fatti e le valutazioni di merito, e ogni potenziale errore della sentenza deve essere diligentemente eccepito per non perdere per sempre la possibilità di farlo valere.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il motivo presentato, relativo al concorso tra reati, non era stato sollevato nel precedente grado di appello. Si trattava quindi di un ‘motivo nuovo’, la cui proposizione è preclusa in sede di legittimità.
Cosa comporta la declaratoria di inammissibilità del ricorso?
Comporta che la Corte non esamina la questione nel merito. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, in questo caso fissata in tremila euro, da versare alla Cassa delle ammende.
È possibile sollevare per la prima volta una questione giuridica dinanzi alla Corte di Cassazione?
No, sulla base di questa decisione, non è possibile. I motivi di ricorso in Cassazione devono riguardare questioni già devolute al giudice d’appello. Introdurre argomenti non discussi nel precedente grado di giudizio porta all’inammissibilità del ricorso per preclusione.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 39221 Anno 2025
Penale Ord. Sez. 7 Num. 39221 Anno 2025
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 26/09/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 15/10/2024 della CORTE APPELLO di GENOVA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
R.G. n. 16710/2025
CONSIDERATO IN FATTO E IN DIRITTO
Visti gli atti, la sentenza impugnata (condanna per i reati previsti dagli artt. 582 cod. pen.);
Esaminato il motivo di ricorso, relativo al ritenuto concorso fra f i reati di cui agli artt. 337 e 341 bis cod. pen.;
Ritenuto il motivo inammissibile perché non dedotto in appello e, quindi, precluso; Ritenuto, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la co ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in fa Cassa delle ammende;
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese p e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso il 26 settembre 2025.