LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Motivazione della pena: Cassazione annulla sentenza

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Appello per totale carenza di motivazione della pena inflitta a cinque imputati. A seguito di un precedente annullamento con rinvio che aveva portato all’assoluzione per il reato associativo, i giudici d’appello non avevano adeguatamente giustificato la rideterminazione delle pene, omettendo di spiegare i criteri utilizzati per il calcolo e per il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ribadito che la giustificazione del trattamento sanzionatorio è un obbligo imprescindibile del giudice, annullando nuovamente la decisione e rinviando per un nuovo giudizio.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Motivazione della pena: perché la Cassazione annulla la sentenza

La recente sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Terza Penale, ribadisce un principio fondamentale del nostro ordinamento: ogni pena deve essere giustificata. La motivazione della pena non è una mera formalità, ma una garanzia essenziale per l’imputato e per la collettività. In questo caso, l’omessa o carente spiegazione dei criteri sanzionatori da parte della Corte d’Appello ha portato all’annullamento della condanna per cinque imputati, rinviando gli atti per un nuovo, e più motivato, giudizio.

I Fatti del Processo

La vicenda processuale è complessa e trae origine da una sentenza di condanna per diversi reati, tra cui quello di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Questa sentenza era già stata oggetto di un primo ricorso in Cassazione, che aveva annullato la decisione con rinvio ad un’altra sezione della Corte d’Appello. Il primo annullamento aveva portato all’assoluzione degli imputati dal reato associativo, il più grave.

Di conseguenza, la Corte d’Appello, in sede di rinvio, era chiamata a ricalcolare la pena per i reati residui. Tuttavia, nel farlo, secondo i ricorrenti, il collegio giudicante aveva omesso di fornire una spiegazione logica e coerente sia per la quantificazione della pena finale sia per il diniego delle attenuanti generiche, limitandosi a confermare decisioni precedenti senza un’adeguata giustificazione.

La Carenza di Motivazione della Pena come Vizio Capitale

I cinque imputati, attraverso i loro difensori, hanno presentato ricorso in Cassazione lamentando, con motivi diversi ma convergenti, proprio la carenza di motivazione. Le doglianze principali riguardavano:

* La mancata spiegazione del perché non fossero state concesse le attenuanti generiche.
* L’assenza di motivazione sull’applicazione della recidiva e sul relativo aumento di pena.
* La determinazione della pena principale e di quella accessoria (come la sospensione della patente) senza un’argomentazione a supporto.

In sostanza, i ricorrenti hanno sostenuto che i giudici di merito si fossero limitati ad un calcolo aritmetico della sanzione, senza esplicitare il percorso logico-giuridico seguito, violando così gli articoli 132 e 133 del codice penale, che impongono al giudice di tener conto della gravità del reato e della capacità a delinquere del reo.

Il Divieto di ‘Reformatio in Peius’ e la Recidiva

Uno dei motivi di ricorso sollevava anche la violazione del divieto di peggiorare la condizione dell’imputato in appello (reformatio in peius). La Cassazione ha ritenuto questo motivo inammissibile, richiamando un principio consolidato delle Sezioni Unite: quando cambia la struttura del reato continuato (ad esempio, perché l’imputato viene assolto dal reato più grave), il giudice d’appello può ricalcolare la pena, anche aumentando la sanzione per i reati satellite o per la recidiva, purché la pena complessiva non sia superiore a quella originaria. Tuttavia, anche in questo caso, è fondamentale che tale ricalcolo sia adeguatamente e partitamente motivato.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi, ritenendoli fondati proprio sotto il profilo della mancanza di motivazione. I giudici supremi hanno sottolineato che, a fronte delle specifiche censure mosse dagli imputati, la Corte d’Appello aveva l’obbligo di fornire una risposta argomentata. Invece, la sentenza impugnata risultava del tutto priva di giustificazioni sul trattamento sanzionatorio.

La Corte ha specificato che la motivazione della pena deve essere puntuale e non può risolversi in una formula di stile o in un mero richiamo a calcoli precedenti, specialmente quando il quadro accusatorio è mutato a seguito di un’assoluzione. Ogni aspetto della sanzione, dalla pena base agli aumenti per le aggravanti, fino al giudizio sulle attenuanti, deve essere il frutto di una valutazione discrezionale del giudice, il cui iter logico deve essere trasparente e comprensibile. L’assenza di tale percorso argomentativo costituisce un vizio che invalida la sentenza nella parte relativa alla determinazione della pena.

Le Conclusioni

In conclusione, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla parte in cui ometteva la motivazione sulla pena principale. Gli atti sono stati trasmessi a un’altra sezione della Corte d’Appello di Reggio Calabria, che dovrà procedere a un nuovo giudizio, questa volta fornendo una spiegazione esaustiva e logica del trattamento sanzionatorio che deciderà di applicare. Questa decisione riafferma con forza il diritto dell’imputato a conoscere le ragioni della condanna e della pena inflitta, un pilastro dello stato di diritto e del giusto processo.

Perché la motivazione della pena è un elemento essenziale di una sentenza?
Perché garantisce il diritto dell’imputato di comprendere le ragioni logico-giuridiche alla base della sanzione inflitta e permette un controllo sulla correttezza e sulla congruità della decisione del giudice, come imposto dai principi del giusto processo.

È possibile presentare nuovi motivi di ricorso in Cassazione dopo un primo annullamento con rinvio?
No, la presentazione di motivi nuovi è consentita solo a condizione che essi sviluppino o espongano meglio i capi o i punti della decisione già censurati nel ricorso originario. Non è possibile introdurre censure completamente nuove e diverse rispetto a quelle tempestivamente formalizzate.

Il giudice d’appello, dopo un’assoluzione per il reato più grave, può aumentare la pena per un reato residuo?
Sì, la giurisprudenza ammette che, cambiando la struttura del reato continuato, il giudice possa rideterminare la pena aumentando quella per i reati meno gravi, anche per effetto della recidiva. Tuttavia, questa operazione non deve portare a una pena complessiva superiore a quella precedente e, soprattutto, deve essere sempre supportata da un’adeguata e specifica motivazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati