Isolamento Notturno per l’Ergastolano: La Cassazione Conferma che non è un Diritto
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 9771 del 2024, è tornata a pronunciarsi su una questione delicata riguardante l’esecuzione della pena dell’ergastolo: l’isolamento notturno. Un detenuto condannato al carcere a vita ha sollevato la questione, ritenendo tale misura un’illegittima sanzione aggiuntiva. La risposta della Suprema Corte è stata netta, dichiarando il ricorso inammissibile e consolidando un principio fondamentale in materia di ordinamento penitenziario.
I Fatti del Ricorso
Il caso trae origine dal ricorso di un uomo, nato a Catania nel 1971, avverso un’ordinanza della Corte di Appello di Catania. Il ricorrente, condannato alla pena dell’ergastolo, lamentava la condizione di isolamento durante le ore notturne, sostenendo che tale modalità esecutiva rappresentasse un inasprimento sanzionatorio non previsto e, di conseguenza, ledesse un suo diritto.
La Decisione della Corte: l’Isolamento Notturno non è un Diritto Soggettivo
La Settima Sezione Penale della Cassazione ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, senza nemmeno entrare nel merito della questione. La decisione si allinea perfettamente con la giurisprudenza di legittimità costante e consolidata. I giudici hanno stabilito che l’isolamento notturno non può essere considerato oggetto di un diritto soggettivo giuridicamente azionabile dal detenuto. In altre parole, il condannato non ha il diritto di pretendere di essere alloggiato in una cella con altri detenuti durante la notte.
Le Motivazioni
La Corte ha basato la sua decisione su argomentazioni precise, chiarendo la natura di questa misura e l’evoluzione normativa in materia.
Una Modalità Esecutiva, non una Sanzione
Il punto centrale della motivazione è la distinzione tra un inasprimento sanzionatorio e una modalità di esecuzione della pena. L’isolamento notturno non è una sanzione vera e propria, come può essere l’isolamento diurno per motivi disciplinari, ma rientra nelle modalità con cui la pena dell’ergastolo viene eseguita. La normativa che originariamente prevedeva questa specifica condizione è stata, secondo la Corte, implicitamente abrogata dalle successive disposizioni dell’ordinamento penitenziario. Queste ultime stabiliscono che i locali per il pernottamento consistono in camere dotate di uno o più posti, lasciando quindi un margine di discrezionalità all’amministrazione penitenziaria.
Il Valore delle Regole Europee
Il ricorrente faceva leva anche sulle “Regole minime per il trattamento dei detenuti”, una raccomandazione europea del 1987 che indica, in linea di principio, l’alloggiamento notturno in camere individuali. La Cassazione ha però sottolineato che tale raccomandazione non ha carattere cogente, ovvero non è una norma vincolante. Può essere derogata, in particolare, per far fronte a difficoltà strutturali e organizzative degli istituti penitenziari. Questa flessibilità è cruciale per bilanciare il principio della individualizzazione del trattamento con le concrete esigenze gestionali delle carceri.
Conclusioni
L’ordinanza in esame riafferma con forza un principio consolidato: la gestione degli spazi detentivi notturni rientra nella discrezionalità dell’amministrazione penitenziaria, che deve operare nel rispetto della normativa vigente. Il detenuto, anche se condannato all’ergastolo, non può vantare un diritto soggettivo a essere collocato in una cella comune durante la notte. La Corte di Cassazione, respingendo la richiesta di una diversa interpretazione, ha scelto di dare continuità al proprio indirizzo ermeneutico, confermando che l’isolamento notturno non è un’autonoma sanzione, ma una delle possibili modalità di esecuzione della pena. La condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende suggella la manifesta infondatezza delle sue pretese.
Un detenuto condannato all’ergastolo ha diritto a non essere posto in isolamento notturno?
No. Secondo la Corte di Cassazione, l’isolamento notturno non è un diritto soggettivo che il detenuto può far valere in giudizio. Si tratta di una modalità di esecuzione della pena e non di una sanzione autonoma.
Le regole europee che raccomandano celle individuali per la notte sono obbligatorie?
No. La Corte chiarisce che la raccomandazione europea che suggerisce l’alloggio notturno in camere individuali è un principio guida ma non ha carattere cogente, cioè non è vincolante. Può essere derogata in presenza di difficoltà strutturali o organizzative dell’istituto penitenziario.
Perché il ricorso del detenuto è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto manifestamente infondato. Il ricorrente non ha fatto altro che sollecitare una diversa interpretazione di un quadro normativo su cui la giurisprudenza della Cassazione è già consolidata e costante nel negare l’esistenza di un diritto a non essere posti in isolamento notturno.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 9771 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 9771 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 22/02/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME nato a CATANIA il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 14/06/2023 della CORTE APPELLO di CATANIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Visti gli atti.
Esaminati il ricorso e la ordinanza impugnata.
Rilevato che il ricorso di NOME COGNOME è manifestamente infondato;
Considerato, infatti, rilevato che la giurisprudenza di legittimità è costante ritenere che l’isolamento notturno del condannato all’ergastolo, che rappres un inasprimento sanzionatorio e non una sanzione vera e propria come quello diurno, non può considerarsi oggetto di urli diritto soggettivo giuridicam azionabile dall’interessato, in quanto la previsione di tale modalità esecutiva pena é stata implicitamente abrogata dalla disposizione di ordinament penitenziario che stabilisce che i locali destinati al pernottarnento dei d consistono in camere dotate di uno o più posti, e che, pertanto, la disposizion punto 8 della Seconda parte delle “Regole minime per il trattamento dei detenut di cui alla Raccomandazione del Comitato dei Ministri della Comunità Europea del 12 febbraio 1987, per la quale i detenuti devono in linea di principio es alloggiati durante la notte in camere individuali, non ha carattere cogente, essere derogata anche a causa di difficoltà strutturali ed organizzative (in q senso, cfr., tra le altre, (Sez. 1, n. 21309 del 21/10/2016, dep. 2017, Raucc 270579 – 01; Sez. 1, n. 20142 del 25/02/2011, COGNOME, Rv. 250235 – 01; Sez. 1, n. 50005 del 01/12/2009, COGNOME, Rv. 245978 – 01);
Rilevato che il ricorrente sollecita una diversa interpretazione del quad normativo, cui il Collegio reputa di non accedere, dovendosi darsi continuit consolidato e condiviso indirizzo ermeneutico sopra menzionato;
Ritenuto, pertanto, che deve essere dichiarata l’inammissibilità del ricors con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e in mancanza di elementi atti a escludere la colpa nella determinazione della ca di inammissibilità, al versamento della somma di tremila euro in favore della Cas delle ammende;
P.Q.m.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle sp processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, il 22 febbraio 2024.