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Lesioni personali gravi: conferma della condanna

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per il reato di lesioni personali gravi in concorso. Gli imputati avevano contestato la sussistenza del nesso causale, l’elemento soggettivo e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano meramente riproduttivi di quanto già esposto in appello e che la determinazione della pena, inclusa la valutazione della recidiva basata su precedenti specifici, è stata correttamente motivata dai giudici di merito secondo i criteri di legge.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Lesioni personali gravi: la Cassazione conferma la condanna

In tema di lesioni personali gravi, la Corte di Cassazione ha recentemente ribadito i confini della responsabilità penale e i limiti del sindacato di legittimità sulla determinazione della pena. Il caso in esame riguarda due soggetti condannati per aver cagionato danni fisici rilevanti a un terzo, agendo in concorso tra loro.

L’oggetto del contendere

Gli imputati hanno presentato ricorso lamentando principalmente l’assenza di dolo e chiedendo la riqualificazione del fatto come lesioni colpose. Inoltre, è stata contestata la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e l’applicazione della recidiva, ritenuta eccessiva rispetto alla gravità dei fatti contestati.

La decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno evidenziato come le doglianze fossero una pedissequa ripetizione di quanto già analizzato e respinto dalla Corte d’Appello. In sede di legittimità, non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti, ma solo verificare la correttezza logica e giuridica della motivazione fornita dai giudici di merito.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla natura dei motivi di ricorso, definiti “apparenti” poiché privi di una critica argomentata verso la sentenza impugnata. La Corte ha chiarito che la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, il quale ha correttamente applicato gli articoli 132 e 133 del codice penale. Per quanto riguarda il diniego delle attenuanti generiche, è sufficiente che il giudice indichi gli elementi ritenuti decisivi per negarle. Infine, la recidiva è stata confermata poiché i precedenti penali degli imputati (legati a stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale) sono stati considerati indicativi di una perdurante inclinazione al delitto, fattore determinante nella commissione del nuovo reato di lesioni personali gravi.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza conferma che il ricorso per Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di merito. Quando la motivazione della sentenza d’appello è coerente e rispetta i principi di legge nella determinazione della sanzione, la decisione diventa definitiva. Gli imputati sono stati inoltre condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, a causa della manifesta infondatezza delle loro pretese difensive.

Cosa succede se il ricorso in Cassazione ripropone le stesse tesi dell’appello?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché considerato meramente riproduttivo e privo della specificità necessaria per contestare la sentenza di secondo grado.

Su quali basi il giudice può negare le attenuanti generiche?
Il giudice può negarle fornendo un congruo riferimento agli elementi del caso ritenuti decisivi, come la gravità del fatto o i precedenti penali del colpevole.

Come influisce la recidiva sulla determinazione della pena?
La recidiva aumenta la pena quando i precedenti penali dimostrano che il soggetto ha una persistente inclinazione a delinquere che ha influenzato il nuovo reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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