Motivo di Ricorso: La Cassazione chiarisce i limiti della giustificazione
Quando si presenta un ricorso in Cassazione, è fondamentale che le argomentazioni siano specifiche, pertinenti e legalmente fondate. Un recente provvedimento della Suprema Corte ci offre un chiaro esempio di come un motivo di ricorso generico e non supportato da prove concrete sia destinato all’inammissibilità, con conseguenze economiche per il ricorrente. Analizziamo insieme questa ordinanza per comprendere meglio i requisiti di un ricorso efficace.
I Fatti del Caso
La vicenda trae origine dalla decisione della Corte d’Appello di Napoli, che aveva confermato una condanna nei confronti di un individuo. L’imputato era accusato di aver violato le prescrizioni di una misura restrittiva, allontanandosi dal luogo in cui era obbligato a rimanere.
Per contestare tale decisione, l’individuo ha proposto ricorso in Cassazione. La sua linea difensiva si basava su una specifica giustificazione: egli sosteneva di essere uscito per prestare soccorso alla madre, la quale era caduta mentre dava da mangiare a un cane. Questa circostanza, a suo dire, avrebbe dovuto scagionarlo dall’accusa.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione, esaminati gli atti, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, non solo ha confermato la decisione della Corte d’Appello, ma ha anche condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La Corte ha ritenuto che il ricorso presentasse profili di colpa, data la sua palese infondatezza.
Le Motivazioni della Decisione: il motivo di ricorso aspecifico
Il cuore della decisione risiede nella valutazione del motivo di ricorso. La Cassazione lo ha definito “aspecifico e comunque manifestamente infondato”. Vediamo perché:
1. Mancata Contestazione del Fatto: Il ricorrente non ha mai negato il dato oggettivo, ovvero di essere uscito dal luogo di restrizione. La sua difesa non verteva sull’insussistenza del fatto, ma sulla sua giustificazione.
2. Assenza di Prove: La Corte territoriale (la Corte d’Appello) aveva già rilevato come l’assunto difensivo – l’intervento in ausilio della madre – fosse rimasto una mera affermazione, priva di qualsiasi elemento di prova a sostegno. Non era emerso alcun riscontro oggettivo che potesse avvalorare questa versione dei fatti.
3. Genericità del Ricorso: Di fronte a questa motivazione della Corte d’Appello, il ricorso in Cassazione si è limitato a riproporre la stessa giustificazione senza però contestare specificamente il punto centrale della decisione impugnata, ossia la mancanza di prove. Un motivo di ricorso efficace avrebbe dovuto argomentare sull’eventuale errore della Corte d’Appello nel valutare le prove o nel non ammetterne di nuove, non semplicemente ripetere una tesi già ritenuta sfornita di supporto probatorio.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale del diritto processuale: non basta avere una giustificazione, bisogna essere in grado di provarla. Quando si impugna una sentenza, specialmente in sede di legittimità come la Cassazione, il motivo di ricorso non può essere una semplice riproposizione delle proprie tesi. Deve, invece, consistere in una critica puntuale e argomentata delle motivazioni del giudice precedente, evidenziando specifici vizi di legge o di logica.
In assenza di tale specificità, il ricorso viene considerato inammissibile, con l’ulteriore conseguenza negativa per il ricorrente di essere condannato al pagamento non solo delle spese del procedimento, ma anche di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, proprio a causa della palese infondatezza della sua impugnazione.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
La Corte di Cassazione lo ha ritenuto inammissibile perché il motivo di ricorso era aspecifico e manifestamente infondato, non contestando validamente le ragioni della sentenza precedente.
Quale giustificazione ha fornito il ricorrente per la sua condotta?
Il ricorrente ha sostenuto di essere uscito dal luogo di restrizione per soccorrere la madre, che era caduta mentre stava dando da mangiare a un cane.
Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente?
Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 38969 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 38969 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 20/09/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a CASTELLAMMARE DI STABIA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 01/02/2024 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
visti gli atti e la sentenza impugnata; esaminati i motivi di ricorso,
OSSERVA
Ritenuto che il motivo di ricorso è aspecifico e comunque manifestamente infondato, non essendo contestato che il ricorrente sia uscito dal luogo in cui era ristretto e non essendo emerso alcun elemento, secondo quanto rilevato dalla Corte territoriale, a sostegno dell’assunto difensivo incentrato su un intervento in ausilio della madre caduta mentre dava da mangiare ad un cane;
Ritenuto dunque che il ricorso è inammissibile, conseguendone la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in ragione dei sottesi profili di colpa, a quello della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende,
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 20 settembre 2024
Il Consigliere estensore
Il Pr idente