Legittimità Perquisizione Armi: la Cassazione si Pronuncia sulla Tempestività
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 16042/2024) ha fornito importanti chiarimenti sulla legittimità perquisizione armi, in particolare quando questa avviene a distanza di alcuni giorni dalla ricezione della notizia di reato. La decisione sottolinea come un ritardo temporale non infici di per sé la validità dell’atto, con significative conseguenze sull’applicabilità dell’esimente della reazione ad atto arbitrario.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine dal ricorso di un individuo avverso una sentenza della Corte d’Appello. Il ricorrente sosteneva, tra le altre cose, di aver reagito a un atto che riteneva arbitrario da parte delle forze dell’ordine, ovvero una perquisizione finalizzata alla ricerca di armi. La difesa si basava sull’idea che, poiché la perquisizione era stata eseguita alcuni giorni dopo la segnalazione iniziale, avesse perso i caratteri di urgenza e necessità, diventando così un atto illegittimo.
La Decisione della Corte di Cassazione e la Legittimità della Perquisizione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rigettando le argomentazioni del ricorrente. I giudici hanno stabilito che il motivo di ricorso era logicamente superato dalle ragioni espresse dalla Corte d’Appello. Il punto cruciale della decisione verte sulla corretta valutazione della legittimità perquisizione armi. La Cassazione ha confermato che l’operato delle forze dell’ordine era stato corretto e che, di conseguenza, non poteva essere invocata l’esimente prevista dall’art. 393-bis del codice penale.
Le Motivazioni della Sentenza
Le motivazioni della Corte si fondano su un principio giuridico consolidato, richiamando anche un precedente specifico (sentenza n. 16844/2018). La Corte ha chiarito che la legittimità di una perquisizione finalizzata alla ricerca di armi non viene meno solo perché viene eseguita alcuni giorni dopo la ricezione della notizia di reato. Il fattore tempo non è, da solo, sufficiente a rendere l’atto arbitrario o illegittimo.
Poiché la perquisizione è stata ritenuta un atto legittimo, viene a mancare il presupposto fondamentale per l’applicazione dell’art. 393-bis c.p., ovvero l’esistenza di un “atto arbitrario” del pubblico ufficiale. L’esimente, infatti, giustifica una reazione violenta o minacciosa solo se posta in essere nei confronti di un’azione palesemente illegittima e ingiusta da parte di un’autorità pubblica. Essendo l’atto delle forze dell’ordine conforme alla legge, la reazione del soggetto non poteva essere giustificata.
Conclusioni e Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza rafforza un importante principio di procedura penale: la discrezionalità operativa della polizia giudiziaria nell’eseguire atti di indagine come le perquisizioni. Viene stabilito che un intervallo di tempo ragionevole tra la segnalazione e l’esecuzione dell’atto non ne compromette la validità, a condizione che persistano i presupposti di legge. Per i cittadini, la decisione ribadisce che la contestazione della legittimità di un atto d’autorità deve fondarsi su vizi concreti e non su mere considerazioni temporali. La condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende serve inoltre da monito sulla serietà e sui rischi di un ricorso giudicato inammissibile.
Una perquisizione per la ricerca di armi è legittima se eseguita alcuni giorni dopo la notizia di reato?
Sì, secondo l’ordinanza, la Corte di Cassazione ha confermato che la legittimità della perquisizione non viene meno per il solo fatto di essere stata eseguita alcuni giorni dopo la ricezione della notizia di reato relativa al possesso di un’arma.
Quando si può applicare l’esimente per reazione ad un atto arbitrario (art. 393-bis cod. pen.)?
L’esimente prevista dall’art. 393-bis del codice penale può essere applicata solo quando la reazione è diretta contro un atto del pubblico ufficiale che sia effettivamente arbitrario e illegittimo. Se l’atto, come la perquisizione nel caso di specie, è legittimo, l’esimente non può essere invocata.
Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la Corte non esamina il merito della questione. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, come stabilito nel provvedimento.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 16042 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 16042 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 22/03/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a CHIARAVALLE il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 30/05/2023 della CORTE APPELLO di ANCONA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
visti gli atti e la sentenza impugnata; esaminato il ricorso di COGNOME
OSSERVA
Ritenuto che il motivo con cui si assume che la decisione ha omesso di motivare in alle memorie con cui si contestava l’efficacia probatoria dei testimoni è logicamen dalle ragioni espresse dalla Corte di appello in ordine all’insussistenza dell’e all’art. 393-bis cod. pen. in ragione della legittimità della perquisizione finalizza armi;
rilevato che, infatti, in ordine alla mancata applicazione dell’art. 393-bis corretta risulta la valutazione della legittimità della stessa, pur eseguita alc rispetto alla notizia di reato ricevuta in ordine al possesso di un’arma (Sez. 6 01/03/2018, Gangemi, Rv. 272925 – 1);
rilevato che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del r al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della C ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento de processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 22/03/2024.