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Misure alternative alla detenzione: il pericolo di fuga

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego di misure alternative alla detenzione. La decisione si fonda sulla valutazione del concreto pericolo di fuga, desunto dal suo allontanamento dal territorio nazionale per sottrarsi alla pena, e dall’assenza di un valido progetto di reinserimento sociale e lavorativo.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Misure alternative alla detenzione: il pericolo di fuga preclude i benefici

L’ordinanza in commento della Corte di Cassazione affronta un tema cruciale nell’ambito dell’esecuzione penale: la concessione di misure alternative alla detenzione. La decisione chiarisce che la valutazione del giudice non può prescindere da un’analisi rigorosa della personalità del condannato e, in particolare, del concreto pericolo di fuga, specialmente quando la sua condotta passata dimostra una tendenza a sottrarsi alla giustizia.

I fatti del caso

Un soggetto, condannato in via definitiva, presentava istanza al Tribunale di Sorveglianza per ottenere l’affidamento in prova al servizio sociale o, in subordine, la detenzione domiciliare. Il Tribunale rigettava la richiesta, motivando la decisione sulla base di due elementi principali:
1. L’assenza di un’attività lavorativa o di un progetto di reinserimento sociale concreto.
2. L’elevato rischio di fuga, desunto dal fatto che il condannato si era allontanato dal territorio italiano per un lungo periodo (dal 2015), sottraendosi all’esecuzione della pena, tanto da essere arrestato in Germania in esecuzione di un Mandato di Arresto Europeo.

Il Tribunale concludeva che la detenzione domiciliare non sarebbe stata una misura idonea a contenere il rischio di recidiva e, soprattutto, il pericolo di una nuova fuga.

I motivi del ricorso in Cassazione

Il condannato, tramite il suo difensore, proponeva ricorso per Cassazione articolando tre motivi di doglianza:

La presunta omessa notifica dell’ordine di esecuzione

Il ricorrente lamentava la mancata notifica dell’ordine di carcerazione, emesso nel marzo 2019, come vizio procedurale.

L’illogicità della motivazione sulla mancanza di lavoro

Si contestava la valutazione del Tribunale circa l’assenza di prospettive lavorative, sostenendo che non era stata considerata la possibilità di trovare un impiego tramite agenzie di lavoro interinale.

L’illogicità della motivazione sul pericolo di fuga

Infine, si contestava la valutazione sul pericolo di fuga, affermando che l’allontanamento dall’Italia sarebbe avvenuto solo nel 2018 e non nel 2015, e che in passato il soggetto aveva rispettato le prescrizioni degli arresti domiciliari.

Le motivazioni della Cassazione sul diniego delle misure alternative alla detenzione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo tutte le argomentazioni della difesa. La Suprema Corte ha sottolineato che, ai fini della concessione di benefici come l’affidamento in prova, il giudice di sorveglianza deve compiere una valutazione complessa e prognostica sulla personalità del condannato. Questo giudizio si basa su elementi come i precedenti penali, la condotta di vita e la tipologia di reato commesso. La Corte ha chiarito che l’allontanamento dal territorio nazionale per sottrarsi alla pena è un elemento di fortissimo peso negativo. Tale comportamento dimostra una scarsa affidabilità e capacità di auto-controllo, rendendo concreto e attuale il pericolo di una nuova fuga qualora venisse concessa una misura alternativa. I giudici hanno inoltre specificato che l’eccezione sulla mancata notifica dell’ordine di esecuzione, oltre ad essere generica e non sollevata in precedenza, non avrebbe comunque comportato la nullità dell’ordine stesso. L’argomentazione sulla ricerca di lavoro è stata ritenuta infondata poiché non era supportata da alcuna indicazione concreta di un’attività risocializzante o lavorativa, elemento ostativo alla concessione della misura.

Le conclusioni: l’importanza della valutazione complessiva

Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale: le misure alternative alla detenzione non sono un diritto automatico, ma l’esito di un giudizio prognostico favorevole da parte del giudice. La condotta del soggetto, antecedente e successiva alla condanna, è l’elemento chiave di questa valutazione. L’essersi sottratto volontariamente all’esecuzione della pena, fuggendo all’estero, costituisce un comportamento grave che mina alla radice la fiducia nell’affidabilità del condannato. Di conseguenza, in assenza di prove concrete di un percorso di ravvedimento e di un solido progetto di reinserimento, il pericolo di fuga diventa un ostacolo insormontabile alla concessione di benefici che presuppongono la collaborazione e l’autodisciplina del condannato.

Perché sono state negate le misure alternative alla detenzione al condannato?
Le misure sono state negate principalmente per il concreto pericolo di fuga, dimostrato dal fatto che il condannato si era sottratto all’esecuzione della pena allontanandosi dal territorio italiano per anni, tanto da essere arrestato in Germania. Inoltre, mancava un’attività lavorativa o un progetto di reinserimento sociale.

La mancata notifica dell’ordine di esecuzione rende nullo l’ordine stesso?
No, secondo la Corte di Cassazione, la mancata notifica dell’ordine di esecuzione è una irregolarità priva di sanzione processuale e non comporta la nullità del provvedimento stesso, come stabilito da una precedente sentenza (Sez. 6, n. 2073 del 29/05/1996).

Cosa valuta il giudice per concedere l’affidamento in prova?
Il giudice deve compiere un giudizio prognostico sulla personalità del soggetto, valutando i precedenti penali, i motivi del reato, la condotta di vita passata e futura, e l’idoneità del programma di trattamento (inclusa l’attività lavorativa) a favorire il reinserimento sociale e prevenire la commissione di nuovi reati.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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