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Lucro di speciale tenuità: Cassazione annulla sentenza

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 15645/2024, si è pronunciata su due ricorsi in materia di stupefacenti. Per un imputato, ha annullato con rinvio la decisione che negava l’attenuante del lucro di speciale tenuità, ritenendo contraddittoria la motivazione della corte d’appello. Per il secondo imputato, ha rigettato il ricorso, confermando che lo spaccio in università costituisce un’aggravante e che non sussisteva la violazione del principio del ‘ne bis in idem’ in quanto le condotte erano distinte.

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Pubblicato il 8 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Spaccio e Lucro di Speciale Tenuità: La Cassazione Annulla con Rinvio

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 15645 del 2024) offre importanti chiarimenti su due aspetti cruciali del diritto penale in materia di stupefacenti: l’applicazione dell’attenuante del lucro di speciale tenuità e la configurabilità dell’aggravante dello spaccio in ambito universitario. L’analisi del caso, che vede due imputati con esiti processuali opposti, permette di comprendere meglio i criteri di valutazione adottati dai giudici di legittimità.

I Fatti di Causa: Due Ricorsi a Confronto

Il caso trae origine da una sentenza di una Corte d’Appello che aveva confermato la condanna di due soggetti per reati legati agli stupefacenti.

Il primo imputato (Imputato A) era stato condannato per detenzione, acquisto e cessione di marijuana e hashish. In Cassazione, la sua difesa si è concentrata sul mancato riconoscimento dell’attenuante del lucro di speciale tenuità (art. 62, n. 4 c.p.) per i reati di acquisto e spaccio, nonostante gli stessi fossero già stati qualificati come di lieve entità ai sensi dell’art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990.

Il secondo imputato (Imputato B) ha invece sollevato diverse questioni, tra cui:
1. La violazione del principio del ne bis in idem, sostenendo di essere già stato giudicato per fatti identici in un altro procedimento.
2. La mancata riqualificazione di alcune condotte come fatti di lieve entità.
3. L’illegittima applicazione dell’aggravante per aver ceduto sostanze stupefacenti all’interno di un’università, contestando che questa potesse essere considerata una “comunità giovanile”.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha emesso una decisione differenziata per i due ricorrenti.

Per l’Imputato A, il ricorso è stato accolto limitatamente alla questione dell’attenuante. La sentenza è stata annullata su questo punto e rinviata a un’altra sezione della Corte d’Appello per una nuova valutazione.

Per l’Imputato B, il ricorso è stato interamente rigettato, confermando la condanna e la correttezza delle valutazioni dei giudici di merito.

Le Motivazioni

L’analisi delle motivazioni della Corte è fondamentale per comprendere i principi di diritto applicati.

La Contraddittorietà sul Lucro di Speciale Tenuità

La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Imputato A rilevando una palese contraddizione nella motivazione della Corte d’Appello. I giudici di secondo grado avevano negato l’attenuante del lucro di speciale tenuità facendo riferimento a una prolungata attività di acquisto e spaccio tra il 2015 e il 2018. Tuttavia, la stessa Corte aveva qualificato i reati come di lieve entità proprio sulla base dell'”esiguità dei guadagni”.

La Suprema Corte ha sottolineato che la valutazione deve essere coerente. Inoltre, la Corte d’Appello aveva erroneamente considerato anche condotte per le quali l’imputato era stato assolto. I giudici del rinvio dovranno quindi procedere a una nuova analisi, più rigorosa e logica, ricostruendo l’effettiva progettualità lucrativa e il profitto realmente conseguito, per decidere se concedere o meno l’attenuante.

Il Rigetto del Secondo Ricorso: Università come Comunità Giovanile

Le ragioni del rigetto del ricorso dell’Imputato B sono altrettanto significative.

Sul ne bis in idem: La Corte ha stabilito che i reati contestati nel presente processo erano ontologicamente, cronologicamente e psicologicamente distinti da quelli già giudicati in via definitiva. Il fatto che appartenessero a un medesimo contesto criminale non era sufficiente per farli considerare un reato unico.

Sull’aggravante dello spaccio in università: Questo è uno dei punti più interessanti. La Cassazione ha confermato che un’università può essere considerata una “comunità giovanile” ai sensi dell’art. 80, comma 1, lett. g), d.P.R. 309/1990. La norma, secondo la Corte, non si limita a proteggere i minorenni, ma mira a tutelare i luoghi caratterizzati da una “presenza strutturata di persone appartenenti ad una generazione di giovani”. La vulnerabilità, in questo contesto, è legata al luogo e alla sua frequentazione, rendendo l’ambiente universitario meritevole di una tutela rafforzata.

Conclusioni

Questa sentenza ribadisce due principi di notevole importanza pratica. In primo luogo, sottolinea l’obbligo per i giudici di motivare le proprie decisioni in modo logico e non contraddittorio, specialmente quando si tratta di valutare circostanze come il lucro di speciale tenuità. In secondo luogo, estende in modo chiaro l’applicazione dell’aggravante dello spaccio agli ambienti universitari, riconoscendoli come luoghi di aggregazione giovanile da proteggere, a prescindere dalla maggiore età dei frequentatori. Una decisione che rafforza gli strumenti di contrasto al traffico di stupefacenti in contesti sensibili.

È possibile applicare l’attenuante del lucro di speciale tenuità a un reato di spaccio già qualificato come di lieve entità?
Sì, la sentenza conferma la piena compatibilità tra l’ipotesi di reato di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990) e l’attenuante comune del lucro di speciale tenuità (art. 62, n. 4 c.p.), richiamando precedenti pronunce delle Sezioni Unite.

Lo spaccio di droga all’interno di un’università costituisce un’aggravante?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’università può essere ricondotta alla nozione di ‘comunità giovanile’. Pertanto, commettere il reato al suo interno integra l’aggravante prevista dall’art. 80, comma 1, lett. g), d.P.R. 309/1990, in quanto la norma mira a proteggere i luoghi con una presenza strutturata di giovani, anche se maggiorenni.

Quando due condotte di spaccio sono considerate reati distinti ai fini del principio del ‘ne bis in idem’?
Secondo la Corte, due condotte sono considerate reati distinti quando non si sovrappongono sul piano ontologico (la natura del fatto), cronologico (il momento in cui avvengono) e psicologico (l’intenzione criminale), assumendo così piena autonomia l’una rispetto all’altra, anche se inserite in un contesto simile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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