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Motivazione per relationem: legittima se l’atto è noto

Un individuo, indagato per traffico di stupefacenti sulla base di chat criptate, ha impugnato un’ordinanza di custodia cautelare. La difesa sosteneva la nullità del provvedimento per motivazione insufficiente, poiché il giudice si era limitato a rinviare a un’annotazione di polizia non allegata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la motivazione per relationem è legittima se l’atto richiamato è identificato e accessibile alla difesa. Inoltre, ha ribadito che il ricorso diretto in Cassazione (per saltum) non consente di riesaminare la valutazione dei fatti, competenza del Tribunale del Riesame.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Motivazione per Relationem: Quando il Rinvio agli Atti di Polizia è Legittimo?

In un recente caso, la Corte di Cassazione ha affrontato una questione cruciale nel diritto processuale penale: la validità della motivazione per relationem in un’ordinanza di custodia cautelare. La vicenda trae origine da un’indagine su un vasto traffico di stupefacenti, basata in gran parte sull’analisi di chat scambiate su una piattaforma di comunicazione criptata. Questo caso offre spunti fondamentali sui limiti del ricorso in Cassazione e sugli obblighi motivazionali del giudice.

I Fatti del Caso: Le Chat Criptate e l’Ordinanza di Custodia

L’indagine, frutto di una complessa collaborazione internazionale, ha permesso di decriptare le conversazioni di un’associazione criminale dedita al traffico di cocaina e hashish. Sulla base di questi elementi, il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di uno degli indagati. L’identificazione del soggetto come utente di un determinato account criptato si basava su un’annotazione della polizia giudiziaria.

Il Ricorso in Cassazione e i Motivi della Difesa

La difesa dell’indagato ha presentato un ricorso diretto alla Corte di Cassazione, noto come ricorso per saltum, lamentando la nullità dell’ordinanza cautelare. I principali motivi di doglianza erano:

* Carenza di motivazione: L’ordinanza non esplicitava gli elementi che avevano portato all’identificazione dell’indagato, limitandosi a rinviare a un’annotazione di polizia.
* Violazione del diritto di difesa: L’atto richiamato dal giudice non era stato né trascritto né allegato al provvedimento, rendendo impossibile per la difesa comprendere appieno le ragioni della decisione.
* Mancanza di autonoma valutazione: Il giudice si sarebbe appropriato acriticamente delle conclusioni investigative senza svolgere una propria e autonoma valutazione degli indizi.

L’Analisi della Corte e la Validità della Motivazione per Relationem

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, cogliendo l’occasione per ribadire alcuni principi cardine della procedura penale.
In primo luogo, i giudici hanno sottolineato che il ricorso per saltum può essere proposto solo per violazione di legge, non per contestare l’analisi dei fatti o la coerenza logica della motivazione. Tali censure sono di competenza del Tribunale del Riesame, sede naturale per la rivalutazione del quadro indiziario.

I Criteri per una Legittima Motivazione per Relationem

Il punto centrale della sentenza riguarda la motivazione per relationem. La Corte ha confermato che un provvedimento giudiziario può legittimamente motivare rinviando a un altro atto del procedimento, a patto che siano rispettate tre condizioni fondamentali:

1. Riferimento a un atto legittimo: L’atto richiamato (in questo caso, l’annotazione di polizia) deve essere un atto valido del procedimento.
2. Presa di cognizione: Il giudice deve dimostrare di aver preso visione del contenuto dell’atto e di averlo meditato, ritenendolo coerente con la propria decisione.
3. Conoscibilità dell’atto: L’atto di riferimento, se non allegato, deve essere conosciuto o almeno facilmente accessibile (ostensibile) all’interessato, per consentirgli di esercitare il proprio diritto di difesa e di critica.

Nel caso specifico, l’annotazione di polizia era parte del fascicolo processuale e, pertanto, pienamente conoscibile dalla difesa, che non ne aveva eccepito l’omesso deposito.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha ritenuto le censure della difesa manifestamente generiche. Non basta lamentare il rinvio a un atto esterno; è onere della parte che ricorre giustificare specificamente l’inidoneità di tale rinvio e del suo contenuto a sorreggere la decisione. La difesa, invece, si era limitata a criticare il metodo della relatio senza entrare nel merito degli elementi contenuti nell’annotazione di polizia. Inoltre, la questione della mancata allegazione dell’atto, rilevante per l’interrogatorio di garanzia, non poteva essere sollevata per la prima volta con un ricorso per saltum volto ad annullare l’ordinanza genetica.

Conclusioni

La sentenza consolida un orientamento giurisprudenziale di grande importanza pratica. La motivazione per relationem è uno strumento efficiente a disposizione del giudice, ma non può tradursi in una delega in bianco agli organi investigativi. La sua legittimità dipende dalla trasparenza e dall’effettiva possibilità per la difesa di accedere alle fonti di prova e di contestarle. Al contempo, la pronuncia chiarisce che la scelta di uno strumento processuale, come il ricorso per saltum, ha conseguenze precise e non consente di eludere i gradi di giudizio previsti per la valutazione del merito delle prove.

È valida un’ordinanza cautelare che motiva le accuse facendo riferimento a un atto di polizia giudiziaria non allegato?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che tale motivazione è legittima a tre condizioni: 1) il giudice deve fare riferimento a un atto legittimo del procedimento; 2) deve dimostrare di averne preso cognizione e di averlo ritenuto coerente con la sua decisione; 3) l’atto, se non allegato, deve essere conosciuto o almeno facilmente accessibile alla difesa (ad esempio, perché presente nel fascicolo processuale).

Si può contestare la valutazione delle prove in un ricorso “per saltum” alla Corte di Cassazione?
No, il ricorso “per saltum” (art. 311 c.p.p.) è ammesso solo per violazioni di legge. Le censure riguardanti lo sviluppo logico delle argomentazioni e l’esame degli elementi probatori devono essere presentate al Tribunale del Riesame, che è l’organo competente per la rivalutazione del merito indiziario.

Qual è l’onere della difesa quando contesta una motivazione “per relationem”?
La difesa non può limitarsi a una critica generica del metodo del rinvio ad altri atti. È suo onere, specialmente in un ricorso per saltum, giustificare specificamente perché il contenuto dell’atto richiamato è inidoneo a fondare il giudizio del giudice, inficiando così la tenuta motivazionale del provvedimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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