Medesimo Disegno Criminoso: Due Evasioni non Bastano se Manca un Piano Iniziale
Il concetto di medesimo disegno criminoso è fondamentale nel diritto penale, poiché consente di unificare sotto il vincolo della continuazione più reati, con importanti conseguenze sul trattamento sanzionatorio. Tuttavia, la sua sussistenza non è automatica. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (Sez. 7, n. 42020/2024) ha ribadito i criteri rigorosi per il suo riconoscimento, escludendolo in un caso di due evasioni commesse a distanza di tempo, poiché ritenute frutto di decisioni estemporanee e non di un progetto unitario.
I Fatti del Caso
Un individuo, condannato per due distinti episodi di evasione, ha presentato ricorso alla Corte di Appello chiedendo il riconoscimento del vincolo della continuazione tra i reati. Il primo episodio era avvenuto nell’estate del 2021, mentre il secondo si era verificato nell’inverno successivo. Secondo la tesi difensiva, entrambi i reati facevano parte di un medesimo disegno criminoso. La Corte di Appello di Napoli ha respinto l’istanza, spingendo il ricorrente a rivolgersi alla Corte di Cassazione.
La Decisione della Cassazione e l’Esclusione del Medesimo Disegno Criminoso
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicandolo manifestamente infondato. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte territoriale, sottolineando come questa avesse correttamente escluso la sussistenza di un progetto criminale unitario. Il ricorso, secondo la Corte, si basava su argomenti che miravano a una nuova valutazione dei fatti, attività non consentita in sede di legittimità.
Le Motivazioni della Corte
L’ordinanza si fonda su argomentazioni chiare e in linea con la giurisprudenza consolidata. I punti chiave della motivazione sono i seguenti:
1. Assenza di un Progetto Unitario: La Corte ha evidenziato come non fosse emerso alcun elemento per ritenere che, al momento della commissione della prima evasione (estate 2021), l’imputato avesse già pianificato di compiere la seconda (inverno successivo). Il medesimo disegno criminoso richiede una deliberazione iniziale che abbracci la totalità dei reati da compiere, anche se i dettagli possono essere definiti in seguito.
2. La Natura Impulsiva dei Reati (Dolo d’Impeto): I giudici hanno qualificato i reati come sorretti da “dolo d’impeto” e frutto di “ideazioni contingenti”. Ciò significa che la volontà di evadere è sorta in modo estemporaneo in ciascuna delle due occasioni, spinta da circostanze del momento, piuttosto che da un piano preordinato a lungo termine. Questa natura impulsiva è intrinsecamente incompatibile con la programmazione richiesta per la continuazione.
3. I Limiti del Giudizio di Legittimità: La Cassazione ha ribadito il proprio ruolo di giudice della legge, non del fatto. Le censure del ricorrente, che lamentavano un difetto di motivazione, in realtà invitavano la Corte a una riconsiderazione del merito della vicenda, compito che spetta esclusivamente ai giudici dei gradi precedenti. La motivazione della Corte d’Appello è stata ritenuta logica, completa e coerente.
Conclusioni
Questa ordinanza offre importanti spunti di riflessione. In primo luogo, riafferma che per integrare il medesimo disegno criminoso non è sufficiente commettere reati della stessa specie, anche a breve distanza di tempo. È indispensabile dimostrare l’esistenza di un’unica risoluzione criminosa iniziale che comprenda tutti gli episodi delittuosi. In secondo luogo, chiarisce che i reati caratterizzati da dolo d’impeto, nati da decisioni impulsive e contingenti, difficilmente possono rientrare in un progetto unitario. Infine, la decisione consolida il principio secondo cui il giudizio di Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di merito, ma deve limitarsi a verificare la corretta applicazione delle norme giuridiche e la logicità della motivazione.
Quando due reati possono essere considerati parte di un medesimo disegno criminoso?
Secondo la Corte, solo quando è provata una programmazione iniziale e unitaria volta a commettere più violazioni della legge, come parte di un unico progetto criminale.
Perché la Corte ha escluso il medesimo disegno criminoso nel caso delle due evasioni?
Perché ha ritenuto che i reati fossero sorretti da dolo d’impeto, ovvero da un’intenzione impulsiva, e fossero frutto di decisioni contingenti. Mancava la prova che, al momento della prima evasione, il soggetto avesse già pianificato la seconda.
Cosa significa che un ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile?
Significa che il ricorso non può essere esaminato nel merito perché è manifestamente infondato o perché, come in questo caso, chiede alla Corte una nuova valutazione dei fatti, un compito che non le spetta in sede di legittimità.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 42020 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 42020 Anno 2024
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 26/09/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME nato a NAPOLI il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 18/03/2024 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto
Rilevato che NOME COGNOME ricorre per cassazione contro il provvedimento indicato in intestazione.
Ritenuto che gli argomenti dedotti nel ricorso, sono manifestamente infondati, in quanto in contra5to con la consolidata giurisprudenza della Corte di legittimità in punto di individuazione dei criteri da cui si può desumere l’esistenza di una volizione unitaria (cfr. Sez. U, Sentenza n. 28659 del 18/05/2017, COGNOME, Rv. 270074 – 01).
Osservato che l’ordinanza impugnata, con argomentazioni puntuali e chiaramente espresse, ha correttamente rilevato e giustificato con compiutezza e logicità argomentativa la ritenuta insussistenza del medesimo disegno criminoso, accomunante i reati indicati nell’istanza del ricorrente; ha rilevato in particolare che i reati di cu due sentenze oggetto di istanza (entrambe per evasione), fossero sorrette da dolo d’impeto e fossero pertanto frutto di ideazioni contingenti; osservava quindi come nessun elemento fosse emerso tale da far ritenere che al momento della commissione del primo reato nell’estate 2021, il COGNOME avesse già intenzione di perpetrare, i successivo inverno, un’altra evasione.
Preso atto che le censure, oltre a denunciare asserito difetto e manifesta illogicità della motivazione, non emergente dalla lettura del provvedimento impugnato, attengono tutte al merito e invocano, sostanzialmente, una nuova valutazione in fatto, non consentita in sede di legittimità.
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, nonché al versamento in favore della Cassa delle ammende di una somma determinata, in via equitativa, nella misura indicata in dispositivo.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in Roma 26 settembre 2024