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Molestia o disturbo alle persone: guida alla sentenza

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di molestia o disturbo alle persone, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall’imputata. La difesa contestava l’attendibilità della persona offesa e la mancata concessione di attenuanti, ma la Suprema Corte ha ribadito che tali valutazioni spettano esclusivamente ai giudici di merito. Poiché il ricorso è stato giudicato inammissibile, non è stato possibile rilevare l’eventuale prescrizione maturata dopo la sentenza di appello. La ricorrente è stata inoltre condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.

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Pubblicato il 27 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Molestia o disturbo alle persone: i limiti del ricorso in Cassazione

Il reato di molestia o disturbo alle persone (art. 660 c.p.) rappresenta una fattispecie spesso legata a conflitti interpersonali acuti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i confini entro cui è possibile impugnare una condanna per questo reato, sottolineando la distinzione tra questioni di fatto e questioni di diritto.

I fatti di causa

La vicenda trae origine da una sentenza della Corte di Appello di Bologna che aveva riformato una precedente condanna, riqualificando i reati contestati in quello di molestia o disturbo alle persone. All’imputata era stata inflitta la pena dell’arresto, con il beneficio della sospensione condizionale, oltre alla rifusione delle spese alla parte civile. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e violazione di legge, contestando in particolare l’attendibilità della persona offesa e la mancata applicazione di circostanze attenuanti o della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.

La decisione della Corte

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che le doglianze difensive si concentravano su profili di merito già ampiamente vagliati nei gradi precedenti. In sede di legittimità, non è infatti permesso richiedere una nuova valutazione delle prove o dell’attendibilità dei testimoni, a meno che la motivazione del giudice di merito non risulti manifestamente illogica o contraddittoria. Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva fornito una spiegazione coerente e giuridicamente corretta per confermare la responsabilità penale.

Implicazioni sulla prescrizione

Un aspetto tecnico di grande rilievo riguarda la prescrizione. La Cassazione ha ribadito un principio consolidato: l’inammissibilità del ricorso preclude la possibilità di far valere la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza impugnata. Questo significa che, se il ricorso non supera il vaglio di ammissibilità, la condanna diventa definitiva anche se i termini di prescrizione sono scaduti durante il tempo necessario per giungere al terzo grado di giudizio.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sull’irricevibilità di censure che mirano a trasformare il giudizio di legittimità in un terzo grado di merito. La valutazione della prova dichiarativa e la credibilità della persona offesa sono questioni di fatto che trovano la loro chiave di lettura nell’insieme della motivazione logica del giudice territoriale. Inoltre, il trattamento sanzionatorio e il diniego delle attenuanti generiche sono stati ritenuti correttamente motivati, rendendo le critiche della difesa manifestamente infondate.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che il reato di molestia o disturbo alle persone richiede una difesa tecnica capace di individuare vizi logici reali nella sentenza di merito, piuttosto che limitarsi a riproporre una diversa lettura dei fatti. L’inammissibilità del ricorso comporta non solo la definitività della pena, ma anche l’obbligo di versare una somma alla Cassa delle Ammende, oltre al pagamento delle spese processuali, sanzionando così l’attivazione impropria della giurisdizione di legittimità.

Cosa accade se il ricorso in Cassazione si basa solo su fatti già valutati?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché la Cassazione non può rivalutare le prove ma solo verificare la correttezza logica e legale della sentenza impugnata.

Si può contestare l’attendibilità della vittima in Cassazione?
No, la valutazione della credibilità della persona offesa è una questione di fatto riservata al giudice di merito, salvo il caso di motivazioni manifestamente contraddittorie.

L’inammissibilità del ricorso impedisce di dichiarare la prescrizione?
Sì, se il ricorso è inammissibile non è possibile rilevare la prescrizione del reato che sia maturata dopo la sentenza di secondo grado.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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