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Motivazione per relationem: guida alla validità

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la validità della motivazione per relationem adottata dalla Corte d’Appello. La Suprema Corte ha ribadito che il richiamo critico alla sentenza di primo grado è pienamente legittimo quando il giudice di secondo grado risponde esaustivamente alle doglianze difensive. Il ricorso è stato giudicato generico anche in merito all’eccezione di incostituzionalità e alla violazione della regola del ragionevole dubbio, poiché non offriva una ricostruzione dei fatti alternativa e inconfutabile.

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Pubblicato il 26 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Motivazione per relationem: la validità della sentenza d’appello

La validità della motivazione per relationem rappresenta un tema centrale nel diritto processuale penale, specialmente quando si tratta di bilanciare la celerità dei giudizi con il diritto di difesa. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini di questa pratica, confermando che il richiamo alla sentenza di primo grado non è di per sé un vizio, purché sia accompagnato da un’analisi critica.

I fatti di causa

Il caso trae origine dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Milano. La difesa aveva sollevato diverse eccezioni, tra cui l’incostituzionalità di alcune norme procedurali e, soprattutto, il vizio di motivazione. Secondo il ricorrente, i giudici di secondo grado si erano limitati a riportare pedissequamente quanto già stabilito in primo grado, senza fornire una risposta autonoma e approfondita alle critiche mosse dall’appello. Inoltre, veniva contestata la valutazione degli indizi, ritenuti non gravi e insufficienti a superare la soglia del ragionevole dubbio.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile sotto ogni profilo. In primo luogo, l’eccezione di incostituzionalità è stata rigettata perché formulata in modo troppo generico, senza indicare il danno concreto subito dal ricorrente. In secondo luogo, i giudici hanno confermato la legittimità della motivazione per relationem, spiegando che essa è valida quando il giudice d’appello recepisce criticamente la decisione impugnata, approfondendo solo gli aspetti realmente controversi e omettendo di rispondere a doglianze già ampiamente risolte dal primo giudice.

Il limite del ragionevole dubbio

Un punto cruciale della decisione riguarda la prova della penale responsabilità. La Cassazione ha ricordato che, per far valere il principio del ragionevole dubbio in sede di legittimità, non basta proporre una versione dei fatti alternativa o plausibile. È necessario che il ricorrente presenti una ricostruzione inconfutabile, basata su dati processuali certi, che dimostri l’illogicità della sentenza impugnata. Nel caso di specie, le doglianze sono state ritenute mere riproduzioni di quanto già discusso nel merito, prive della specificità necessaria per un vaglio in Cassazione.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sul principio di economia processuale e sulla natura del giudizio di legittimità. La motivazione per relationem è considerata corretta se la struttura argomentativa complessiva (primo e secondo grado) fornisce una risposta coerente e logica alle tesi difensive. La Corte ha sottolineato che il sindacato di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito: non è possibile chiedere una nuova valutazione delle prove, ma solo verificare che il ragionamento del giudice non presenti fratture logiche o travisamenti decisivi.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che il ricorso per cassazione deve essere estremamente specifico e non può limitarsi a contestare genericamente la valutazione dei fatti operata dai giudici di merito. La conferma della validità della motivazione per relationem impone ai difensori uno sforzo maggiore nell’individuare lacune argomentative reali e non meramente formali. L’inammissibilità del ricorso ha comportato, oltre alla condanna alle spese, anche il pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

Quando una sentenza d’appello può richiamare quella di primo grado?
È legittimo se il giudice d’appello recepisce in modo critico la decisione precedente, approfondendo i punti contestati e rispondendo alle doglianze della difesa.

Cosa succede se il ricorso in Cassazione è troppo generico?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile, impedendo alla Corte di esaminare il merito della questione e comportando spesso la condanna al pagamento delle spese.

Come si può contestare la prova della colpevolezza in Cassazione?
Bisogna dimostrare vizi logici nella ricostruzione dei fatti o prospettare una versione alternativa inconfutabile, non bastando semplici dubbi o ipotesi plausibili.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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