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Manifestazioni sportive: sanzioni per bagarinaggio

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per aver violato il divieto di accesso alle manifestazioni sportive. L’imputato era stato sorpreso a vendere biglietti senza autorizzazione nei pressi di un impianto. La Corte ha ribadito che l’attività di bagarinaggio giustifica il divieto imposto dal Questore e che la sua violazione configura il reato penale previsto dalla legge 401/1989, confermando la pena detentiva e pecuniaria già inflitta nei gradi precedenti.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Manifestazioni sportive: le conseguenze penali del bagarinaggio

La sicurezza durante le manifestazioni sportive è un tema centrale per l’ordinamento giuridico italiano. Recentemente, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sulla validità delle sanzioni penali legate alla vendita non autorizzata di biglietti e alla conseguente violazione dei divieti di accesso agli impianti.

Il caso: vendita non autorizzata e divieto di accesso

La vicenda riguarda un cittadino sorpreso in prossimità di uno stadio nell’atto di vendere biglietti d’ingresso senza la necessaria autorizzazione. A seguito di tale condotta, l’autorità di pubblica sicurezza aveva imposto un divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive. L’inosservanza di tale divieto ha portato alla condanna penale del soggetto, il quale ha tentato di impugnare la sentenza sostenendo un’errata interpretazione della legge.

La normativa sul bagarinaggio e la sicurezza

L’art. 1-sexies del D.L. 24 febbraio 2003, n. 28, stabilisce chiaramente che chiunque venga sorpreso a vendere biglietti in modo illecito può essere colpito dal divieto di accesso agli impianti. Questa norma mira a prevenire disordini e a garantire che la distribuzione dei titoli d’ingresso avvenga solo attraverso canali ufficiali e tracciabili.

La decisione della Corte di Cassazione

I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso, definendolo manifestamente infondato. La Corte ha chiarito che non vi è alcuna ambiguità normativa: chi viola il divieto di accesso imposto dal Questore a causa di attività di bagarinaggio incorre nelle sanzioni penali previste dall’art. 6, comma 6, della legge 401/1989.

Inoltre, la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa è stata giudicata generica e priva di fondamento, poiché la norma è ritenuta un presidio necessario per la tutela dell’ordine pubblico durante le manifestazioni sportive.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sul rinvio esplicito che la legge speciale opera verso il codice penale e le leggi di pubblica sicurezza. La Corte ha sottolineato che l’interpretazione proposta dal ricorrente era in palese contrasto con il dato letterale della norma e con la giurisprudenza consolidata. La condotta di chi ignora un provvedimento del Questore non è una semplice irregolarità amministrativa, ma un reato che mina l’efficacia delle misure di prevenzione negli stadi.

Le conclusioni

Le conclusioni dei giudici confermano la linea dura contro l’illegalità nel contesto degli eventi atletici. Il ricorso inammissibile comporta non solo la conferma della condanna a oltre due anni di reclusione e a una pesante multa, ma anche l’obbligo di versare una somma alla Cassa delle ammende. Questa sentenza ribadisce che il rispetto dei divieti di accesso alle manifestazioni sportive è fondamentale per evitare gravi ripercussioni penali e patrimoniali.

Cosa rischia chi vende biglietti senza autorizzazione vicino allo stadio?
Oltre alle sanzioni amministrative, il Questore può imporre un divieto di accesso alle manifestazioni sportive. La violazione di tale divieto comporta sanzioni penali severe, inclusa la reclusione.

È possibile contestare la legittimità costituzionale di queste norme?
Sebbene sia possibile sollevare la questione, la giurisprudenza consolidata ritiene tali norme conformi alla Costituzione, rendendo spesso i ricorsi generici manifestamente infondati.

Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e, solitamente, al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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