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Lesioni a pubblico ufficiale: la procedibilità d’ufficio

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19595/2024, ha stabilito un principio cruciale in tema di lesioni a pubblico ufficiale. Un Giudice per l’udienza preliminare aveva erroneamente archiviato un caso per mancanza di querela, ritenendola necessaria dopo la Riforma Cartabia. La Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che quando il reato di lesioni è aggravato dal fatto di essere commesso contro un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, la procedibilità rimane d’ufficio. La presenza di questa specifica aggravante rende irrilevante la mancata presentazione della querela da parte della persona offesa.

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Pubblicato il 1 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Lesioni a Pubblico Ufficiale: la Cassazione Conferma la Procedibilità d’Ufficio Post-Riforma Cartabia

La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 19595 del 2024, offre un chiarimento fondamentale sulla procedibilità del reato di lesioni a pubblico ufficiale. Nonostante le modifiche introdotte dalla Riforma Cartabia, che hanno ampliato il novero dei reati perseguibili solo a querela di parte, la Suprema Corte ha ribadito che la violenza contro un agente in servizio mantiene la sua natura di reato procedibile d’ufficio. Questa decisione annulla una sentenza di primo grado che aveva erroneamente archiviato il caso per mancanza di querela.

Il Caso: da un’Archiviazione al Ricorso in Cassazione

L’analisi del caso parte da una decisione del Giudice dell’udienza preliminare (GUP) del Tribunale di Siracusa, che aveva dichiarato il ‘non doversi procedere’ nei confronti di un imputato accusato, tra le altre cose, di lesioni personali aggravate.

La decisione del Giudice di Primo Grado

Il GUP aveva ritenuto che, per il reato di lesioni, mancasse una condizione fondamentale per poter procedere: la querela da parte della persona offesa, un Agente di polizia. Questa valutazione si basava, presumibilmente, su un’interpretazione delle nuove disposizioni introdotte dalla Riforma Cartabia, che per molti reati contro la persona hanno trasformato la procedibilità da ‘d’ufficio’ a ‘a querela’.

Il Ricorso del Procuratore Generale

Contro questa decisione, il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catania ha presentato ricorso in Cassazione. Il motivo del ricorso era semplice e diretto: una violazione di legge. Il Procuratore ha sostenuto che il GUP avesse ignorato un dettaglio cruciale: il reato contestato era aggravato ai sensi dell’articolo 576, comma 1, n. 5-bis del codice penale, ovvero per essere stato commesso ai danni di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. Tale aggravante, secondo il ricorso, rende il reato procedibile d’ufficio, a prescindere dalle novità legislative.

Le motivazioni sulla procedibilità per le lesioni a pubblico ufficiale

La Corte di Cassazione ha accolto pienamente il ricorso, definendolo ‘fondato’. La decisione della Suprema Corte si basa su un’analisi chiara e lineare delle norme applicabili, sottolineando come l’interpretazione del GUP fosse errata.

L’Aggravante che Rende il Reato Procedibile d’Ufficio

Il cuore della motivazione risiede nel collegamento tra diverse norme del codice penale. L’articolo 582 c.p. (lesioni personali) è reso procedibile d’ufficio se ricorrono alcune circostanze aggravanti, elencate nell’articolo 585 c.p. Quest’ultimo, a sua volta, richiama le aggravanti previste dall’articolo 576 c.p., tra cui figura proprio quella di aver commesso il fatto ‘nei confronti di un pubblico ufficiale […] nell’esercizio delle sue funzioni’ (n. 5-bis).

La Cassazione ha evidenziato che nel capo d’imputazione originario non solo era esplicitamente citata questa norma, ma era anche descritta in modo inequivocabile la condotta: l’aggressione era avvenuta ai danni di un Agente scelto, identificato per nome, mentre era in servizio. La presenza di questa circostanza aggravante, quindi, attiva automaticamente la procedibilità d’ufficio, rendendo superflua la querela della persona offesa.

Conclusioni: L’Impatto della Sentenza sulla Tutela dei Pubblici Ufficiali

Con questa sentenza, la Corte di Cassazione ha riaffermato un principio di grande importanza per la tutela degli operatori delle forze dell’ordine e dei pubblici ufficiali in generale. La decisione chiarisce che la Riforma Cartabia, pur orientata a deflazionare il carico giudiziario tramite l’estensione della procedibilità a querela, non ha intaccato la speciale protezione che l’ordinamento riserva a chi svolge funzioni pubbliche. L’offesa arrecata a un pubblico ufficiale in servizio non è un mero fatto privato, ma un attacco allo Stato e all’ordine pubblico, motivo per cui la sua repressione non può essere lasciata alla sola volontà della vittima. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio al Tribunale di Siracusa per un nuovo giudizio.

Il reato di lesioni personali è sempre procedibile su querela della persona offesa dopo la Riforma Cartabia?
No, non sempre. La sentenza chiarisce che il reato di lesioni personali rimane procedibile d’ufficio se sussistono determinate circostanze aggravanti, come quella di aver commesso il fatto contro un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni.

Quando le lesioni sono commesse contro un pubblico ufficiale, è necessaria la sua querela per procedere penalmente?
No, non è necessaria. La Corte di Cassazione ha confermato che la presenza dell’aggravante specifica prevista dall’art. 576, comma primo, n. 5-bis del codice penale rende il reato di lesioni procedibile d’ufficio, quindi lo Stato può perseguire il colpevole indipendentemente dalla volontà della vittima.

Quale combinazione di articoli di legge rende il reato di lesioni a pubblico ufficiale procedibile d’ufficio?
La procedibilità d’ufficio deriva dal richiamo che l’art. 585 del codice penale fa alle aggravanti previste dall’art. 576 c.p. Tra queste, la n. 5-bis riguarda proprio i fatti commessi contro un pubblico ufficiale in servizio. Questa catena normativa determina che il reato di lesioni, se commesso in tale contesto, non richieda la querela.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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