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Liberazione anticipata: sì anche con fungibilità

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39288/2024, ha stabilito che un detenuto può richiedere la liberazione anticipata per un periodo di custodia cautelare, anche se tale periodo è stato utilizzato per scontare un’altra pena (fungibilità). La condizione è che il rapporto punitivo complessivo non sia esaurito e che i reati per cui si sconta la pena attuale siano stati commessi prima del periodo di detenzione in questione. La Corte ha annullato la decisione del Tribunale di sorveglianza che aveva respinto la richiesta, chiarendo che l’interesse del condannato a ottenere il beneficio sussiste.

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Pubblicato il 27 dicembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Liberazione anticipata: la Cassazione apre alla fungibilità

La liberazione anticipata rappresenta un istituto fondamentale nel diritto penitenziario, incentivando la partecipazione del detenuto al percorso rieducativo. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 39288/2024) ha affrontato un caso complesso, chiarendo i presupposti per la concessione del beneficio quando il periodo di detenzione in esame è stato già utilizzato in “fungibilità” per un’altra pena. La Corte ha stabilito che, a determinate condizioni, il detenuto mantiene l’interesse ad ottenere la riduzione di pena.

I fatti del caso

Un detenuto presentava un reclamo contro la decisione del Tribunale di sorveglianza di Torino, che aveva dichiarato inammissibile la sua istanza di liberazione anticipata. La richiesta riguardava un periodo di custodia cautelare sofferto tra il maggio 2020 e il marzo 2021 per un reato di cessione di sostanze stupefacenti.

Il problema nasceva dal fatto che tale periodo di detenzione, sebbene relativo a un reato compreso nel cumulo di pene in esecuzione, era stato utilizzato, tramite l’istituto della fungibilità (art. 657 c.p.p.), per estinguere un’altra pena. Il Tribunale di sorveglianza aveva quindi ritenuto che quel periodo non fosse più compreso nel “titolo in espiazione” e che, pertanto, il detenuto non avesse più interesse a richiederne la valutazione ai fini della liberazione anticipata.

L’applicazione della liberazione anticipata e i principi della Corte

La difesa del ricorrente ha sostenuto che il principio di non valutabilità dei periodi di pena usati in fungibilità fosse applicabile solo a specifiche ipotesi normative (art. 657, comma 2, c.p.p.) e non al suo caso, che rientrava nel primo comma dello stesso articolo. La differenza fondamentale, secondo la difesa, risiede nel fatto che il reato per cui si sta scontando la pena attuale era stato commesso prima del periodo di custodia cautelare in questione.

La Corte di Cassazione ha accolto questa tesi, ritenendo il ricorso fondato. Gli Ermellini hanno richiamato la giurisprudenza consolidata secondo cui la richiesta di liberazione anticipata è ammissibile per un periodo di detenzione pregresso, a condizione che il “rapporto punitivo” non sia completamente esaurito. In altre parole, finché il condannato sta ancora scontando una pena, ha un interesse concreto a ottenere una riduzione della stessa.

Le motivazioni

La Corte ha spiegato che l’interesse del condannato viene meno solo quando la pena è interamente espiata e il soggetto è definitivamente libero. In tal caso, non avrebbe senso concedere un “credito di pena” per reati futuri. Tuttavia, la situazione è diversa quando il rapporto punitivo è ancora pendente.

Il punto cruciale della decisione è la distinzione basata sul momento della commissione del reato. Nel caso di specie, i reati per i quali il ricorrente sta scontando la pena sono stati tutti commessi prima del periodo di detenzione (11 maggio 2020 – 3 marzo 2021) per cui si chiede il beneficio. La custodia cautelare era stata applicata proprio per uno di questi reati. Di conseguenza, il fatto che il Pubblico Ministero abbia scelto di utilizzare quel periodo in fungibilità per un altro cumulo non può pregiudicare il diritto del detenuto a veder valutata la sua condotta ai fini della liberazione anticipata.

La circostanza che il reato oggetto della condanna in esecuzione sia stato commesso prima del periodo di detenzione oggetto di valutazione è decisiva. Questo garantisce che il beneficio, se concesso, andrà a ridurre una pena relativa a un fatto antecedente, preservando la logica del sistema.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza, rinviando il caso per un nuovo esame. La sentenza afferma un principio di diritto importante: la fungibilità della pena, applicata secondo il primo comma dell’art. 657 c.p.p., non osta alla concessione della liberazione anticipata per il periodo di detenzione “utilizzato”, a patto che il rapporto punitivo sia ancora in corso e i reati in espiazione siano stati commessi prima di detto periodo. Questa decisione tutela l’interesse del condannato e garantisce una corretta applicazione degli istituti volti alla risocializzazione.

È possibile chiedere la liberazione anticipata per un periodo di detenzione già utilizzato per un’altra pena (fungibilità)?
Sì, è possibile a condizione che il rapporto punitivo complessivo non sia esaurito (cioè il condannato stia ancora scontando una pena) e che i reati per cui si sconta la pena attuale siano stati commessi prima del periodo di detenzione per il quale si chiede il beneficio.

Quando si perde l’interesse a chiedere la liberazione anticipata?
L’interesse viene meno quando la pena su cui si chiede la riduzione è stata interamente espiata e il condannato è ormai definitivamente libero. In tal caso, il rapporto punitivo si considera esaurito e non è possibile ottenere un “credito di pena” per il futuro.

Perché è importante che il reato sia stato commesso prima del periodo di detenzione valutato?
È importante perché garantisce che il beneficio della liberazione anticipata vada a ridurre una pena per un fatto già commesso al momento della detenzione. Ciò impedisce che il beneficio possa essere utilizzato come un credito per reati non ancora commessi, in linea con i principi del sistema sanzionatorio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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