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Lucro di speciale tenuità: No Sconto per Spaccio Organizzato

Un uomo condannato per spaccio di lieve entità ha chiesto uno sconto di pena invocando l’attenuante del lucro di speciale tenuità. Sosteneva di vendere droga solo per finanziare il proprio consumo personale. La Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che, sebbene l’attenuante sia applicabile ai reati di droga, non può essere concessa quando l’attività di spaccio è organizzata e continuativa. Il possesso di una quantità di droga per 100-150 dosi, di strumenti per il confezionamento e le vendite periodiche dimostrano una finalità di guadagno non marginale, escludendo così il presupposto del lucro di speciale tenuità.

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Pubblicato il 30 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 11551 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 3 n. 11551/2023)

Spaccio e piccolo guadagno: quando si applica lo sconto di pena?

La legge penale prevede sconti di pena per chi commette un reato ottenendo un guadagno minimo. Questa regola, nota come attenuante del lucro di speciale tenuità, è stata al centro di una recente decisione della Corte di Cassazione. Il caso riguardava un uomo condannato per spaccio di lieve entità che vendeva droga per finanziare il proprio consumo. La Corte ha dovuto stabilire se un’attività di spaccio, seppur piccola ma continuativa, potesse beneficiare di questa attenuante. La risposta dei giudici ha tracciato una linea netta tra un atto occasionale e un’attività organizzata.

I fatti: una piccola ma costante attività di spaccio

La vicenda ha origine dal ritrovamento, nell’abitazione di un uomo, di una quantità di hashish sufficiente a confezionare tra le 100 e le 150 dosi. Oltre alla sostanza, le forze dell’ordine hanno sequestrato anche tutto lo strumentario tipico dello spacciatore: bilancini di precisione e materiale per il confezionamento. Le indagini hanno inoltre accertato che l’uomo aveva un reddito lecito molto basso e che vendeva la droga con cadenza periodica, quasi mensile, a un acquirente abituale. L’imputato si era difeso sostenendo che la vendita serviva esclusivamente a coprire i costi del proprio consumo personale, non a generare un vero e proprio profitto.

Il dilemma legale: il lucro di speciale tenuità nello spaccio

Il punto centrale della questione legale era l’applicabilità dell’articolo 62, numero 4, del codice penale. Questa norma permette al giudice di diminuire la pena se il reato è stato commesso per un motivo di lucro (guadagno) e ha causato un danno patrimoniale di speciale tenuità. In passato, c’era un dibattito sulla compatibilità di questa attenuante con i reati di droga. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto il contrasto, affermando che l’attenuante è teoricamente applicabile. Tuttavia, il caso specifico presentava delle peculiarità. La difesa puntava sul fatto che il guadagno fosse minimo e finalizzato solo all’autoconsumo. La Procura, invece, sosteneva che l’organizzazione e la continuità dell’attività escludessero la ‘speciale tenuità’ del lucro.

Le motivazioni: perché la Corte ha negato l’attenuante

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’imputato, confermando la decisione dei giudici precedenti. La motivazione si basa su una distinzione fondamentale: un conto è un episodio di spaccio isolato e occasionale, un altro è un’attività strutturata. Secondo i giudici, diversi elementi indicavano che non si trattava di un fatto sporadico. La quantità di droga detenuta, ben superiore a una scorta personale, la disponibilità di attrezzature professionali e la regolarità delle vendite dimostravano una condotta non occasionale. Questi fattori, uniti ai precedenti penali specifici dell’imputato, delineavano un quadro di un’attività commerciale costante, sebbene di piccole dimensioni. Di conseguenza, il fine di lucro non poteva essere considerato ‘marginale’ o di ‘speciale tenuità’.

Le conclusioni: nessuno sconto per lo spaccio organizzato

La sentenza stabilisce un principio di diritto chiaro. L’attenuante del lucro di speciale tenuità non può essere concessa quando lo spaccio, pur essendo di lieve entità, assume i caratteri di un’attività continuativa e organizzata. La finalità di finanziare il proprio consumo personale non è sufficiente a giustificare lo sconto di pena se la condotta rivela una mentalità imprenditoriale, anche in scala ridotta. La decisione finale è stata quindi la conferma della condanna per l’imputato, che ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali. Questa pronuncia ribadisce che la valutazione del giudice deve basarsi su tutti gli elementi concreti del caso per distinguere un comportamento sporadico da una vera e propria, seppur piccola, impresa criminale.

Cos’è l’attenuante del lucro di speciale tenuità?
È uno sconto di pena previsto dalla legge quando un reato è commesso per ottenere un profitto molto piccolo e insignificante.

Questa attenuante si può applicare allo spaccio di droga?
Sì, la giurisprudenza ammette che in teoria possa essere applicata. Tuttavia, la sua concessione dipende dalle circostanze concrete del caso.

Perché in questo caso specifico l’attenuante è stata negata?
Perché l’attività di spaccio non era occasionale, ma organizzata e continuativa. La quantità di droga, gli strumenti per il confezionamento e le vendite regolari hanno dimostrato una finalità di guadagno non marginale, incompatibile con l’attenuante.

Termini giuridici

Lucro di speciale tenuità
Un profitto derivante da un reato che è talmente piccolo e insignificante da essere considerato quasi irrilevante.
Circostanza attenuante
Un elemento o una situazione che la legge considera meritevole di una riduzione della pena prevista per un reato.
Fattispecie di lieve entità
Una versione meno grave di un reato, come lo spaccio di piccole quantità di droga, che viene punita con una pena inferiore rispetto all'ipotesi base.
Ricorso per cassazione
L'ultimo grado di giudizio in Italia, dove la Corte Suprema non riesamina i fatti, ma controlla solo che la legge sia stata applicata correttamente dai giudici precedenti.
Precedenti giudiziari
Condanne penali riportate in passato da una persona, che possono essere considerate dal giudice nel valutare la sua personalità e la pena da applicare.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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