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Marchio CE contraffatto: rischi e sanzioni penali

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un commerciante sorpreso con un ingente quantitativo di merce recante un marchio CE contraffatto. La sentenza chiarisce che l’uso di tale marchio falso non configura il reato di contraffazione di marchi industriali, bensì quello di frode nell’esercizio del commercio, poiché il marchio CE attesta la conformità agli standard di sicurezza europei e non l’origine del prodotto. Inoltre, la mancata giustificazione sulla provenienza dei beni e l’assenza di documentazione contabile sono state ritenute prove sufficienti per il reato di ricettazione. L’inammissibilità del ricorso ha infine impedito l’applicazione della prescrizione maturata dopo il secondo grado di giudizio.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Marchio CE contraffatto: i rischi penali per i commercianti

Il possesso di prodotti con un marchio CE contraffatto rappresenta una violazione grave che espone i commercianti a pesanti sanzioni penali. Recentemente, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sulla distinzione tra i vari reati legati alla vendita di prodotti non conformi, delineando confini chiari tra frode commerciale e contraffazione di marchi industriali.

Il caso: merce non sicura in magazzino

La vicenda trae origine dal sequestro di un ingente quantitativo di prodotti, tra cui giocattoli e cosmetici, rinvenuti all’interno di un magazzino destinato alla vendita al dettaglio. L’imputato era stato condannato nei gradi di merito per tentata frode in commercio, ricettazione e vendita di prodotti con segni mendaci. La difesa sosteneva che la mancanza di documentazione non provasse l’irregolarità del marchio e che non vi fosse prova della destinazione alla vendita.

La decisione della Cassazione sul marchio CE contraffatto

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la responsabilità penale. Il punto centrale della decisione riguarda la natura della dicitura “CE”. I giudici hanno ribadito che l’apposizione di un marchio CE contraffatto integra il delitto di frode nell’esercizio del commercio (art. 515 c.p.) e non quello di contraffazione di marchi (art. 474 c.p.). Questo perché il marchio CE non serve a distinguere un produttore dall’altro, ma garantisce al consumatore che l’oggetto rispetti i livelli di qualità e sicurezza previsti dall’Unione Europea.

La prova della ricettazione e il ruolo degli esperti

Un altro aspetto rilevante riguarda la prova della contraffazione. La Corte ha stabilito che la falsità dei prodotti può essere accertata tramite la deposizione di consulenti tecnici qualificati, anche se legati alle società titolari dei diritti originali. Inoltre, per il reato di ricettazione, la mancata esibizione di fatture o documenti che attestino la provenienza lecita della merce costituisce un elemento probatorio decisivo per dimostrare il dolo dell’imputato.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla tutela dell’ordine economico e della sicurezza del consumatore. La Corte osserva che il distributore ha l’obbligo di agire con la dovuta diligenza, verificando la regolarità della documentazione. L’assenza di tali prove, unita all’ingente numero di pezzi stoccati in un locale adibito alla vendita, rende evidente l’intento fraudolento. Inoltre, l’inammissibilità del ricorso per motivi manifestamente infondati preclude la possibilità di invocare la prescrizione del reato intervenuta dopo la sentenza di appello.

Le conclusioni

Le conclusioni tratte dai giudici di legittimità confermano un orientamento rigoroso: chi immette sul mercato beni con marchio CE contraffatto lede la fiducia del pubblico e la regolarità del commercio. Per evitare condanne per ricettazione e frode, ogni operatore economico deve essere in grado di dimostrare la filiera di approvvigionamento dei propri prodotti. La sentenza ricorda che la responsabilità penale non può essere evitata semplicemente dichiarandosi inconsapevoli, specialmente quando mancano i documenti contabili minimi richiesti dalla legge.

Cosa rischia chi vende prodotti con marchio CE falso?
Rischia una condanna per frode nell’esercizio del commercio, poiché il marchio garantisce falsamente la conformità agli standard di sicurezza europei.

Come si prova la ricettazione di merce contraffatta?
La prova può derivare dall’assenza di documentazione contabile e dalla mancata spiegazione attendibile sulla provenienza lecita dei beni.

Si può andare in prescrizione se il ricorso è inammissibile?
No, l’inammissibilità del ricorso per cassazione impedisce di rilevare la prescrizione maturata dopo la sentenza di secondo grado.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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