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Mandato di arresto europeo: regole per la consegna

La Corte di Cassazione ha confermato la validità della consegna di una cittadina straniera in esecuzione di un Mandato di arresto europeo emesso per il reato di furto. La difesa contestava la soglia minima della pena inflitta (un anno e sei mesi) e la regolarità del processo svoltosi all’estero in assenza dell’imputata. Gli Ermellini hanno chiarito che, per i mandati esecutivi, la soglia minima di pena è di soli quattro mesi e che le garanzie per i processi celebrati in absentia sono state rispettate, poiché il mandato prevedeva espressamente il diritto della persona a un nuovo processo o all’impugnazione della sentenza una volta consegnata.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Mandato di arresto europeo: limiti di pena e garanzie processuali

Il Mandato di arresto europeo rappresenta uno strumento fondamentale per la cooperazione giudiziaria tra i paesi dell’Unione Europea. Tuttavia, la sua applicazione solleva spesso dubbi riguardanti i limiti minimi della pena e la tutela dei diritti difensivi, specialmente quando la condanna è avvenuta in assenza dell’interessato. Una recente sentenza della Corte di Cassazione fa chiarezza su questi punti critici.

Il caso del Mandato di arresto europeo per furto

La vicenda riguarda una cittadina straniera destinataria di un provvedimento di consegna verso il proprio paese d’origine. La donna era stata condannata in via definitiva a un anno e sei mesi di reclusione per il reato di furto. La Corte d’Appello aveva autorizzato la consegna, ma la difesa ha presentato ricorso in Cassazione sollevando due obiezioni principali: l’asserita insufficienza della pena inflitta per giustificare la consegna e la mancanza di prove sulla regolare citazione nel processo svoltosi all’estero.

Limiti di pena nel Mandato di arresto europeo

Uno dei punti centrali della discussione ha riguardato la soglia minima di pena detentiva. La difesa sosteneva erroneamente che la consegna dovesse essere limitata a condanne non inferiori a quattro anni. La Suprema Corte ha invece ribadito che, ai sensi della normativa vigente (Legge 69/2005), il limite per i mandati cosiddetti esecutivi è fissato a soli quattro mesi. Essendo la condanna in esame di un anno e sei mesi, il requisito oggettivo per la consegna risultava pienamente soddisfatto.

Processo in absentia e diritti della difesa

Un altro aspetto cruciale riguardava il processo celebrato in assenza dell’imputata. La normativa italiana, riformata nel 2021, stabilisce che la consegna può essere rifiutata solo se lo Stato richiedente non fornisce adeguate garanzie informative. In particolare, se l’interessato non ha ricevuto personalmente la notifica della decisione, deve essere informato della possibilità di impugnare la condanna o di ottenere un nuovo processo non appena avviene la consegna. Nel caso di specie, il mandato conteneva tutte le indicazioni necessarie a garantire il diritto alla prova e alla difesa.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla corretta applicazione dell’art. 18-ter della Legge 69/2005. I giudici hanno evidenziato come le disposizioni citate dalla difesa fossero state superate dalla riforma del 2021. La Corte ha sottolineato che non sussiste alcun obbligo di verificare la regolarità della citazione nel processo estero se il mandato di arresto garantisce esplicitamente il diritto a un nuovo giudizio. Inoltre, la presenza di misure alternative alla detenzione nell’ordinamento straniero non costituisce un impedimento legale alla consegna, restando una valutazione di competenza esclusiva del giudice dello Stato di emissione.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione portano alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso. La manifesta infondatezza delle doglianze difensive ha comportato non solo la conferma della consegna, ma anche la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende. La sentenza riafferma il principio di mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie nell’UE, limitando i casi di rifiuto della consegna a situazioni di palese violazione dei diritti fondamentali non sanabili nello Stato richiedente.

Qual è la pena minima per l’esecuzione di un mandato di arresto europeo?
Per i mandati esecutivi, la consegna può essere negata solo se la pena detentiva inflitta è inferiore a quattro mesi.

Cosa succede se il processo all’estero si è svolto in assenza dell’imputato?
La consegna è valida se lo Stato estero garantisce all’interessato il diritto di impugnare la sentenza o di ottenere un nuovo processo.

Si può rifiutare la consegna se l’ordinamento estero prevede misure alternative?
No, la possibilità di misure alternative nello Stato di emissione non costituisce un motivo legale per rifiutare la consegna.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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