Misure Alternative alla Detenzione: La Cassazione Chiarisce i Requisiti
Le misure alternative alla detenzione rappresentano uno strumento fondamentale nel nostro ordinamento per favorire il reinserimento sociale del condannato. Tuttavia, la loro concessione non è automatica, ma subordinata a una valutazione attenta e rigorosa da parte del Tribunale di Sorveglianza. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 9807/2024) ribadisce quali sono gli elementi cruciali che i giudici considerano, sottolineando l’importanza di un percorso di revisione critica da parte del condannato.
Il Caso: La Richiesta di Affidamento in Prova e Detenzione Domiciliare
Il caso in esame riguarda un uomo che, dovendo scontare una pena, aveva richiesto al Tribunale di Sorveglianza di Palermo di essere ammesso a misure alternative alla detenzione, nello specifico l’affidamento in prova al servizio sociale e la detenzione domiciliare. Queste misure gli avrebbero permesso di espiare la pena al di fuori delle mura carcerarie, intraprendendo un percorso di rieducazione e reinserimento nella società.
La Decisione del Tribunale di Sorveglianza e le sue motivazioni
Il Tribunale di Sorveglianza, tuttavia, ha respinto le richieste del condannato. La decisione non è stata presa alla leggera, ma si è basata su una serie di elementi negativi emersi dalla valutazione del suo profilo. I giudici hanno evidenziato:
* Numerosi precedenti penali e pendenze a suo carico, indicativi di una persistente inclinazione a delinquere.
* Assenza di un’attività lavorativa stabile, un elemento fondamentale per un progetto di vita alternativo alla criminalità.
* Problematiche di dipendenza, che richiedono un percorso di recupero specifico e strutturato.
* Mancanza di una seria rivisitazione critica rispetto ai propri trascorsi devianti, considerata un segnale di mancata consapevolezza della gravità delle proprie azioni.
Sulla base di questo quadro, il Tribunale ha ritenuto necessario un periodo di “osservazione inframuraria”, ovvero un periodo di detenzione in carcere durante il quale la personalità e il comportamento del condannato potessero essere attentamente valutati prima di considerare un’eventuale ammissione a benefici esterni.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
Insoddisfatto della decisione, il condannato ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando una violazione di legge e un vizio di motivazione. La Suprema Corte, tuttavia, ha dichiarato il ricorso “manifestamente infondato” e, di conseguenza, inammissibile.
I giudici di legittimità hanno chiarito che il Tribunale di Sorveglianza aveva fornito una motivazione adeguata, logica e coerente. La decisione di respingere le richieste era il frutto di una valutazione complessiva degli elementi di merito, e il ricorrente, con il suo appello, stava tentando di ottenere un riesame dei fatti, compito che non spetta alla Corte di Cassazione. Quest’ultima, infatti, ha il solo compito di verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione, non di sostituire la propria valutazione a quella dei giudici di merito.
Le Conclusioni
L’ordinanza ribadisce un principio fondamentale in materia di esecuzione della pena: la concessione delle misure alternative alla detenzione non è un diritto incondizionato, ma il risultato di un giudizio prognostico positivo sulla capacità del condannato di reinserirsi socialmente. Quando elementi come un passato criminale significativo, l’assenza di un progetto di vita e, soprattutto, la mancanza di una sincera riflessione critica sul proprio comportamento deviante indicano un elevato rischio di recidiva, è legittimo che il giudice ritenga necessario un periodo di osservazione in carcere. Questa fase diventa essenziale per valutare i progressi del condannato e la sua effettiva volontà di cambiare, prima di affidargli la responsabilità di scontare la pena in un regime di libertà controllata. La decisione si conclude con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, a causa della colpa ravvisata nella presentazione di un ricorso palesemente infondato.
È possibile ottenere misure alternative alla detenzione anche con precedenti penali?
Sì, ma la concessione dipende da una valutazione complessiva. In questo caso, i numerosi precedenti, uniti alla mancanza di lavoro, a problemi di dipendenza e all’assenza di una seria revisione critica del proprio passato, sono stati considerati elementi ostativi alla concessione del beneficio.
Cosa significa che un ricorso è ‘inammissibile’ in Cassazione?
Significa che la Corte di Cassazione non può riesaminare i fatti del caso, ma solo verificare se la legge è stata applicata correttamente e se la motivazione della decisione è logica. Poiché il ricorrente chiedeva una nuova valutazione degli elementi già esaminati dal giudice precedente, e non denunciava reali violazioni di legge, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Perché il Tribunale ha ritenuto necessario un ‘periodo di osservazione inframuraria’?
Il Tribunale ha considerato necessario un periodo di osservazione all’interno del carcere per valutare più approfonditamente la personalità del condannato e la sua reale volontà di cambiamento, prima di poter considerare l’eventuale concessione di una misura alternativa alla detenzione.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 9807 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 9807 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 22/02/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME a ERICE il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 21/09/2023 del TRIB. SORVEGLIANZA di PALERMO
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Visti gli atti.
Esaminati il ricorso e la ordinanza impugnata.
Rilevato che il ricorso è manifestamente infondato;
Considerato, infatti, che il provvedimento impugNOME – con motivazione adeguata ed esente da vizi logici – ha respinto le domande di affidamento in prova al servizio social e di detenzione domiciliare proposte da NOME COGNOME in considerazione dei suoi numerosi precedenti penali, delle pendenze risultanti a suo carico, della assenza di una attività lavorativa, delle problematiche di dipendenza e della assenza di una seria rivisitazione critica rispetto ai propri trascorsi devianti;
Ritenuto quindi che il Tribunale di sorveglianza di Palermo ha ritenuto, in modo non manifestamente illogico, necessario un periodo di osservazione inframuraria prima dell’eventuale ammissione del condanNOME ad una misura alternativa alla detenzione;
Rilevato che il condanNOME rispetto a tale compiuto ragionamento svolto dal Tribunale di sorveglianza, pur lamentando violazione di legge e vizio di motivazione, sollecita una differente (ed inammissibile) valutazione degli elementi di merit coerentemente esaminati dal giudice a quo per respingere le sue istanze;
Ritenuto che il ricorso deve essere, pertanto, dichiarato inammissibile, e che il ricorrente deve essere condanNOME, in forza del disposto dell’art. 6:L6 cod. proc. pen., a pagamento delle spese processuali e della somma’ ritenuta congrua, di euro tremila in favore della Cassa delle ammende, non esulando profili di colpa nella presentazione del ricorso (Corte Cost. n. 186 del 2000);
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, il 22 febbraio 2024.