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Libertà condizionale: valutazione del ravvedimento

La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava la libertà condizionale a un detenuto. La decisione è stata criticata per aver ignorato prove documentali essenziali sui progressi del condannato e per aver reiterato un vizio di motivazione già censurato in un precedente annullamento, non fornendo una valutazione completa e aggiornata del percorso di ravvedimento.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Libertà Condizionale: Quando la Valutazione del Giudice è Carente

La libertà condizionale rappresenta un istituto fondamentale nel nostro ordinamento penitenziario, un ponte tra la detenzione e il pieno reinserimento nella società. La sua concessione, tuttavia, non è automatica, ma subordinata a una valutazione approfondita del percorso di ravvedimento del condannato. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24381/2024) ha ribadito con forza un principio cruciale: il giudice deve considerare tutti gli elementi a disposizione, senza poter ignorare prove documentali che attestino i progressi del detenuto.

Il Caso: La Richiesta di Liberazione Condizionale Negata due Volte

Il caso esaminato riguarda un detenuto che, dopo un lungo periodo di detenzione, ha richiesto la concessione della libertà condizionale. Il Tribunale di Sorveglianza di L’Aquila aveva respinto la sua istanza. Questa decisione era già stata annullata una prima volta dalla Corte di Cassazione per un difetto di motivazione.

Tuttavia, chiamato a riesaminare il caso, lo stesso Tribunale di Sorveglianza ha nuovamente negato il beneficio, basando la sua decisione su una valutazione ritenuta dal ricorrente contraddittoria e incompleta.

I Motivi del Ricorso: Contraddittorietà e Omessa Valutazione

La difesa del detenuto ha presentato ricorso in Cassazione lamentando due vizi principali nel provvedimento impugnato:

1. Contraddittorietà della motivazione: Da un lato, il Tribunale riconosceva numerosi elementi positivi del percorso carcerario, come la buona condotta, la partecipazione a programmi di rieducazione, l’ammissione al lavoro esterno e la fruizione di permessi premio. Dall’altro, però, valorizzava in senso negativo un unico elemento: la persistente dichiarazione di innocenza del condannato rispetto a uno dei reati per cui era stato condannato.
2. Omessa valutazione di atti: Il ricorrente sosteneva che il Tribunale avesse completamente ignorato la documentazione prodotta dalla difesa a sostegno della richiesta, violando così il suo diritto a una valutazione completa della sua posizione.

La Decisione della Cassazione: L’Importanza della Valutazione Completa per la libertà condizionale

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando per la seconda volta la decisione del Tribunale di Sorveglianza e rinviando gli atti per un nuovo esame. La Corte ha ritenuto che i motivi fossero fondati e che il provvedimento impugnato presentasse gli stessi difetti di quello precedentemente annullato.

Le Motivazioni

Il cuore della decisione della Cassazione risiede nella censura del metodo valutativo del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha evidenziato come il giudice di merito abbia qualificato come “prematura” la concessione della libertà condizionale senza ancorare tale giudizio a elementi concreti e attuali.

Il vizio più grave, secondo la Cassazione, è stata l’omessa considerazione di documentazione essenziale. In particolare, il Tribunale non ha esaminato le più recenti relazioni del Gruppo di Osservazione del Trattamento e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Tali documenti, invece, attestavano “ulteriori progressi del detenuto, anche nell’interiorizzazione di valori positivi e nell’acquisita consapevolezza del proprio vissuto nonché nella maggiore empatia”.

Ignorare queste prove, specialmente dopo che un precedente annullamento aveva già segnalato la necessità di una valutazione più approfondita, costituisce un grave vizio motivazionale. Il giudice non può limitarsi a reiterare una valutazione pregressa, ma ha il dovere di esaminare l’evoluzione della personalità del condannato fino al momento della decisione, basandosi su tutti gli atti disponibili.

Le Conclusioni

Questa sentenza riafferma un principio cardine del diritto dell’esecuzione penale: la valutazione per la concessione di benefici come la libertà condizionale deve essere globale, attuale e basata su un’analisi completa di tutti gli elementi disponibili. Non è ammissibile che un giudice ignori documenti cruciali che attestano un’evoluzione positiva del detenuto.

La decisione del Tribunale di Sorveglianza, che si è limitata a ripetere un ragionamento già censurato come carente, è stata giustamente annullata. Ora, il caso tornerà di nuovo al Tribunale di L’Aquila, che dovrà procedere a un nuovo esame, tenendo finalmente conto di tutto il percorso rieducativo compiuto dal condannato e dei principi di diritto stabiliti dalla Corte di Cassazione.

Un giudice può negare la libertà condizionale senza valutare tutta la documentazione disponibile sul percorso del detenuto?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che è un grave vizio motivazionale omettere il vaglio di documentazione essenziale, come le relazioni aggiornate sul trattamento penitenziario, che attestano i progressi del condannato.

Cosa accade se un giudice, dopo un annullamento con rinvio, ripete lo stesso errore di motivazione?
La nuova decisione può essere nuovamente annullata dalla Corte di Cassazione. Il giudice del rinvio ha l’obbligo di conformarsi ai principi di diritto stabiliti dalla Corte e non può reiterare un vizio motivazionale già censurato.

La sola dichiarazione di innocenza del condannato può impedire la concessione della libertà condizionale?
Dal testo emerge che valorizzare un unico elemento negativo, come la mancata ammissione di colpa, a fronte di numerosi e provati elementi positivi del percorso di ravvedimento, può costituire una motivazione illogica e contraddittoria, soggetta ad annullamento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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