LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Mancata esecuzione dolosa: non è reato senza frode

Un padre è stato accusato del reato di mancata esecuzione dolosa per aver trattenuto la figlia oltre i tempi concordati con la madre. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24388/2024, ha annullato la condanna, stabilendo che per configurare tale reato non è sufficiente un mero rifiuto di adempiere al provvedimento del giudice, ma sono necessari atti fraudolenti o simulati che manifestino un’intenzione elusiva in malafede.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Mancata Esecuzione Dolosa e Affidamento Figli: Quando il Rifiuto Non è Reato

La gestione dei rapporti tra genitori separati in merito all’affidamento dei figli è spesso fonte di conflitti che possono sfociare in procedimenti penali. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 24388 del 2024, offre un chiarimento fondamentale sul reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, stabilendo un principio di diritto cruciale: non ogni inadempimento è reato. Analizziamo insieme questa importante decisione.

Il Caso: Un Disaccordo sull’Affidamento Finisce in Tribunale

La vicenda riguarda un padre accusato di aver violato l’art. 388, secondo comma, del codice penale. Secondo l’accusa, l’uomo aveva eluso il provvedimento del Tribunale che regolava il suo diritto di vedere la figlia. Tale provvedimento stabiliva che il padre potesse stare con la minore “liberamente, previo accordo con la madre”.

La vicenda processuale

In un’occasione specifica, il padre aveva trattenuto la figlia con sé per alcuni giorni senza aver raggiunto un accordo con la madre per prolungare la permanenza. Questo comportamento aveva portato a una condanna in primo grado, parzialmente riformata in appello. La Corte d’Appello, pur assolvendo l’uomo per altri episodi, lo aveva ritenuto colpevole per l’episodio in questione, rideterminando la pena in una multa.

L’appello e il ricorso in Cassazione

Insoddisfatto della decisione, il padre ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua condotta non integrasse gli estremi del reato contestato. La sua difesa ha argomentato, tra le altre cose, che un mero inadempimento, non accompagnato da atti fraudolenti, non potesse configurare la condotta di “elusione” richiesta dalla norma.

L’Analisi della Cassazione sulla Mancata Esecuzione Dolosa

La Suprema Corte ha accolto il ricorso del padre, annullando la sentenza di condanna “perché il fatto non sussiste”. Il cuore della decisione risiede nell’interpretazione del termine “elusione”, elemento costitutivo del reato di mancata esecuzione dolosa.

Cos’è l'”Elusione” secondo la Suprema Corte?

La Cassazione ha dato continuità a un orientamento più recente e rigoroso, secondo cui il mero inadempimento di un provvedimento del giudice in materia di affidamento non è sufficiente per integrare il reato. La norma penale, infatti, punisce chi “elude” l’esecuzione del provvedimento, un termine che implica qualcosa di più di una semplice disobbedienza.
L'”elusione”, chiarisce la Corte, deve consistere in condotte accompagnate da atti fraudolenti o simulati, finalizzati a sottrarsi all’obbligo imposto dal giudice. Si tratta di comportamenti che denotano un inadempimento in mala fede, non una semplice difficoltà o un disaccordo nella gestione degli accordi genitoriali.

Il Superamento del Precedente Orientamento

Con questa sentenza, la Corte si discosta da un’interpretazione precedente più ampia, secondo cui anche il “mero rifiuto” di ottemperare al provvedimento poteva costituire reato, specialmente quando era necessaria la collaborazione del genitore. Oggi, il principio è più garantista: per una condanna penale, serve una prova di un comportamento attivamente e fraudolentemente volto a vanificare la decisione del giudice civile.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha motivato la sua decisione sottolineando che la tutela penale prevista dall’art. 388 c.p. mira a proteggere l'”effettività” della tutela giurisdizionale. L’oggetto del presidio penale non è la mera inosservanza, ma l’elusione, intesa come un’azione astuta e ingannevole. Nel caso di specie, il comportamento del padre – un rifiuto di riaccompagnare la figlia nel giorno previsto, in assenza di un accordo esplicito per la proroga – è stato considerato un semplice inadempimento. Non essendo emersi atti fraudolenti o simulati, il fatto storico, seppur rappresentativo di un conflitto genitoriale, non ha raggiunto la soglia della rilevanza penale.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa sentenza ha importanti implicazioni pratiche per i genitori separati. Sancisce che non ogni disaccordo o violazione degli accordi di visita può essere portato in ambito penale. La denuncia per mancata esecuzione dolosa richiederà la dimostrazione di un comportamento deliberatamente fraudolento da parte del genitore inadempiente. Ciò dovrebbe contribuire a ridurre la strumentalizzazione del processo penale nei conflitti familiari, indirizzando le parti verso la sede civile, più idonea a risolvere le controversie relative all’attuazione dei provvedimenti sull’affidamento.

Un genitore che non riporta il figlio all’altro commette sempre il reato di mancata esecuzione dolosa?
No. Secondo la sentenza, il semplice inadempimento o il mero rifiuto di riportare il figlio non è sufficiente a integrare il reato. È necessario che la condotta sia accompagnata da atti fraudolenti o simulati che dimostrino un’intenzione elusiva in malafede.

Cosa significa ‘eludere’ un provvedimento del giudice in materia di affidamento dei minori?
‘Eludere’ significa sottrarsi all’esecuzione di un provvedimento giudiziario attraverso comportamenti che implicano un inadempimento in mala fede, come atti fraudolenti o simulati. Non si tratta di una semplice inosservanza, ma di un’azione finalizzata a vanificare il comando del giudice.

Chi è legittimato a sporgere querela in caso di violazione di un provvedimento sull’affidamento?
La legittimazione a proporre querela spetta al genitore interessato all’osservanza del provvedimento e non al minore. L’interesse tutelato dalla norma è infatti quello relativo all’esercizio delle prerogative genitoriali. Anche se il minore è affidato ai servizi sociali, i genitori non decaduti dalla potestà genitoriale mantengono il diritto di querela.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati