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Messa alla prova: ricorso generico è inammissibile

La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. I giudici hanno respinto la richiesta di messa alla prova, ritenendo i motivi del ricorso generici e volti a una rivalutazione del merito dei fatti, non consentita in sede di legittimità.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Messa alla Prova: Perché un Ricorso Generico Viene Dichiarato Inammissibile dalla Cassazione

L’istituto della messa alla prova rappresenta un’opportunità fondamentale nel sistema penale, consentendo di sospendere il processo e arrivare all’estinzione del reato. Tuttavia, l’accesso a questo beneficio è subordinato a requisiti precisi, e le modalità di impugnazione di un eventuale diniego devono rispettare criteri rigorosi. La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 25757/2024 offre un chiaro esempio di come la genericità e l’aspecificità di un ricorso possano condurre a una declaratoria di inammissibilità, chiudendo di fatto la porta a una rivalutazione della richiesta.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da una condanna emessa dal Tribunale e parzialmente riformata dalla Corte d’Appello nei confronti di un imputato, riconosciuto responsabile di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. Sebbene i reati fossero stati qualificati come di lieve entità (ai sensi del comma 5 dell’art. 73 del d.P.R. 309/1990), all’imputato era stata negata la possibilità di accedere alla messa alla prova.

L’imputato, tramite il suo difensore, ha quindi proposto ricorso per cassazione, basandolo su due motivi principali, entrambi volti a contestare il diniego dell’istituto alternativo al processo.

I Motivi del Ricorso: Messa alla Prova e Critiche alla Valutazione del Giudice

Il ricorso si articolava su due doglianze distinte:

1. Omessa motivazione sulla richiesta di restituzione nel termine: L’imputato lamentava che la Corte d’Appello non si fosse pronunciata sulla sua richiesta di essere rimesso nei termini per poter presentare formalmente l’istanza di sospensione del procedimento con messa alla prova. A suo dire, questa richiesta era preliminare e fondamentale, e la sua mancata valutazione aveva impedito l’accesso al beneficio.

2. Violazione di legge nella prognosi di futura astensione da reati: Il ricorrente contestava la valutazione dei giudici di merito riguardo alla sua capacità a delinquere. Sosteneva che la prognosi negativa fosse ingiusta, in quanto basata su precedenti penali molto datati e senza considerare il percorso di reinserimento sociale e lavorativo intrapreso, nonché l’avvenuta derubricazione del reato a fattispecie di minore gravità.

La Decisione della Corte di Cassazione e la Genericità del Ricorso

La Suprema Corte ha esaminato entrambi i motivi, giungendo a una conclusione netta: il ricorso è inammissibile.

Le Motivazioni

Per quanto riguarda il primo motivo, i giudici di legittimità hanno sottolineato come il ricorso fosse strutturato in maniera generica e contenutisticamente aspecifica. L’imputato non aveva illustrato su quali basi concrete si fondasse la sua richiesta di restituzione nel termine, rendendo impossibile per la Corte valutarne la fondatezza. La Cassazione ha ricordato che non è sufficiente lamentare un’omissione, ma è necessario specificare gli elementi di fatto e di diritto che avrebbero dovuto portare a una decisione diversa.

Anche il secondo motivo è stato rigettato. La Corte ha chiarito che, sebbene presentato come una violazione di legge, il motivo era in realtà una impugnazione di merito. Il ricorrente non stava denunciando un errore nell’applicazione della norma, ma stava proponendo una diversa valutazione dei fatti (precedenti penali, condotta successiva al reato), chiedendo alla Cassazione di sostituire il proprio giudizio a quello, discrezionale, del giudice di merito. Questo tipo di rivalutazione è precluso in sede di legittimità, dove il controllo della Corte è limitato alla corretta applicazione del diritto e alla logicità della motivazione, non all’analisi dei fatti.

Le Conclusioni

La sentenza n. 25757/2024 ribadisce un principio fondamentale del processo penale: il ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono ridiscutere i fatti. Le censure devono essere specifiche, pertinenti e limitate ai vizi di legittimità. Nel contesto della messa alla prova, ciò significa che la contestazione di un diniego deve fondarsi su un’errata applicazione della legge o su una motivazione manifestamente illogica, e non su un semplice disaccordo con la valutazione del giudice sulla personalità dell’imputato. La conseguenza dell’inammissibilità è la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, rendendo definitiva la sentenza di condanna.

È possibile chiedere la messa alla prova per la prima volta in appello?
La sentenza chiarisce che una richiesta di ‘restituzione nel termine’ per formulare l’istanza di messa alla prova deve essere supportata da motivazioni specifiche. Un’istanza generica, che non illustra le ragioni per cui non è stato possibile presentarla prima, viene considerata inammissibile.

Perché la Cassazione ha ritenuto il ricorso sulla messa alla prova inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per due ragioni: il primo motivo era generico e non specificava le basi della richiesta; il secondo motivo, pur apparendo come una violazione di legge, era in realtà una richiesta di riesame del merito sulla valutazione della personalità dell’imputato, attività non consentita alla Corte di Cassazione.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso in Cassazione?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la sentenza impugnata diventa definitiva. Come stabilito nel caso di specie, il ricorrente viene inoltre condannato al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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