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Lex mitior e incostituzionalità: la Cassazione chiarisce

La Corte di Cassazione si pronuncia sui ricorsi di tre imputati condannati per ricettazione, doping e esercizio abusivo della professione. Due ricorsi sono dichiarati inammissibili per genericità. Il terzo, pur infondato nel merito riguardo l’applicazione della lex mitior successivamente dichiarata incostituzionale, porta all’annullamento della sentenza per intervenuta prescrizione del reato.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Lex Mitior e Legge Incostituzionale: La Cassazione Traccia i Confini

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 25825 del 2024, offre importanti chiarimenti su temi cruciali del diritto penale e processuale, tra cui l’applicazione del principio di lex mitior (legge più favorevole) in relazione a una norma successivamente dichiarata incostituzionale. Il caso riguarda tre imputati condannati per vari reati, tra cui ricettazione, somministrazione di sostanze dopanti ed esercizio abusivo della professione, e le diverse sorti dei loro ricorsi.

I Fatti del Processo e i Motivi di Ricorso

La vicenda giudiziaria prende le mosse da una sentenza della Corte d’Appello che aveva parzialmente riformato una condanna di primo grado. Tre imputati avevano presentato ricorso per cassazione con diverse argomentazioni:

* Primo ricorrente: Contestava la condanna per ricettazione di prodotti illeciti, sostenendo la mancanza di consapevolezza della loro origine illegale e l’inversione dell’onere della prova.
* Secondo ricorrente: Lamentava l’illogicità della motivazione sulla sua responsabilità per ricettazione, basata su un’intercettazione telefonica, e contestava l’accusa di esercizio abusivo della professione medica, affermando di aver operato solo come naturopata.
* Terzo ricorrente: Sosteneva di dover essere assolto perché il fatto contestatogli (cessione di prodotti dopanti) non era più previsto come reato da una legge successiva, più favorevole. La difesa insisteva su questo punto anche se tale legge era stata in seguito dichiarata incostituzionale, invocando il principio di affidamento.

La questione centrale della lex mitior

Il fulcro del dibattito giuridico, in particolare per il terzo imputato, ruotava attorno al principio di lex mitior. La difesa sosteneva che l’imputato dovesse beneficiare della norma più favorevole entrata in vigore dopo la commissione del fatto, nonostante la sua successiva declaratoria di incostituzionalità. Secondo questa tesi, l’affidamento riposto nella legge vigente, seppur per un breve periodo, avrebbe dovuto prevalere, garantendo l’impunità per un fatto che, in quel lasso di tempo, non costituiva più reato.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha esaminato singolarmente i ricorsi, giungendo a conclusioni diverse.

Per i primi due imputati, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. La Corte ha rilevato che le loro argomentazioni erano mere ripetizioni di quelle già presentate e respinte in appello, senza una critica specifica e argomentata alla motivazione della sentenza impugnata. Questo, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, rende il ricorso generico e quindi inammissibile.

Per quanto riguarda il terzo imputato e la complessa questione della lex mitior, la Corte ha rigettato la tesi difensiva, definendola infondata. Gli Ermellini hanno chiarito un principio fondamentale: una norma dichiarata incostituzionale viene espunta dall’ordinamento ex tunc, ovvero come se non fosse mai esistita. Di conseguenza, non può produrre alcun effetto, nemmeno quello favorevole di rendere un fatto non più punibile. La Corte ha sottolineato che il principio della retroattività della legge più favorevole trova applicazione solo se la nuova norma è, e rimane, costituzionalmente legittima. Permettere a una norma incostituzionale di determinare l’impunità per fatti pregressi creerebbe una palese contraddizione nell’ordinamento giuridico.

Nonostante l’infondatezza del motivo di ricorso, la Corte ha comunque dovuto prendere atto di un altro fattore: il decorso del tempo. Considerando l’epoca dei fatti (novembre 2015) e la pena massima prevista per il reato, i giudici hanno constatato l’intervenuta estinzione del reato per prescrizione.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha deliberato come segue:

1. Ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei primi due imputati, condannandoli al pagamento delle spese processuali e di un’ammenda.
2. Ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti del terzo imputato, poiché il reato a lui ascritto era estinto per prescrizione.

Questa sentenza ribadisce due importanti principi. In primo luogo, la necessità che il ricorso per cassazione contenga critiche specifiche alla sentenza di appello e non sia una mera riproposizione dei motivi precedenti. In secondo luogo, e con maggiore rilevanza dottrinale, chiarisce che il principio della lex mitior non può operare se la norma più favorevole viene dichiarata incostituzionale, poiché la sua illegittimità ne impedisce qualsiasi applicazione, anche retroattiva.

Un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile se ripete gli stessi motivi dell’appello?
Sì, la Corte di Cassazione ha ribadito che la pedissequa riproduzione dei motivi di appello come ricorso per cassazione, senza una critica argomentata specifica contro la decisione della Corte d’Appello, rende il ricorso generico e quindi inammissibile.

Un imputato può beneficiare di una legge più favorevole (lex mitior) se questa viene poi dichiarata incostituzionale?
No. La sentenza chiarisce che una norma dichiarata incostituzionale non può produrre alcun effetto favorevole. Il principio di retroattività della legge più favorevole presuppone che la nuova norma sia costituzionalmente legittima. Pertanto, l’imputato non può beneficiare di una disposizione che, sebbene entrata in vigore, è stata successivamente rimossa dall’ordinamento per contrasto con la Costituzione.

Cosa succede se un reato si estingue per prescrizione durante il giudizio in Cassazione?
Se la Corte di Cassazione accerta che il reato è estinto per prescrizione, deve annullare la sentenza di condanna senza rinvio. Questa decisione viene presa d’ufficio e prevale sull’esame dei motivi di ricorso, anche se questi ultimi sono ritenuti infondati.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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