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Locus Commissi Delicti: Frode e Giurisdizione

Un cittadino straniero era accusato di frode informatica e accesso abusivo contro aziende italiane. Un tribunale di primo grado aveva archiviato il caso per mancanza di giurisdizione, ritenendo il reato commesso all’estero dove era stato incassato il profitto. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo il principio del ‘locus commissi delicti’ per i reati informatici. Ha chiarito che la giurisdizione italiana sussiste se una qualsiasi parte dell’azione criminale, come l’inganno alle vittime o il danno patrimoniale, si verifica in Italia, a prescindere da dove venga ricevuto il guadagno illecito.

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Pubblicato il 3 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Locus Commissi Delicti e Frode Informatica: La Giurisdizione Italiana nei Cybercrime

La crescente digitalizzazione ha reso i confini geografici sempre più labili, specialmente nel contesto dei reati informatici. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema cruciale: la determinazione del Locus Commissi Delicti per le frodi informatiche transnazionali, stabilendo criteri chiari per affermare la giurisdizione italiana. Questo articolo analizza la decisione e le sue importanti implicazioni.

I Fatti del Caso: Una Truffa “Man in the Middle”

Il caso riguarda un cittadino straniero accusato di aver commesso reati di accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica ai danni di due aziende italiane. L’imputato, operando dall’estero, si era introdotto illegalmente nell’account di posta elettronica di un’impresa. Successivamente, utilizzando la tecnica del “man in the middle”, aveva intercettato le comunicazioni tra questa e altre aziende clienti, sostituendo l’IBAN corretto con quello di un conto a lui riconducibile. Le aziende vittime, indotte in errore, avevano così effettuato pagamenti per le loro transazioni commerciali sul conto del truffatore.

La Decisione Iniziale e il Ricorso in Cassazione

Inizialmente, il Tribunale di Firenze aveva dichiarato il non doversi procedere, ritenendo che il reato fosse stato commesso all’estero (in particolare, a Budapest, luogo di conseguimento del profitto) e che mancasse la condizione di procedibilità della presenza dell’imputato nel territorio dello Stato, come previsto dall’art. 10 del codice penale per i reati commessi all’estero.

Il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello ha impugnato questa decisione, sostenendo che il Tribunale avesse erroneamente interpretato le norme sulla determinazione del Locus Commissi Delicti. Secondo il ricorrente, diversi elementi del reato si erano in realtà verificati in Italia, rendendo applicabile la legge e la giurisdizione italiana.

Le Motivazioni della Cassazione: Il Principio di Ubiquità nel Locus Commissi Delicti

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza e rinviando il caso al Tribunale per un nuovo giudizio. La decisione si fonda su un’attenta analisi dell’art. 6, secondo comma, del codice penale, che sancisce il cosiddetto “principio di ubiquità”.

Questo principio stabilisce che un reato si considera commesso nel territorio dello Stato quando:
1. L’azione o l’omissione che lo costituisce è avvenuta, in tutto o in parte, in Italia.
2. L’evento, conseguenza dell’azione o omissione, si è verificato in Italia.

Il Tribunale di primo grado aveva commesso l’errore di concentrarsi unicamente sul luogo di consumazione del reato (l’accredito del profitto in Ungheria), trascurando la natura “frammentata” della condotta criminale.

L’Accesso Abusivo al Sistema Informatico

Per il reato di accesso abusivo (art. 615-ter c.p.), la Cassazione ha chiarito che l’azione non si esaurisce nell’attività materiale svolta sul computer dell’agente. Essa comprende anche l’introduzione nel sistema protetto. Poiché il sistema informatico violato (l’account di posta elettronica) si trovava in Italia, una parte essenziale dell’azione si è verificata nel nostro territorio.

La Frode Informatica

Per quanto riguarda la frode informatica (art. 640-ter c.p.), la Corte ha evidenziato che molteplici elementi costitutivi del reato si sono realizzati in Italia:
* L’induzione in errore: Le aziende vittime sono state ingannate mentre si trovavano nelle loro sedi in Italia.
* L’atto di disposizione patrimoniale: I bonifici bancari sono stati ordinati dalle sedi italiane delle aziende truffate.
* Il danno patrimoniale: La perdita economica si è verificata a carico di soggetti giuridici con sede in Italia.

Di conseguenza, anche se il profitto finale è stato conseguito all’estero, la presenza di questi elementi nel territorio nazionale è sufficiente a radicare la giurisdizione italiana, in piena applicazione del principio di ubiquità.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa sentenza è di fondamentale importanza perché rafforza gli strumenti di contrasto ai cybercrime transnazionali. Stabilendo una nozione ampia di Locus Commissi Delicti, la Corte di Cassazione garantisce che i criminali informatici non possano sfuggire alla giustizia italiana solo perché operano fisicamente da un altro Paese o perché dirottano i proventi illeciti su conti esteri. La decisione conferma che la tutela delle vittime residenti in Italia e la repressione di condotte che colpiscono il sistema economico nazionale sono prioritarie, affermando la potestà punitiva dello Stato anche quando la catena criminale attraversa i confini nazionali.

Quando un reato informatico commesso dall’estero ricade sotto la giurisdizione italiana?
Secondo il principio di ubiquità (art. 6 c.p.), un reato informatico ricade sotto la giurisdizione italiana se anche solo una parte dell’azione (es. l’accesso a un server in Italia o l’inganno a una vittima sul territorio nazionale) o il suo evento (es. il danno patrimoniale subito da un soggetto residente in Italia) si verificano in Italia.

Nel reato di frode informatica, dove si considera commesso il reato ai fini della giurisdizione?
Il reato si considera commesso in Italia se uno qualsiasi dei suoi elementi costitutivi si è verificato sul territorio nazionale. Questi elementi includono l’induzione in errore della vittima, l’atto di disposizione patrimoniale (come un bonifico) effettuato dalla vittima e il danno patrimoniale che ne consegue. Il luogo in cui l’autore del reato consegue il profitto non è l’unico fattore determinante.

Perché il luogo dove si trova il server è rilevante nel reato di accesso abusivo?
Nel reato di accesso abusivo a un sistema informatico, l’azione criminosa non è solo l’atto fisico di agire da un computer remoto, ma include anche l’effettiva introduzione non autorizzata nel sistema protetto. Pertanto, il luogo in cui si trova il server o il sistema violato è considerato uno dei luoghi in cui si è verificata una parte dell’azione, contribuendo a stabilire il ‘Locus Commissi Delicti’ e, di conseguenza, la giurisdizione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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