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Lieve entità spaccio: la valutazione della Cassazione

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Si ribadisce che per la configurazione della lieve entità spaccio è necessaria una valutazione globale di tutti gli elementi (quantità, qualità, mezzi, modalità), e la presenza di professionalità nell’attività è sufficiente a escludere tale ipotesi meno grave.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Lieve Entità Spaccio: Quando la Professionalità Esclude l’Ipotesi Lieve

L’applicazione della fattispecie di lieve entità spaccio, prevista dall’articolo 73, comma 5, del D.P.R. 309/90, rappresenta un punto cruciale nel diritto penale degli stupefacenti, poiché comporta una risposta sanzionatoria decisamente più mite. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito con forza i criteri per la sua applicazione, o meglio, per la sua esclusione, sottolineando come la valutazione del giudice debba essere globale e non frammentaria.

I Fatti del Caso in Analisi

Il caso trae origine dalla condanna di un soggetto a due anni di reclusione e 10.000 euro di multa per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti, confermata in secondo grado dalla Corte di Appello di Palermo. La difesa dell’imputato ha proposto ricorso per cassazione, basando le proprie doglianze su un unico motivo: l’erronea mancata applicazione dell’ipotesi di lieve entità spaccio. Secondo il ricorrente, infatti, sussistevano tutti i presupposti per qualificare il fatto come meno grave e, di conseguenza, beneficiare di un trattamento sanzionatorio più favorevole.

La Decisione della Cassazione sulla lieve entità spaccio

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato. La decisione si allinea a un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, secondo cui il riconoscimento della lieve entità spaccio non può derivare da una valutazione parcellizzata dei singoli indici previsti dalla norma. Al contrario, il giudice deve compiere un’analisi complessiva di tutti gli elementi del caso concreto.

Questi elementi includono:

* I mezzi, le modalità e le circostanze dell’azione criminosa.
* La quantità e la qualità della sostanza stupefacente.
* Il grado di purezza della sostanza.

La Corte ha specificato che è sufficiente che anche uno solo di questi elementi presenti un indice di gravità per escludere la configurabilità dell’ipotesi lieve, poiché ciò indica che la lesione al bene giuridico tutelato (la salute pubblica) non è di minima offensività.

Le Motivazioni

Nelle motivazioni, i giudici di legittimità hanno evidenziato come la Corte d’Appello avesse correttamente operato, fornendo una giustificazione adeguata e logica per il diniego dell’attenuante. In particolare, erano stati messi in luce alcuni aspetti dell’attività di spaccio che rivelavano una certa “professionalità” e “non estemporaneità” della condotta dell’imputato. Questi elementi sono stati ritenuti di rilevanza tale da prevalere su altri potenziali indicatori di minore gravità. La Corte ha quindi negato la ricorrenza della più lieve ipotesi, attribuendo a tali aspetti un peso decisivo nell’escludere la minima offensività del fatto. Il percorso argomentativo del giudice di merito è stato considerato immune da vizi logici e giuridici, rendendo il ricorso privo di fondamento.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame offre un’importante lezione pratica: per ottenere il riconoscimento della lieve entità spaccio, non è sufficiente concentrarsi su un singolo aspetto favorevole, come una quantità non elevata di sostanza. È indispensabile che l’intero quadro fattuale deponga inequivocabilmente per una minima lesività della condotta. La presenza di elementi che suggeriscono un’attività organizzata, abituale o professionale rappresenta un ostacolo quasi insormontabile all’applicazione della norma di favore. La decisione riafferma la necessità di una valutazione globale e rigorosa, finalizzata a distinguere lo spaccio occasionale e di modesta portata da condotte che, seppur non rientranti nelle grandi reti criminali, mostrano un grado di pericolosità sociale che non merita il più mite trattamento sanzionatorio previsto dal comma 5 dell’art. 73.

Per riconoscere lo spaccio di lieve entità è sufficiente una piccola quantità di droga?
No, la quantità è solo uno degli indici da valutare. Il giudice deve effettuare una valutazione complessiva che include anche le modalità dell’azione, i mezzi utilizzati, la qualità della sostanza e le circostanze generali del fatto.

Cosa succede se l’attività di spaccio mostra segni di professionalità?
La presenza di elementi indicativi di professionalità o di non estemporaneità della condotta è un fattore di particolare gravità che, anche da solo, può portare il giudice a escludere la configurabilità dell’ipotesi di lieve entità.

È possibile che un ricorso in Cassazione venga dichiarato inammissibile se si contesta la mancata applicazione della lieve entità?
Sì, se il giudice di merito ha fornito una motivazione adeguata e logicamente coerente per negare l’ipotesi lieve, basata sulla valutazione complessiva degli elementi e sui principi giurisprudenziali consolidati, il ricorso può essere dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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