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Motivazione per relationem nel riesame cautelare

Un imputato ricorre in Cassazione contro un’ordinanza di custodia cautelare, lamentando una carente motivazione per relationem da parte del Tribunale del Riesame. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che il riesame può richiamare l’atto precedente, a patto di vagliare effettivamente gli elementi decisivi e le argomentazioni difensive. Il ricorso è stato giudicato generico e volto a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.

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Pubblicato il 4 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Motivazione per Relationem: La Cassazione sui Limiti nel Riesame Cautelare

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17504 del 2024, torna a pronunciarsi su un tema cruciale della procedura penale: i limiti e la validità della motivazione per relationem nei provvedimenti del Tribunale del Riesame. Questa decisione offre importanti chiarimenti su come deve essere redatta la motivazione di un’ordinanza che conferma una misura cautelare, bilanciando economia processuale e diritto di difesa.

I Fatti del Caso

La vicenda ha origine da un’ordinanza del GIP di Milano che dispone la custodia in carcere per un individuo, indagato per il reato di tentata estorsione aggravata in concorso con un’altra persona non identificata. L’indagato presentava istanza di riesame, chiedendo la revoca della misura. Il Tribunale del Riesame, tuttavia, respingeva l’istanza, confermando la decisione del GIP.

Contro quest’ultima ordinanza, la difesa proponeva ricorso per Cassazione, lamentando principalmente la violazione di legge e il vizio di motivazione. Secondo il ricorrente, il Tribunale del Riesame si era limitato a fare un richiamo generico all’ordinanza del GIP, adottando una motivazione per relationem apparente e omettendo un’autonoma valutazione delle prove e delle argomentazioni difensive.

I Motivi del Ricorso e la questione della Motivazione per Relationem

Il nucleo del ricorso si concentrava su due punti principali:

1. Violazione dei limiti della motivazione per relationem: La difesa sosteneva che il Tribunale del Riesame non avesse rispettato i criteri stabiliti dalla giurisprudenza, secondo cui la motivazione, seppur sintetica o riferita ad altri atti, deve dimostrare che il giudice ha preso effettiva cognizione del caso e ha valutato le censure mosse dalla parte. Nel caso specifico, si lamentava una mera reiterazione del ragionamento del GIP, senza un confronto critico con le tesi difensive, tra cui una ricostruzione alternativa dei fatti fornita dall’indagato.
2. Travisamento della prova: Il ricorrente contestava la valutazione di attendibilità della persona offesa, ritenendo che il Tribunale avesse fondato il proprio convincimento su un riscontro esterno inesistente, ignorando la versione dell’indagato secondo cui era lui a cercare di aiutare una terza persona derubata dall’accusatore.

In sostanza, il ricorso mirava a dimostrare che l’ordinanza del riesame era priva di un autonomo apparato motivazionale, configurandosi come una mera ratifica della decisione di primo grado.

La Decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato e generico. La sentenza chiarisce in modo netto la differente portata dell’obbligo motivazionale tra il provvedimento genetico della misura (quello del GIP) e quello emesso in sede di riesame.

Le Motivazioni

La Corte ha spiegato che, mentre l’ordinanza che applica per la prima volta una misura cautelare deve contenere un’autonoma valutazione dei gravi indizi e delle esigenze cautelari (art. 292 c.p.p.), per il provvedimento del Tribunale del Riesame non è previsto un analogo onere in termini così stringenti. Quest’ultimo, infatti, può legittimamente fare ampio ricorso alla motivazione per relationem, richiamando il contenuto dell’ordinanza impugnata.

Tuttavia, questo richiamo non può essere acritico. Il Tribunale del Riesame ha il dovere di verificare gli elementi e le argomentazioni difensive che potrebbero incrinare la tenuta logica del provvedimento del GIP. Nel caso di specie, la Cassazione ha riscontrato che il Tribunale aveva esplicitato le ragioni specifiche per cui le censure difensive non potevano essere accolte, contestando punto per punto la ricostruzione alternativa offerta dall’indagato. Pertanto, non vi era stata alcuna abdicazione alla funzione di controllo.

Inoltre, la Corte ha ribadito che la valutazione dell’attendibilità della persona offesa costituisce una questione di fatto, non censurabile in sede di legittimità, a meno che la motivazione non sia manifestamente contraddittoria o basata su pure congetture, cosa che non è stata ravvisata nel caso in esame. Il ricorso, secondo i giudici, si limitava a reiterare le stesse censure già esaminate e respinte in sede di riesame, proponendo di fatto una rilettura del merito non consentita in Cassazione.

Le Conclusioni

In conclusione, la sentenza ha sancito l’inammissibilità del ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende. Questa decisione consolida il principio secondo cui il ricorso al riesame non può essere una mera ripetizione di argomenti già noti, ma deve confrontarsi specificamente con la motivazione del provvedimento impugnato. La motivazione per relationem è uno strumento valido per il Tribunale del Riesame, a condizione che dimostri un effettivo vaglio critico degli atti e delle difese, senza trasformarsi in un formale recepimento della decisione precedente.

Un tribunale del riesame può motivare la sua decisione facendo riferimento all’ordinanza del GIP?
Sì, il Tribunale del Riesame può fare ampio ricorso alla motivazione per relationem, richiamando l’ordinanza cautelare impugnata, a condizione che dimostri di aver svolto un effettivo vaglio degli elementi decisivi e delle argomentazioni difensive che potrebbero invalidare la logica del provvedimento precedente.

Perché il ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto manifestamente infondato e generico. La Corte ha stabilito che il ricorrente si era limitato a reiterare le stesse censure già formulate nell’atto di riesame, senza confrontarsi con le motivazioni specifiche fornite dal Tribunale, e aveva tentato di ottenere una nuova valutazione del merito dei fatti, attività non consentita in sede di legittimità.

La valutazione dell’attendibilità di un testimone può essere contestata in Cassazione?
No, la valutazione dell’attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa è una questione di fatto, di competenza dei giudici di merito. Può essere censurata in Cassazione solo se la motivazione della sentenza impugnata risulta affetta da manifeste contraddizioni o si basa su mere congetture, ipotesi non riscontrate nel caso di specie.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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