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Molestie: i limiti del ricorso in Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un’imputata condannata per il reato di **molestie** ai sensi dell’art. 660 c.p. La ricorrente contestava la valutazione delle prove e il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che le censure erano generiche e volte a ottenere una rivalutazione del merito, preclusa in sede di legittimità. È stato inoltre ribadito che la reiterazione della condotta molesta impedisce l’applicazione dell’art. 131-bis c.p. e che la testimonianza della persona offesa, se attendibile, è sufficiente per fondare la condanna.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Molestie: quando il ricorso in Cassazione è inammissibile

Il reato di molestie rappresenta una fattispecie penale che spesso giunge all’attenzione della Suprema Corte per questioni legate alla valutazione delle prove e alla tenuità dell’offesa. In una recente ordinanza, i giudici di legittimità hanno tracciato un confine netto tra ciò che può essere contestato in Cassazione e ciò che invece appartiene esclusivamente al giudizio di merito.

Il caso e la condanna per molestie

La vicenda trae origine dalla condanna di un’imputata per il reato previsto dall’art. 660 del codice penale. La difesa aveva proposto ricorso lamentando una presunta illogicità della motivazione e il travisamento delle prove, sostenendo che gli elementi raccolti non fossero sufficienti a dimostrare la responsabilità penale. Inoltre, veniva contestato il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131-bis c.p.

Il vaglio di legittimità sulle molestie

La Corte di Cassazione ha chiarito che il ricorso non può limitarsi a proporre una lettura alternativa dei fatti. Il sindacato di legittimità non è un terzo grado di giudizio in cui si riapre l’istruttoria, ma un controllo sulla correttezza logica e giuridica della sentenza impugnata. Nel caso di specie, le censure sono state ritenute generiche poiché non si confrontavano direttamente con le motivazioni espresse dal Tribunale.

L’attendibilità della persona offesa

Un punto centrale della decisione riguarda il valore probatorio delle dichiarazioni della vittima. La Corte ha ribadito che, nel reato di molestie, le affermazioni della persona offesa possono costituire l’unica fonte di prova per l’affermazione della responsabilità penale. Non si applicano i rigidi criteri di riscontro esterno previsti per altre tipologie di testimonianza, purché il giudice svolga un rigoroso vaglio di attendibilità soggettiva e intrinseca del racconto.

Le motivazioni

Le motivazioni del rigetto risiedono principalmente nella natura dei motivi di ricorso, giudicati aspecifici e reiterativi. La Corte ha evidenziato come la richiesta di una nuova valutazione delle fonti probatorie sia estranea ai compiti della Cassazione. In merito alla particolare tenuità del fatto, i giudici hanno sottolineato che tale beneficio non può essere concesso quando la condotta di molestie risulta reiterata nel tempo. La ripetizione degli atti molesti configura infatti un’abitualità che esclude per legge il riconoscimento dell’esiguità del danno o del pericolo. Infine, la discrezionalità del giudice nella determinazione della pena, se supportata da una motivazione coerente con i parametri dell’art. 133 c.p., non è sindacabile.

Le conclusioni

Le conclusioni della Suprema Corte portano alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso, con conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende. La sentenza conferma un orientamento rigoroso: chi intende impugnare una condanna per molestie deve dimostrare vizi logici macroscopici o violazioni di legge precise, senza sperare in un riesame dei fatti. La reiterazione del comportamento molesto rimane l’ostacolo principale per l’accesso a benefici svuotanti la sanzione penale, consolidando la tutela della tranquillità pubblica e privata.

Si può chiedere alla Cassazione di rivalutare le prove di un processo?
No, la Cassazione si occupa solo della legittimità e della correttezza logica della motivazione, non può riesaminare i fatti o le prove nel merito.

La testimonianza della vittima basta per una condanna?
Sì, le dichiarazioni della persona offesa possono essere poste da sole a fondamento della responsabilità penale, purché sottoposte a un rigoroso vaglio di attendibilità.

Quando si esclude la particolare tenuità del fatto nelle molestie?
La causa di non punibilità è generalmente esclusa quando la condotta molesta viene reiterata nel tempo, rendendo l’offesa non più episodica o lieve.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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