LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legittima difesa esclusa se si accetta lo scontro violento

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per tentato omicidio. I ricorrenti invocavano la legittima difesa, anche nella forma putativa o dell’eccesso colposo. I giudici hanno chiarito che la legittima difesa non può essere riconosciuta se i soggetti hanno accettato volontariamente la situazione di pericolo, affrontando l’avversario con un atteggiamento aggressivo e violento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha inflitto il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 9 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 26397 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 26397/2023)

Quando lo scontro esclude la legittima difesa

La legittima difesa rappresenta una delle tesi difensive più note nel nostro ordinamento giuridico. Tuttavia, la sua applicazione non è automatica e richiede il rispetto di rigidi presupposti di legge. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso delicato riguardante due persone condannate per tentato omicidio. I condannati sostenevano di aver agito per proteggersi da una minaccia, invocando l’esimente (causa di giustificazione che esclude il reato) della legittima difesa, anche nella forma dell’eccesso colposo (superamento involontario dei limiti della reazione consentita). I giudici di legittimità hanno però respinto fermamente questa ricostruzione dei fatti.

La dinamica del fatto e la reazione violenta

La vicenda trae origine da una violenta lite che ha visto contrapposti i due imputati a un altro soggetto. Invece di evitare il conflitto o cercare di allontanarsi, i due aggressori hanno scelto di affrontare direttamente il rivale. Questo comportamento ha determinato una vera e propria escalation di violenza, culminata in un tentativo di omicidio e nell’uso illegittimo di armi. Durante il processo, la difesa ha cercato di dimostrare che la reazione dei due uomini fosse giustificata dal comportamento minaccioso della vittima. La ricostruzione dei fatti ha però evidenziato una realtà diversa, caratterizzata da una reciproca volontà di scontro.

I requisiti di legge per l’esimente

Per beneficiare della scriminante (circostanza che rende lecito un fatto penalmente rilevante), la legge richiede un pericolo attuale di un’offesa ingiusta. Questo pericolo non deve essere causato volontariamente da chi si difende. Chi decide di partecipare attivamente a una rissa o accetta una sfida non può poi invocare la tutela della legge. In questi contesti, infatti, manca il requisito della necessità della difesa, poiché il soggetto ha contribuito a creare la situazione di rischio. Anche la legittima difesa putativa (situazione in cui si crede erroneamente di essere in pericolo) richiede un errore scusabile e non può basarsi su un semplice timore soggettivo non supportato da elementi oggettivi.

Le motivazioni della sentenza sulla legittima difesa

I giudici della Suprema Corte hanno basato la loro decisione sul comportamento attivo e aggressivo tenuto dai ricorrenti. La sentenza sottolinea come i due imputati abbiano accettato volontariamente la situazione di pericolo. Invece di subire un’aggressione improvvisa, essi si sono contrapposti al loro contendente con un atteggiamento palesemente violento. Questa condotta esclude in radice la sussistenza di qualsiasi forma di legittima difesa, sia reale che putativa. Non si può parlare nemmeno di eccesso colposo, poiché questo presuppone una situazione di difesa legittima iniziale, che in questo caso non è mai esistita. La Corte ha quindi ritenuto i ricorsi manifestamente infondati.

Le conclusioni sul caso della legittima difesa

La decisione della Cassazione riafferma un principio fondamentale: la giustizia non tollera l’autotutela violenta quando questa nasce da una scelta deliberata di scontrarsi. Chi accetta il duello o risponde alla provocazione con pari o maggiore violenza non può sperare in uno sconto di pena o nell’impunità. Il ricorso dei due condannati è stato dichiarato inammissibile (impossibile da accogliere per difetto dei requisiti di legge). Questo esito comporta la conferma definitiva delle condanne a oltre cinque anni di reclusione, oltre all’obbligo di pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria di tremila euro alla cassa delle ammende.

Si può invocare la legittima difesa se si accetta una sfida fisica?
No, chi accetta volontariamente uno scontro o una sfida non può invocare la legittima difesa poiché manca il requisito della necessità involontaria di difendersi.

Che cos’è l’eccesso colposo nella legittima difesa?
Si verifica quando esiste un diritto a difendersi, ma si superano per errore o negligenza i limiti della reazione proporzionata e necessaria consentita dalla legge.

Cosa succede se si crede erroneamente di essere in pericolo?
Si parla di legittima difesa putativa, ma per essere riconosciuta deve basarsi su elementi oggettivi e concreti che giustifichino l’errore del soggetto.

Termini giuridici

Legittima difesa
Causa di giustificazione che esclude la punibilità di chi compie un fatto di reato per la necessità di difendere un diritto proprio o altrui.
Legittima difesa putativa
Situazione in cui il soggetto agisce nella convinzione errata, ma scusabile, che sussista una situazione di pericolo reale.
Eccesso colposo
Superamento involontario dei limiti della reazione difensiva consentita dalla legge, dovuto a errore o valutazione errata.
Scriminante
Circostanza prevista dalla legge che rende lecito un comportamento che altrimenti costituirebbe reato.
Inammissibilità
Provvedimento con cui il giudice rifiuta di esaminare il ricorso per la mancanza dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)