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Misure cautelari: legittima la motivazione ‘per relationem’

La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso contro delle misure cautelari per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Gli imputati lamentavano che l’ordinanza fosse una mera copia di altri atti, priva di autonoma valutazione. La Corte ha rigettato quasi tutti i motivi, affermando la legittimità della motivazione ‘per relationem’ a condizione che il giudice dimostri di aver fatto proprio il ragionamento altrui. L’ordinanza è stata annullata solo parzialmente per una contraddizione interna tra motivazione e dispositivo.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Motivazione per Relationem e Misure Cautelari: La Cassazione Chiarisce i Limiti

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22127 del 2023, offre importanti chiarimenti sui requisiti di validità delle misure cautelari, in particolare quando la motivazione del provvedimento fa riferimento ad altri atti processuali. La decisione nasce da un ricorso presentato da diversi indagati, destinatari di ordinanze di custodia cautelare per reati gravissimi, tra cui associazione a delinquere finalizzata al traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. L’analisi della Suprema Corte si concentra sulla legittimità della cosiddetta motivazione ‘per relationem’ e sui limiti del sindacato di legittimità.

Il Contesto: Misure Cautelari per Associazione e Traffico di Droga

Il caso trae origine da un’ordinanza del Tribunale di Perugia che confermava le misure della custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari nei confronti di un gruppo di persone. Le accuse erano di far parte di un’associazione criminale ben strutturata, attiva nel centro Italia e dedita al traffico e spaccio di cocaina. L’indagine si era basata su intercettazioni, videoriprese e servizi di osservazione che avevano delineato un quadro indiziario ritenuto grave dal Giudice per le Indagini Preliminari.

Le Doglianze degli Indagati: Motivazione Copiata e Prove Insufficienti

La difesa degli indagati ha presentato un ricorso congiunto basato su cinque motivi principali:

1. Motivazione apparente: Si sosteneva che l’ordinanza del Tribunale del Riesame fosse una riproduzione pedissequa di un’altra ordinanza emessa nello stesso procedimento verso altri indagati, mancando così un’autonoma valutazione delle argomentazioni difensive.
2. Nullità dell’ordinanza originaria: Anche il primo provvedimento del GIP era stato contestato come nullo, in quanto considerato una mera trasposizione della richiesta del Pubblico Ministero, senza un vaglio critico indipendente.
3. Inutilizzabilità delle intercettazioni: La difesa lamentava la mancata trasmissione dei verbali di esecuzione delle intercettazioni con le generalità dell’interprete, impedendo la verifica della sua qualifica e di eventuali incompatibilità.
4. Insussistenza dei gravi indizi: Veniva contestata, per ogni singolo capo d’imputazione, la solidità degli elementi a carico dei ricorrenti.
5. Mancanza di esigenze cautelari: Infine, si criticava la ritenuta sussistenza delle esigenze cautelari e il diniego di misure meno afflittive, senza una valutazione personalizzata delle condizioni di vita e lavorative degli indagati.

La Valutazione della Cassazione sulle Misure Cautelari

La Corte di Cassazione ha rigettato la quasi totalità dei motivi di ricorso, fornendo un’analisi dettagliata dei principi procedurali che governano l’adozione delle misure cautelari.

La Legittimità della Motivazione ‘per Relationem’

Il punto centrale della sentenza riguarda la validità della motivazione che richiama altri atti. La Corte ha ribadito un principio consolidato: la tecnica della ‘incorporazione’ o del rinvio ad altri atti (motivazione ‘per relationem’) è legittima. Tuttavia, non deve tradursi in un’acritica trasposizione. Il giudice deve dimostrare di aver effettuato un’autonoma e ragionata valutazione degli elementi, facendo proprio il contenuto dell’atto richiamato. In questo caso, la Cassazione ha ritenuto che sia il GIP sia il Tribunale del Riesame avessero accompagnato il rinvio con considerazioni proprie e un percorso motivazionale autonomo, svincolato da quello del PM, adempiendo così all’obbligo di legge.

La Questione delle Intercettazioni e dell’Interprete

Anche il motivo sull’inutilizzabilità delle intercettazioni è stato respinto. La Corte ha chiarito che l’elenco delle cause di inutilizzabilità previsto dall’art. 271 c.p.p. è tassativo e non include l’omissione del nome dell’interprete nei verbali di esecuzione delle operazioni. Inoltre, è stato evidenziato che gli atti relativi alla nomina dell’interprete erano comunque disponibili per la difesa, che era quindi in condizione di conoscere la sua identità.

La Contraddizione Logica su un Capo d’Imputazione

L’unico accoglimento parziale del ricorso ha riguardato due indagati e un singolo capo d’imputazione. La Corte ha rilevato una palese contraddizione: nella parte motiva dell’ordinanza, il Tribunale aveva affermato che gli elementi indiziari non erano sufficienti a corroborare l’accusa per quel reato specifico. Tuttavia, nel dispositivo finale, aveva rigettato integralmente il ricorso. Questa discrepanza tra motivazione e decisione ha portato all’annullamento con rinvio su quel punto specifico, imponendo un nuovo giudizio al Tribunale.

Le Motivazioni della Decisione

La Suprema Corte ha fondato la sua decisione sul principio secondo cui il ricorso per cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio di merito. Il ruolo della Corte è verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione del provvedimento impugnato, non di riesaminare le prove. Per quanto riguarda l’associazione a delinquere, la Cassazione ha ritenuto che il Tribunale avesse fornito una motivazione analitica e approfondita, descrivendo la struttura del gruppo, i ruoli, la disponibilità di canali di approvvigionamento, mezzi e basi logistiche. La valutazione della pericolosità sociale e del rischio di recidiva, necessaria per le misure cautelari, è stata considerata ben argomentata, basandosi sulla ‘stabile dedizione’ a delitti di grave entità e sulla posizione di vertice di alcuni indagati. La Corte ha anche specificato che la posizione di ogni indagato va valutata autonomamente, rendendo irrilevante il trattamento cautelare riservato ad altri coindagati.

Le Conclusioni

La sentenza ribadisce che, in materia di misure cautelari, l’obbligo di motivazione autonoma non esclude la possibilità di fare riferimento ad altri atti, a patto che il giudice dimostri di aver compiuto una valutazione critica e personale. Il ricorso in Cassazione è uno strumento di controllo della legalità e della logicità, non una sede per una nuova valutazione dei fatti. L’annullamento parziale per contraddittorietà tra motivazione e dispositivo sottolinea l’importanza della coerenza interna di ogni provvedimento giudiziario. Infine, la decisione conferma che, di fronte a reati gravi con presunzione di pericolosità, è onere della difesa fornire elementi concreti e specifici per superare tale presunzione e ottenere misure meno restrittive.

È valida un’ordinanza cautelare che si basa sulla richiesta del Pubblico Ministero?
Sì, è valida a condizione che il giudice non si limiti a una trasposizione acritica, ma svolga un’autonoma e ragionata valutazione degli elementi, dimostrando di aver fatto proprio il ragionamento dell’atto richiamato e sviluppando un proprio percorso motivazionale.

L’omissione del nome dell’interprete nei verbali di intercettazione le rende inutilizzabili?
No. Secondo la sentenza, le cause di inutilizzabilità delle intercettazioni previste dall’art. 271 c.p.p. sono tassative e tale omissione non rientra tra queste. È sufficiente che la difesa sia messa in condizione di conoscere l’identità dell’interprete tramite altri atti del procedimento, come il verbale di nomina.

La Corte di Cassazione può riesaminare le prove per decidere se applicare una misura cautelare?
No. Il ruolo della Corte di Cassazione è limitato alla verifica della correttezza giuridica e della manifesta illogicità della motivazione del provvedimento. Non può effettuare una nuova e diversa valutazione delle circostanze di fatto già esaminate dal giudice di merito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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