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Istigazione alla corruzione: quando l’offerta è reato

La Corte di Cassazione, con la sentenza 47777/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per resistenza e istigazione alla corruzione. La Corte ha stabilito che l’offerta di una somma di denaro, anche se modesta, a un pubblico ufficiale è sufficiente a configurare il reato se l’offerta è seria e idonea a turbare psicologicamente il funzionario, indipendentemente dallo stato di alterazione dell’offerente o dal fatto che l’offerta preceda di poco l’arresto formale.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Istigazione alla Corruzione: L’Offerta di Denaro è Reato Anche se Modesta?

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 47777/2023 offre importanti chiarimenti sul delitto di istigazione alla corruzione. Il caso analizzato riguarda un cittadino che, dopo aver minacciato due carabinieri durante un controllo, ha offerto loro del denaro per evitare le conseguenze legali. La Suprema Corte ha confermato la condanna, stabilendo principi chiari sulla serietà dell’offerta e l’irrilevanza di certi stati soggettivi dell’imputato. Vediamo nel dettaglio la vicenda e le conclusioni dei giudici.

I Fatti del Caso: Dal Controllo Stradale all’Offerta Illecita

La vicenda giudiziaria ha origine da un controllo stradale. Un uomo, fermato dalle forze dell’ordine, reagisce minacciando i due carabinieri presenti. Successivamente, nel tentativo di evitare le conseguenze del suo comportamento, offre loro una somma di denaro affinché omettano di procedere con gli atti d’ufficio dovuti. Questo comportamento lo porta a essere condannato in primo grado e in appello per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e istigazione alla corruzione.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

L’imputato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, basandosi su due argomentazioni principali:

1. Inconfigurabilità del reato: La difesa ha sostenuto che la condotta non costituisse una vera e propria istigazione alla corruzione. Secondo questa tesi, l’offerta non era idonea a indurre i pubblici ufficiali a violare i loro doveri. I motivi addotti erano: lo stato di alterazione psico-fisica dell’uomo, il fatto che l’offerta fosse avvenuta quando era già di fatto in stato di arresto e, infine, la modesta entità della somma offerta (trecento euro). La difesa ha quindi invocato la figura del cosiddetto ‘reato impossibile’.
2. Vizio procedurale: È stata lamentata l’omessa motivazione da parte della Corte d’Appello sul diniego di acquisire il verbale dell’interrogatorio reso dall’imputato durante l’udienza di convalida dell’arresto.

L’Analisi della Corte sull’Istigazione alla Corruzione

La Suprema Corte ha respinto entrambe le argomentazioni, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito in modo inequivocabile i criteri per valutare la sussistenza del reato di istigazione alla corruzione.

La Serietà dell’Offerta

Contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, la Corte ha ritenuto l’offerta di trecento euro tutt’altro che irrisoria. La serietà della proposta, secondo i giudici, non si valuta solo sull’importo, ma anche sul contesto. In questo caso, l’offerta era stata reiterata con un progressivo aumento della somma e fatta in un luogo appartato (un ospedale, dove l’uomo era stato portato per accertamenti), senza testimoni. Queste modalità sono state considerate idonee a ‘turbare psicologicamente il pubblico ufficiale’, conferendo all’offerta l’adeguata serietà richiesta dalla norma penale.

Il Momento dell’Offerta e lo Stato di Alterazione

La Corte ha smontato anche gli altri due pilastri della difesa. In primo luogo, ha precisato che l’offerta di denaro è avvenuta prima che l’uomo fosse formalmente dichiarato in arresto. Anzi, è stato proprio a seguito di questo comportamento corruttivo che si è proceduto con l’arresto. L’offerta, quindi, non era un tentativo inutile, ma la causa scatenante delle ulteriori conseguenze legali.

In secondo luogo, richiamando l’art. 90 del codice penale, i giudici hanno ribadito che l’asserito stato di alterazione psico-fisica non ha alcuna rilevanza, a meno che non si dimostri che abbia inciso sulla capacità di intendere e di volere, circostanza mai neppure ipotizzata dalla difesa.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su un’interpretazione rigorosa della legge e della giurisprudenza consolidata. Per il reato di istigazione alla corruzione, non è necessario che l’offerta venga accettata né che sia di importo elevato. Ciò che rileva è la sua idoneità a rappresentare una seria tentazione per il pubblico ufficiale, valutata in base alle circostanze concrete. La Corte d’Appello aveva correttamente evidenziato come la reiterazione, l’aumento progressivo dell’importo e le modalità appartate dell’offerta dimostrassero una chiara e seria volontà corruttiva. Riguardo al secondo motivo di ricorso, la Corte ha ricordato che la rinnovazione dell’istruttoria in appello è una facoltà discrezionale del giudice, non un obbligo, e il ricorrente non aveva spiegato perché l’acquisizione del verbale sarebbe stata decisiva per un esito diverso del processo.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce un principio fondamentale: qualsiasi offerta o promessa non simbolica, fatta con serietà e con modalità concrete per indurre un pubblico ufficiale a mancare ai propri doveri, integra il reato di istigazione alla corruzione. Lo stato di alterazione dell’autore o l’entità economica dell’offerta non sono, di per sé, elementi sufficienti a escludere la punibilità, se la condotta è oggettivamente capace di minare l’integrità della pubblica funzione. La decisione della Corte, dichiarando inammissibile il ricorso, ha quindi confermato la condanna e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Un’offerta di denaro di modesta entità può configurare il reato di istigazione alla corruzione?
Sì. Secondo la sentenza, anche un’offerta di trecento euro può essere sufficiente se è connotata da adeguata serietà, valutata in base alle circostanze concrete come la reiterazione della proposta e le modalità con cui viene effettuata.

Se l’offerta di denaro avviene quando una persona è di fatto già sotto il controllo delle forze dell’ordine, il reato è escluso?
No. La Corte ha chiarito che l’offerta è avvenuta prima della formale dichiarazione di arresto, e che proprio tale comportamento corruttivo ha condotto all’arresto stesso. Pertanto, il reato sussiste pienamente.

Uno stato di alterazione psico-fisica può escludere la responsabilità per il reato di istigazione alla corruzione?
No, a meno che non si dimostri che tale stato abbia compromesso la capacità di intendere e di volere dell’imputato. La sentenza specifica che un generico stato di alterazione non ha rilevanza ai fini della punibilità del reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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