LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Luoghi frequentati da minori: la Cassazione decide

Un uomo, condannato per atti osceni compiuti nel piazzale di una piscina, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo, tra l’altro, che il luogo non fosse qualificabile come abitualmente frequentato da minori. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per integrare il reato aggravato è sufficiente la probabilità significativa della presenza di minori, basata su una valutazione statistica. La sentenza chiarisce così la definizione di luoghi frequentati da minori, confermando che la presenza effettiva dei minori al momento del fatto non è necessaria.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 28 dicembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Luoghi frequentati da minori: quando scatta il reato di atti osceni?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38778/2025, è tornata a pronunciarsi su un tema di grande rilevanza pratica: la definizione di luoghi frequentati da minori ai fini della configurabilità del reato di atti osceni aggravato. La pronuncia offre importanti chiarimenti, confermando un orientamento consolidato che lega la nozione non alla presenza effettiva dei minori, ma alla probabilità statistica che essi si trovino in un determinato contesto. Questo principio ha implicazioni significative per la valutazione di condotte poste in essere in spazi pubblici come parchi, spiagge e piscine.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine dalla condanna, confermata in primo e secondo grado, di un uomo per il reato di atti osceni continuato, commesso nel piazzale di un complesso con piscine durante il periodo estivo. La difesa dell’imputato ha presentato ricorso per cassazione, basando la sua argomentazione su diversi motivi, sia di natura processuale che sostanziale.

I Motivi del Ricorso e l’analisi sui luoghi frequentati da minori

Il ricorrente ha sollevato quattro principali doglianze:

1. Violazione processuale: Il processo di primo grado, svoltosi con rito abbreviato, era stato deciso da un giudice diverso da quello che aveva ammesso le prove e assunto la testimonianza del perito psichiatrico. La difesa lamentava la mancata rinnovazione dell’esame del perito davanti al nuovo giudice.
2. Uso distorto delle prove: Si contestava l’utilizzo, da parte del perito e dei giudici, di dichiarazioni rese dall’imputato a fini di prova del fatto, in violazione delle norme processuali che ne limitano l’uso alla sola valutazione peritale.
3. Travisamento della prova: La difesa denunciava errori nell’individuazione fotografica e nell’indicazione dei testimoni.
4. Errata applicazione della legge penale: Il motivo più rilevante riguardava la qualificazione del piazzale delle piscine come “luogo abitualmente frequentato da minori” ai sensi dell’art. 527 del codice penale.

La Questione del Giudice Mutevole

La Corte ha respinto il primo motivo, qualificandolo come manifestamente infondato. Richiamando il principio espresso dalle Sezioni Unite (sent. Bajrami), ha chiarito che, in caso di mutamento del giudice, è onere delle parti richiedere espressamente la rinnovazione delle prove già assunte. In assenza di una tale richiesta al momento delle conclusioni, il diritto a sollevare la nullità si intende rinunciato. Il comportamento silente della difesa ha quindi sanato il vizio procedurale.

L’Inammissibilità delle Censure sulla Prova

Anche il secondo e il terzo motivo sono stati giudicati inammissibili. La Corte ha osservato che la censura sull’uso delle dichiarazioni non era stata sollevata nei motivi d’appello e che, in ogni caso, il perito le aveva correttamente utilizzate solo per valutare la capacità di intendere e di volere dell’imputato. Riguardo al travisamento della prova, i giudici hanno ribadito che, in presenza di una “doppia conforme”, il vizio può essere dedotto solo in caso di errore macroscopico e decisivo, non ravvisabile nel caso di specie, dove l’imputato chiedeva di fatto una nuova valutazione del merito, preclusa in sede di legittimità.

Le motivazioni

Il cuore della decisione risiede nell’analisi del quarto motivo. La Cassazione ha confermato la sua consolidata giurisprudenza sui luoghi frequentati da minori. Il reato di atti osceni in tali luoghi è un “reato di pericolo”, il che significa che la legge punisce la condotta per la sua potenzialità di ledere la sensibilità dei minori, a prescindere dal fatto che essi assistano effettivamente all’atto. La valutazione deve essere fatta ex ante, considerando il luogo e l’ora. Per qualificare un luogo come “abitualmente frequentato da minori”, non è necessario che sia esclusivamente o prevalentemente destinato a loro. È sufficiente che, sulla base di una “attendibile valutazione statistica” e secondo l’esperienza comune, vi sia una significativa probabilità della loro presenza. Un parco con piscine durante l’estate rientra pienamente in questa categoria, essendo un luogo di forte attrazione per i giovani per motivi ludici. La Corte ha specificato che una presenza meramente occasionale non sarebbe sufficiente, ma quella abituale, sebbene non esclusiva, integra pienamente la fattispecie aggravata.

Le conclusioni

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La sentenza consolida un principio fondamentale: la tutela rafforzata dei minori si estende a tutti quei contesti pubblici dove la loro presenza è altamente probabile, anche se non costante o esclusiva. Per gli operatori del diritto, la decisione ribadisce che la natura di “reato di pericolo” sposta l’accento dalla verifica del danno concreto alla valutazione della pericolosità intrinseca della condotta in un dato contesto spazio-temporale. Inoltre, sottolinea l’importanza di sollevare tempestivamente le eccezioni processuali, pena la loro decadenza.

Quando un luogo si considera ‘abitualmente frequentato da minori’ ai fini del reato di atti osceni?
Un luogo si considera tale quando, sulla base di una valutazione statistica e dell’esperienza comune, esiste una significativa probabilità della presenza di minori, anche se non è un luogo a loro esclusivamente riservato. La presenza effettiva dei minori al momento del fatto non è necessaria.

Se il giudice che decide la causa è diverso da quello che ha raccolto le prove, la sentenza è nulla?
Non automaticamente. Secondo la sentenza, la nullità deve essere eccepita dalla parte interessata, la quale deve chiedere esplicitamente la rinnovazione dell’istruttoria. Se le parti non avanzano alcuna richiesta prima della decisione, il loro silenzio sana il vizio e non possono più lamentare la nullità.

Le dichiarazioni che l’imputato rende al perito possono essere usate come prova del reato?
No. La legge processuale stabilisce che le notizie acquisite dal perito direttamente dall’imputato possono essere utilizzate solo ai fini dell’accertamento peritale (ad esempio, per valutare la sua capacità di intendere e di volere) e non per la ricostruzione del fatto storico oggetto del processo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati